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Capri Hollywood compie 30 anni: quando il cinema fa cultura e dialogo

Il fondatore Pascal Vicedomini racconta il senso profondo del festival e come è cresciuto nel tempo. Una selezione di titoli è in streaming su MYmovies.

martedì 23 dicembre 2025 - Incontri

Alla fine dell’anno, mentre il cinema internazionale entra nella fase più delicata e decisiva del suo percorso verso Golden Globes, BAFTA, SAG Awards, DGA e Oscar, esiste da trent’anni un luogo in cui i film si fermano prima del verdetto. Capri Hollywood non è una soglia rumorosa, ma uno spazio di ascolto: qui il cinema non corre, riflette. Qui le storie non chiedono consenso immediato, ma tempo.

Fondata e prodotta da Pascal Vicedomini, la rassegna è diventata negli anni un punto di riferimento riconosciuto dalle major internazionali, dagli autori e dalla critica, proprio per la sua capacità di trasformare la fine dell’anno in un momento di confronto culturale. Negli ultimi cinque anni, grazie alla collaborazione con MYmovies, questo dialogo si è esteso a un pubblico ancora più ampio e qualificato, raggiungendo una comunità di cinephile attenta, partecipe e internazionale.

In occasione della 30ª edizione, Vicedomini racconta il senso profondo di un Festival che ha scelto di fare del dialogo – tra cinema, pubblico e territori – la propria cifra identitaria.

Pascal, Capri Hollywood compie trent’anni. Che tipo di traguardo è?
È un traguardo che non guardo con nostalgia, ma con responsabilità. Trent’anni significano coerenza, scelte mantenute nel tempo, una visione che ha saputo adattarsi senza snaturarsi. Capri Hollywood è nato con l’idea precisa di creare un luogo autorevole prima dei verdetti, non dopo.

In che modo Capri Hollywood si distingue dagli altri festival?
Qui il cinema non è una corsa contro il tempo. È un incontro. Capri costringe a rallentare, e quando il cinema rallenta diventa più profondo. Le opere vengono ascoltate, non consumate. È questo che le major e gli autori riconoscono, ed è ciò che oggi viene percepito anche dal pubblico più esigente.

Negli ultimi anni il Festival ha ampliato molto il proprio pubblico, anche grazie a MYmovies.
Sì, ed è stato un passaggio fondamentale. La collaborazione con MYmovies [NdR: una selezione di titoli è in streaming su MYmovies] ci ha permesso di dialogare con una comunità di cinephile autentici, persone che non cercano solo l’evento, ma il contenuto. In cinque anni abbiamo raggiunto spettatori più consapevoli, curiosi, capaci di seguire il Festival anche oltre l’isola, creando una relazione continua con il cinema di qualità.

Perché la fine dell’anno resta così centrale per Capri Hollywood?
Perché è il momento più fragile e più vero per un film. Le opere sono già nate, ma non sono ancora consacrate. È una terra di mezzo, e Capri Hollywood vive esattamente lì: tra attesa e destino. Grazie anche alla dimensione digitale e alla partnership con MYmovies, questo momento sospeso oggi può essere condiviso con un pubblico molto più ampio.

Il trentennale ha come tema “Il Cinema per la Pace e il Dialogo”.
Non è uno slogan, è una presa di posizione. Il cinema oggi ha una responsabilità enorme: può alimentare divisioni o aprire spazi di comprensione. Noi abbiamo scelto la seconda strada, anche attraverso simposi e momenti di riflessione che accompagnano le proiezioni e coinvolgono non solo gli addetti ai lavori, ma anche il pubblico.

Quanto conta il sostegno delle istituzioni in questo percorso?
Conta moltissimo. Capri Hollywood è promosso dall’Istituto Capri nel Mondo, con il sostegno del Ministero della Cultura – Direzione Generale Cinema e Audiovisivo e della Regione Campania. In questo cammino, Intesa Sanpaolo è stata una presenza costante e insostituibile, capace di credere nel valore culturale del progetto con continuità e visione. Senza dimenticare Givova, la Croce Rossa Italiana, il Nuovo IMAIE, i Musei di Capri e Caremar.

Il Festival vive anche grazie al rapporto con il territorio.
Assolutamente. Voglio ringraziare il Sindaco di Anacapri Franco Cerrotta, il Sindaco di Capri Paolo Falco e l’Assessore Salvatore Ciuccio, che hanno sempre sostenuto il Festival con sensibilità e intelligenza. E un ringraziamento speciale va ad Anna Maria Boniello, che è al nostro fianco da sempre, con affetto autentico e partecipazione concreta.

Il programma del trentennale è particolarmente significativo.
Sì, con 210 proiezioni gratuite, anteprime, premi, mostre e simposi. L’apertura con la Banda della Gendarmeria Vaticana e Andrea Morricone è un gesto simbolico forte: musica, memoria e cinema che dialogano.

E il cinema resta il cuore di tutto.
Sempre. L’apertura con 260 Days di Jakov Sedlar, con Tim Roth, Armand Assante e Ángela Molina, racconta bene la nostra idea di cinema: storie che interrogano, che lasciano un segno, che chiedono attenzione.

Dopo trent’anni, cosa vuoi proteggere di più di Capri Hollywood?
La sua libertà. Capri Hollywood deve continuare a essere uno spazio dove il cinema può esistere senza essere schiacciato dal rumore, ma capace di parlare a un pubblico sempre più ampio e consapevole. Finché riusciremo a mantenere questo equilibrio, il Festival avrà un senso. E continuerà a far dialogare il mondo attraverso le storie.


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