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domenica 1 settembre 2024 - Focus

Coppia aperta quasi spalancata, un viaggio nelle relazioni amorose tra commedia teatrale, documentario e meta finzione

Tratto dall’omonimo spettacolo di Franca Rame e Dario Fo, un film sul desiderio di felicità. Dal 29 agosto al cinema.
di Simone Granata

Chiara Francini (46 anni) 20 dicembre 1979, Firenze (Italia). Interpreta Se stesso nel film di Federica Di Giacomo Coppia aperta quasi spalancata.

Scritta da Franca Rame con la collaborazione di Dario Fo nel 1982, la commedia teatrale Coppia aperta quasi spalancata ha avuto grande successo in Italia e all’estero, esplorando in maniera brillante le dinamiche di una coppia in crisi: Antonia soffre per l’infedeltà del marito fedifrago il quale, per giustificare le proprie avventure extraconiugali, vuole convincerla dei benefici e della necessità di una coppia aperta. Lei all’inizio è riluttante, la prende male, ma poi riuscirà a cogliere quell’occasione per intraprendere un percorso di crescita personale e di emancipazione. Aprendosi a nuove relazioni, acquisirà maggiore indipendenza e consapevolezza di sé, minando così le certezze del marito (che si scoprirà a sua volta geloso) e facendo emergere tutte le disparità di genere e le contraddizioni insite nella sua concezione del rapporto di coppia.

Da anni Chiara Francini porta in scena questa pièce teatrale, cucendola addosso alla cifra comica e all’estro vivace che la contraddistinguono come attrice-autrice. E a partire da questa esperienza ha maturato la voglia di scrivere e interpretare un adattamento — o, per meglio dire, un ampliamento — cinematografico, con la regia di Federica Di Giacomo.

Uno strano ibrido tra documentario e meta-finzione che si propone di scendere dal palco per confrontarsi direttamente col mondo esterno e con nuove forme di relazione amorosa, osservandole da vicino e al tempo stesso interrogandosi sulla propria interiorità.

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In foto una scena del film Coppia aperta quasi spalancata.

In particolare, si intrecciano le linee di due triangoli: il primo ha come vertici la protagonista Francini (nel duplice ruolo di sé stessa e del personaggio di Antonia), il suo partner teatrale nella commedia Alessandro Federico, e il compagno nella vita Fredrik Lundqvist; il secondo triangolo è invece quello inscrivibile nella cosiddetta polecola, la famiglia poliamorosa dove una donna e due uomini vivono serenamente il loro ménage à trois a Ladispoli, con figlia ragazzina al seguito.

Nel calderone esplosivo di discorsi, riflessioni, e schermaglie sui sentimenti, sull’evoluzione della coppia, sulla gelosia e i tradimenti, sulla famiglia e il gap generazionale, si mescolano alto e basso, tra citazioni e battute («Oggi in due non si possono crescere figli, bisogna essere almeno in cinque genitori», oppure «La donna qui ha come modello la Madonna, che è la perfezione, ha partorito restando vergine», lo diceva pure Laura Dern nel suo monologo rimasto impresso in Storia di un matrimonio).

Ma si fa apprezzare soprattutto la sincerità dell’operazione, che non vuole addolcire i caratteri in gioco né le prese di posizione. Chiara Francini non si preoccupa di risultare per forza simpatica, anzi lascia che i propri spigoli affiorino nei dialoghi puntuti con Alessandro, Fredrik, i genitori, così come anche negli incontri con un gruppo di persone che si riconoscono in una visione differente dell’amore e dei rapporti uomo-donna.

In foto una scena del film Coppia aperta quasi spalancata.

Francini non ha timore di apparire persino reazionaria, mentre ironizza sull’eccesso ideologico o sull’ossessione del patriarcato che secondo lei permeano le sue interlocutrici. Del resto, il conflitto, su tutti i livelli, è la chiave per progredire mettendosi in discussione. E in fondo il film è anche un modo per attualizzare ulteriormente il testo teatrale, seguendo il suggerimento di alcuni spettatori più critici all’uscita dallo spettacolo.

L’esito dell’esperimento cinematografico è volutamente sconclusionato ma anche spiazzante, non mira a risposte definitive ma alle domande più stimolanti, lasciandoci il dubbio se i meta-partner siano una risorsa vitale per rinsaldare il sentimento amoroso o più semplicemente solo dei partner a metà.

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