Repubblica e MYmovies, in collaborazione con Wanted, presentano in streaming un film delicato che racconta gli ultimi mesi dello scrittore boemo come un'ode alla vita e alla forza dell'amore. Da vedere insieme su MYmovies ONE dalle 20:00 a mezzanotte. PRENOTA GRATIS UN POSTO »
di Alberto Libera
L’amore secondo Kafka è uno di quei film che sembrano arrivare in sordina, ma che lentamente s’insinuano nella memoria, lasciando dietro di sé un’impressione di verità.
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Diretto da Judith Kaufmann e Georg Maas e tratto dal romanzo di Michael Kumpfmüller "La meraviglia della vita", il film rilegge gli ultimi mesi di Franz Kafka non come l’epilogo di un destino malato, ma come un’imprevista apertura verso la vita.
È un racconto di fragilità e di grazia, che disinnesca ogni retorica del genio tormentato per restituire, attraverso la materia stessa del cinema, la dolcezza e la vulnerabilità di un uomo finalmente disposto ad amare.
Siamo nel 1923. Kafka (Sabin Tambrea), già consumato dalla tubercolosi, incontra su una spiaggia del Baltico Dora Diamant (Henriette Confurius), una giovane ebrea dal temperamento fiero e luminoso. Il loro incontro, appena un gesto, si trasforma presto in un piccolo miracolo: un tempo sospeso, ritagliato ai margini della storia, in cui l’amore diventa la forma più pura di resistenza.
Quando Kafka si trasferisce a Berlino per vivere con lei, la città – già in disfacimento, attraversata da un presentimento di rovina – diventa il controcampo ideale della loro intimità: un luogo in cui la morte si fa trasparente e la vita, proprio per questo, acquista un’urgenza nuova.
La regia di Kaufmann e Maas è discreta, quasi timorosa di violare ciò che riprende. La macchina da presa osserva più che raccontare, coglie i silenzi, gli sguardi trattenuti, le pause in cui l’amore prende forma senza proclami. La luce – sempre mobile, incerta, come filtrata da una nebbia interiore – costruisce un tempo che non è più storico ma emotivo, fatto di sfumature, di gesti minimi, di dissolvenze che somigliano a respiri. In questo senso, il film appartiene a quella rara categoria di opere che preferiscono il pudore alla dichiarazione, l’ellissi alla spiegazione, la verità del sentimento alla sua rappresentazione.
In un tempo che tende a monumentalizzare i miti per renderli inoffensivi, il film di Kaufmann e Maas compie il gesto opposto: restituisce Kafka alla sua umanità quotidiana.
Tambrea e Confurius offrono interpretazioni di una naturalezza disarmante, libere da ogni compiacimento letterario, e la loro relazione vive di un’intensità sottile, fatta di esitazioni, sorrisi brevi, di quella grazia imperfetta che è propria del vero.
Alla fine, si può dire che L’amore secondo Kafka è un film sul respiro: il respiro che manca e quello che resta, quello che si condivide e quello che si perde.
Un’opera che non celebra la morte né la sfida, ma la fragile, ostinata volontà di vivere finché si può.
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