La sua capacità di affrontare in modo brillante e umorale delle tematiche scabrose e originali, Caye Casas l’aveva già ampiamente mostrata qualche anno fa nel sarcastico e divertente (e a tratti anche sorprendente) Matar a Dios, diretto in coppia con Albert Pintó.
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L’arte della commedia macabra è difficile perché in genere si regge su un equilibrio sottilissimo presentando situazioni tragiche e cercando di trarne spunto non solo per dell’umorismo nero, ma anche per far riflettere sulla vita e sui suoi problemi.
Casas, questa volta in solitaria, si ripresenta con La mesita del comedor dimostrando di non aver perso nulla della sua vivacità realizzativa. Se Matar a Dios aveva sottolineature fantastiche e horror pur in un’atmosfera di costante dubbio, questo nuovo film è fortemente radicato in una realtà che però si trasfigura ben presto in un incubo, mettendo praticamente subito in scena il peggio che possa capitare a un genitore.

