Come ha scritto il giornalista francese Tristan Brossat, «il cinema francese non ha aspettato la fine degli anni ’60 per mettere in discussione la rappresentazione della coppia tradizionale e raccontare i triangoli amorosi». In effetti, l’aveva fatto già da tempo, da classici come Amanti perduti (1945) di Marcel Carné e I diabolici (1955) di Henri-Georges Clouzot e poi ai tempi della Nouvelle Vague, con il capolavoro Jules et Jim (1962) di François Truffaut.
Nel ’68 e dintorni, poi, le cose erano cambiate ulteriorment: nel ’67 Due o tre cose che so di lei Godard aveva raccontato di una madre di famiglia che si prostituisce per interesse e noia e nel ’73 Jean Eustache aveva messo a nudo la fragilità del maschio nel suo La maman et la putain.
Tra i film «scandalo» di quella stagione c’è anche un altro titolo per molto tempo dimenticato e oggi riscoperto: Perché no? (Pourquoi pas!, 1977) di Coline Serreau, storia di un triangolo che oggi definiremmo “poliamore”. Siamo nella banlieu di Parigi, in una grande casa dove vivono due uomini e una donna: Fernand, che si occupa della gestione pratica della casa; Louis che compone e suona musica; Alexa, che con il suo lavoro mantiene gli altri. Emotivamente e sessualmente, i protagonisti si sostengano a vicenda: Fernand deve accettare la separazione dai figli voluta dall’ex moglie, Louis si è da poco liberato dalla relazione con la madre, Alexa è reduce dalla delusione del precedente matrimonio…