| Anno | 1977 |
| Genere | Commedia |
| Produzione | Italia |
| Durata | 115 minuti |
| Regia di | Dino Risi, Mario Monicelli, Ettore Scola |
| Attori | Vittorio Gassman, Ugo Tognazzi, Alberto Sordi, Ornella Muti, Eros Pagni, Gianfranco Barra Orietta Berti, Luigi Diberti, Yorgo Voyagis, Vittorio Zarfati, Luciano Bonanni, Nerina Montagnani, Simona Patitucci. |
| Tag | Da vedere 1977 |
| MYmonetro | 3,60 su 1 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 10 luglio 2017
Quattordici episodi sui difetti degli italiani anni Settanta. Il film ha ottenuto 1 candidatura a Premi Oscar, In Italia al Box Office I nuovi mostri ha incassato 144 .
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CONSIGLIATO SÌ
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Attraverso quattordici brevi episodi, scorrono altrettante situazioni tra il comico e il tragico in cui emergono i vizi eterni dell'italiano medio, alle prese con la violenza di fine anni Settanta.
A 15 anni di distanza dal capolavoro di Dino Risi, I nuovi mostri risulta accomunato a I mostri solo dal cinismo dei personaggi immortalati, progenie moralmente orrenda dell'italica penisola, esecrabili individui su cui sorridere con una punta di amarezza.
Ma dove il film originale di Risi spesso inseguiva il paradosso nella verosimiglianza, per sottolineare come il vero fosse più assurdo e tragico di ogni ricostruzione, I nuovi mostri preme l'acceleratore verso l'eccesso, senza ricercare la prossimità con il quotidiano dello spettatore. La struttura a episodi prevede un cast più ampio, con attori e regia variabili. Ad affiancare Dino Risi sono altri due maestri della commedia, come Ettore Scola e Mario Monicelli, che aggiungono colori politici e grotteschi alla tavolozza originaria. Sono gli anni di piombo, della violenza del terrorismo e degli opposti estremismi (esemplificati dai simboli ricorrenti, disegnati sui muri di Roma), accostati all'ancien regime, immutabile, che non accenna a cedere il passo. Il cardinale di Gassman o il ricco gagà di Sordi sono esempi di un vecchio sistema capace di adattarsi a ogni vento di tempesta. Ma a perdurare più di ogni passione politica è il mal vezzo italico, che accomuna figli di papà, profittatori, borghesi ipocriti e pavidi padri di famiglia, ancora una volta immortalati implacabilmente da Age e Scarpelli, che intingono nel veleno le proprie penne di sceneggiatori.
Tra i tre registi spicca il più giovane, Ettore Scola. Sono infatti suoi - benché i titoli di coda non rivelino la paternità dei singoli frammenti - i tre episodi più riusciti. Nel celeberrimo Hostaria! un gruppo di ricconi snob si reca in una trattoria per assaporare i rustici sapori di una volta, ignorando quel che avviene in cucina. Negli altri due, Come una regina e Elogio funebre, è Alberto Sordi il mattatore, alle prese con due tipiche macchiette del suo repertorio: il figlio cinico, ingrato e rancoroso, che ricovera a tradimento la madre in un ospizio; e la spalla comica della rivista, che trasforma il funerale del primattore Formichella in un ultimo spettacolo a base di gag colorite e pernacchie. È sulle immagini emblematiche di quest'ultimo, metaforico, funerale, che il film si conclude, quasi a sancire la chiusura di un'epoca, quella della commedia all'italiana, nata con l'avanspettacolo e ormai forse inadeguata a raccontare tempi sempre più insensatamente crudeli.
Alcuni episodi di questo film sono indimenticabili. Prima di tutto per la bravura degli attori. Sordi e Gassman sono impressionanti, per il modo in cui riescono a comunicare le caratteristiche dei personaggi (la gestualità, le posture, l'impostazione della voce e degli accenti). Poi per la storia. Age e Scarpelli: i loro testi sono sempre straordinari, per la capacità di cogliere l'essenza dei contesti [...] Vai alla recensione »