Con l'introduzione dei media digitali, le possibilità di citazione, appropriazione e remix dell'immagine cinematografica si sono moltiplicate. Nella loro forma digitale, ubiqua e dematerializzata, le immagini dei film si rivelano estremamente "duttili". Remix, mash-up, GIF animate testimoniano non solo la facilità con cui ci si può appropriare oggi dell'immagine cinematografica, ma anche la forza espressiva e comunicativa che essa continua ad avere in queste nuove forme. Anche lo studio, la riflessione critica e la pratica dell'analisi del film si avvalgono in modo sempre più efficace dei nuovi strumenti digitali.
A partire dalla seconda metà degli anni Duemila si sono diffusi in rete i cosiddetti video essay, lavori che rimontano e remixano le immagini cinematografiche per interrogarne il significato. Una pratica di lettura e analisi del cinema attraverso il cinema, resa oggi accessibile a tutti attraverso i vari software di montaggio digitale. Si tratta di esperienze che guardano al passato (al found footage sperimentale, al film-saggio, alla tradizione del documentario sul cinema) e che si contaminano con le pratiche ludiche e ibride del presente (mash-up, re-cuttrailer, supercut). Stiamo insomma imparando a fare con le immagini quello che abbiamo sempre fatto con le parole, come dimostrano le riflessioni in forma audiovisiva di studiosi e critici come Catherine Grant, Kevin B. Lee, Matt Zoller Seitz, kogonada, Adrian Martin e Cristina Álvarez López, solo per citarne alcuni.
