Ma mère

Un film di Christophe Honoré. Con Louis Garrel, Isabelle Huppert, Emma De Caunes, Joana Preiss, Jean-Baptiste Montagut.
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Drammatico, durata 110 min. - Francia 2004. MYMONETRO Ma mère * 1/2 - - - valutazione media: 1,67 su 10 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
Consigliato assolutamente no!
1,67/5
MYMONETRO®
Indice di gradimento medio del film tra pubblico, critica e dizionari + rapporto incassi/sale (n.d.)
 dizionari * - - - -
 critican.d.
 pubblico * * - - -
Louis Garrel
Louis Garrel (36 anni) 14 Giugno 1983 Interpreta Pierre
Isabelle Huppert
Isabelle Huppert (66 anni) 16 Marzo 1953 Interpreta Helene
Emma De Caunes
Emma De Caunes (43 anni) 9 Settembre 1976 Interpreta Hansi
Joana Preiss Jean-Baptiste Montagut
Jean-Baptiste Montagut   Interpreta Loulou
Philippe Duclos
Philippe Duclos   Interpreta Il padre
Dal romanzo incompiuto di Georges Bataille, un film che affronta l'incesto e la perversione sessuale, tema che ne ha decretato l'esclusione da Cannes all'ultimo minuto. Isabelle Huppert in un ruolo fortemente disturbante.
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primo piano
Un film che vorrebbe essere trasgressivo, senza giustificazioni, perché a volte i pensieri non sono immediatamente traducibili in immagini
Mattia Nicoletti     * - - - -
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TROVASTREAMING
Locandina Ma mère

Questo film considerato scandaloso, e rifiutato dal Festival di Cannes (ma accettato da Taormina), ripercorre una morbosa vicenda edipica irrisolta. La storia, ispirata da un romanzo di Georges Bataille, ha come oggetto un amore di un figlio per la madre, che, insoddisfatta del sentimento di adorazione che lui ha per lei, gli rivela la sua vera e terribile natura e lo porta per mano nella perdizione della propria vita.
Il regista Cristophe Honorè ha dichiarato di essersi ispirato a Sofocle e di unire realtà e finzione per alleggerire i contenuti che sono duri ed espliciti, molto più di quanto risultino sulle pagine scritte da Bataille. Il film è invece un inno alla bravura di Isabelle Huppert, immedesimata nella figura estrema della madre, prova d'attore senza confini e senza rete, ma la scena è solo una sua prerogativa. Ma mere delude infatti per non riuscire a esprimere quello che lo scrittore aveva in mente, per la lentezza e per l'estremo osare del regista che vuole rappresentare gli eventi nudi e crudi senza porsi troppe domande. Un film che vorrebbe essere trasgressivo, senza giustificazioni, perché alcune volte i pensieri non sono immediatamente traducibili nelle immagini.

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di Valerio Caprara Il Mattino

Ne uccide più Georges Bataille di guerre, carestie e aids. Deve essere un'attrazione irresistibile quella che spinge giovani autori innamorati di se stessi a osare l'«inosabile» trasponendo gli scritti del romanziere, saggista e poeta francese (1897-1962) considerato il nume tutelare della dissacrazione erotica: una specie di cupio dissolvi che si traduce quasi sempre in tracolli artistici totali. L'opera seconda di Christophe Honoré riesce nell'impresa di battere la concorrenza e insediarsi in cima alla lista, grazie a una serie ininterrotta di incapacità narrative, goffaggini voyeuristiche e scivolate nel kitsch che avvolgono lo schermo come in un sudario. »

di Emiliano Morreale Film TV

Il film scandalo rifiutato da Cannes e passato a Taormina è una sonora bufala. Adattando un romanzo incompiuto di Bataille, I’esordiente Christophe Honoré ha assunto uno stile pensoso, da cinema internazionale d’essai, riscattando con uno stile compito e “dogmeggiante” i temi pruriginosi in una ansia di nobilitazione un po’ ridicola. Pierre (Garnel) arriva in un’isola spagnola dopo la morte dei nonni a cui era stato affidato. Lì, dopo la notizia che anche il padre è morto, comincia un rapporto vagamente incestuoso con la madre (Huppert), che Io fa istruire ai sesso da sue amiche disinibite. »

di Sandro Rezoagli Ciak

Bocciato da Cannes, cui ambiva, ma accolto da un festival di Taormina goloso di scandali, esce in contemporanea in tutta Europa Ma mère, secondo film del trentacinquenne Christophe Honoré. A Taormina è stato giustiziato dai fischi e ribattezzato immediatamente “Ma mer(d)e” o ‚ dai più cinefili, “La maman est la putain“, giochi di parole sicuramente difensivi. Perché il film, tratto dal romanzo incompiuto di Georges Bataffle, è disturbante, a volte intollerabile. Vi si racconta dell’educazione erotica impartita da mamma Isabel Huppert, dissoluta, indecente, disperata, al figlio Louis Garrel, un diciassettenne che si è formato sui libri di Paul Claudel e presto impara ogni tipo di perversione, compreso l’incesto, con tragedia incorporata. »

di Simonetta Robiony La Stampa

Isabelle Huppert ha una stravagante teoria per cui è molto più difficile assistere a film di erotismo perverso che girarne le scene davanti alla macchina da presa. E la spiega con quel suo sguardo ostinato da bambina che non accetta offese. «Noi recitiamo. Siamo attori. Studiamo le scene prima, disponiamo i corpi, ripetiamo le parole del dialogo. Se mi prospettano scene imbarazzanti rifiuto il ruolo. È l’immaginazione dello spettatore che giudica poi il film intollerabile. Se io lo faccio vuoi dire che per me si può fare». »

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