C'era una volta in Anatolia

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Un film di Nuri Bilge Ceylan. Con Yilmaz Erdogan, Taner Birsel, Ahmet Mümtaz Taylan, Muhammet Uzuner, Firat Tanis Titolo originale Bir zamanlar Anadolu'da. Drammatico, durata 150 min. - Turchia 2011. - Parthenos uscita venerdì 15 giugno 2012. MYMONETRO C'era una volta in Anatolia * * * 1/2 - valutazione media: 3,58 su 44 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
   
   
   
gianleo67 domenica 6 ottobre 2013
il dolente umanesimo del cinema turco Valutazione 3 stelle su cinque
100%
No
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In una ventosa notte autunnale, sotto un cielo che minaccia tempesta, i fari accesi di tre auto della polizia setacciano i campi di una località dell'Anatolia alla ricerca di un abbeveratoio nei cui pressi sarebbe stato seppellito il corpo di un uomo che i due rei confessi dichiarano di aver ucciso poche ore prima. Il comandante della locale stazione di polizia,il procuratore ed un medico legale risolvono il caso solo all'alba, quando si profila il senso di una vicenda umana triste e dolorosa che in qualche modo incrocia le loro fallimenentari esperienze personali e familiari.
Immersi nell'estenuante e incessante sibilio del vento che spazza le colline di una sperduta landa rurale e abbacinati dal vivido realismo di una stupefacente fotografia (del misconosciuto Gökhan Tiryaki) il pluripremiato regista Nuri Bilge Ceylan, costruisce con paziente indulgenza una sorta di giallo psicologico che prende le mosse dallo squallore di un banale fattaccio di cronaca nera per trasformarsi ben presto in una sorta di psicodramma collettivo dove, nel baluginante chiaroscuro di una notte da lupi, emergono le tensioni e le dolorose vicende di personaggi alle prese con la indicibile complessità della propria esperienza umana, una lucida e straziata ricognizione nei destini personali di uomini cui tocca in sorte la responsabilità di giudicare altri uomini oltre i limiti angusti e meschini di un mero dovere burocratico. [+]

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tom87 giovedì 14 marzo 2013
un'amara allegoria dell'attuale turchia Valutazione 4 stelle su cinque
94%
No
6%

Era dai tempi di “Uzak” che non ancora si rivedeva un’opera così potente e rarefatta. Per più di due ore non accade quasi nulla in fatto di trama (le azioni sono sempre le stesse, ripetitive ma emblematiche), ma tanto in fatto di interiorità psicologica dei singoli personaggi. Potremmo dire che la storia di questo anomalo giallo sia stata genialmente presa a pretesto per raccontare ciò che succede nei meandri dell’animo umano; come se la vera indagine dovesse essere quella noir dell’umana natura, dei volti e dei corpi dei personaggi, e non piuttosto dell’oggetto della trama.
Tre auto vagano nel cuore della notte sulle colline dell’Anatolia. [+]

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pensierocivile mercoledì 13 marzo 2013
il protagonismo dell'autore Valutazione 2 stelle su cinque
0%
No
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La storia è di una semplicità naturale, la resa non semplice. Seppure il racconto possa snodarsi con la giusta leggerezza e il giusto rispetto per la narrazione Nuri Bilge Ceylan sceglie di mettere davanti a tutto l'autorialità, la colta presenza dell'intellettuale, stroncando ogni possibile respiro. Chiacchiere, dialoghi infiniti, metafore assortite, lentezza riflessiva: tutto l'armamentario dell' autore che marca la sua presenza. A volte insopportabile, a volte feroce come nel rimprovero "così non entriamo in Europa", o nel dover disporre il cadavere nel bagagliaio dell'auto; a volte discepolo della poesia, negli occhi del dottore che vede il ragazzino giocare a calcio. [+]

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stefanoadm martedì 22 gennaio 2013
l'insostenibile lentezza di ceylan Valutazione 2 stelle su cinque
56%
No
44%

Bastano alcune straordinarie sequenze a giustificare tutto ciò? Bastano i bagliori rurali di un fuoco notturno, i paesaggi fascinosi di una campagna che non ti aspetti, le chiacchiere che costruiscono storie "per sovrapposizione" o il vagare kafkiane di auto e uomini stanchi a fare di "C'era una volta in Anatolia"  ciò che vorrebbe essere? Semplicemente no. Un film, purtroppo o per fortuna, purtroppo e perfortuna, non è un romanzo.

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filippo catani martedì 14 agosto 2012
tre uomini toccati dal dolore Valutazione 4 stelle su cinque
57%
No
43%

Nella provincia anatolica un gruppo di poliziotti capitanati da un commissario, il procuratore e con l'ausilio del medico legale cercheranno di fare luce su un omicidio. Gli uomini dovranno prima affrontare un lungo viaggio con l'autore del crimine per trovare il cadavere. Sarà questa l'occasione per i tre di soffermarsi sulle sofferenze che provano.
Il film del turco Ceylan è veramente per coloro che amano un certo genere di cinema: ritmo molto lento, grandi silenzi, numerosi paesaggi e grandi riflessioni esistenziali e introspettive. In poche parole non ci troviamo certo davanti a un thriller come siamo abituati solitamente a definirlo in quanto, con l'avanzare della pellicola, il risolvere il caso lascia spazio alle riflessioni di cui si accennava in precedenza. [+]

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gianmarco.diroma domenica 5 agosto 2012
venedik de bir zamanlar Valutazione 1 stelle su cinque
86%
No
14%

Chissà se il traduttore di Google funziona. Once upon a time in Venice. C'era una volta a Venezia. Una condizione di privilegio, quella di vivere a Venezia, che forse non permette di comprendere però il valore di questo film amato da un'orda di critici: perché vivendo a Venezia, una città dove le storie e le leggende sono scritte sui muri, dove la densità di storie e leggende per metro quadrato è decisamente alta (ed è questa forse la principale differenza tra Venezia e l'Anatolia raccontata da Nuri Bilge Ceylan: lì le storie o la storia viaggiano orizzontalmente lungo paesaggi senza fine, come se si avesse a che fare con la stesura (non la maturazione!) dell'impasto di una pizza napoletana per ben 150 minuti, mentre qui, le storie, corrono sui muri, salgono sù per i palazzi e poi scendono giù, lungo le calli e le fondamenta, e se vogliono prendere il largo, c'è bisogno dell'acqua della Laguna e poi di quella del mare, sempre che non si voglia prendere una boccata di "Libertà" attraversando l'omonimo ponte), diventa difficile abituarsi alla lentezza di questo "capolavoro" contemporaneo della cinematografia turca. [+]

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giaspoto sabato 14 luglio 2012
autolesionistico Valutazione 1 stelle su cinque
51%
No
49%

Certi critici cinematografici continuano imperterriti a recitare la propria ammuffita particina degli intellettuali che esaltano i film quanto più sono insopportabili . "C'era una volta in Anatolia" ricorda una frase di Oscar Wilde: "Chi usa cinquanta parole per dire quello che si può dire in cinque è capace di qualsiasi delitto". Nuri Bilge Ceylan ne ha usate cinquemila (due ore e mezza di film) per raccontare un nulla da cineforum anni 60, quando di estrapolavano sguardi e frasi non dette per esaltare il vuoto spinto. Mediocre spaccato di vita turca, dialoghi da film francese di trent'anni fa. Assenza di musica e di montaggio, per aumentare l'effetto-verità e infierire sugli spettatori. Per chi vuole espiare e farsi del male.

[+] e' vero (di gianbond)
[+] fuga dalla sala (di wodkalemon)
[+] noia?!? (di brian77)
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marco michielis lunedì 9 luglio 2012
racconterai ai tuoi figli... Valutazione 4 stelle su cinque
60%
No
40%

Gran premio della giuria al festival di Cannes, "C'era una volta in Anatolia", diretto dal già più volte premiato in Francia Nuri Bilge Ceylan, costituisce un'autentica sorpresa nel panorama cinematografico mondiale. Il regista turco riesce a dare vita adun poliziesco assolutamente impeccabile nello svolgersi della vicenda, ma soprattutto dipinge i suoi protagonisti come figure assai complesse, connotate da una tragedia legata al passato, la quale fa fatica a emergere, e, di fatto, non si mostra mai chiaramente per tutta la durata della pellicola. [+]

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gianbond domenica 8 luglio 2012
una palla turca Valutazione 2 stelle su cinque
56%
No
44%

Come si fa a dare 4 palle/stelle a un film del genere? Riassunto: tre auto della polizia accompagnano nella notte anatolica il killer di un uomo  seppellito in piena campagna. Ora, chi è stato in Turchia sa che se si allontana dalle zone turistiche di notte rischia di perdersi nel nulla, perchè non c'è nemmeno un lampione o un paracarro. Ora nemmeno il nostro killer, che è turco, di notte nella campagna turca riesce a distinguere una mazza nonostante i fari della Polis, la quale si incazza non poco e lo mena inutilmente. Questa inutile ricerca dura 2 terzi del film. Per dare un po' di sostanza a questa logorante attesa (per lo spettatore) vengono inseriti alcuni battibecchi triti, un po' di dialoghi pseudo esistenziali, e una mela che rotola in un rigagnolo che fa molto neorealismo turco. [+]

[+] noia alle quattro stelle (di maria enrichetta)
[+] morta infreddolita nella notte dell'anatolia (di eles )
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angelo umana venerdì 6 luglio 2012
anime stanche Valutazione 4 stelle su cinque
43%
No
57%

  
“Turchia, esterno notte” … Un convoglio di tre veicoli con una decina di uomini procede lungo una strada polverosa e un temporale incombente, che sembra presagire avvenimenti tragici. In varie tappe il convoglio si ferma, ne scendono l’assassino che deve indicare dove è stato sepolto il corpo di un uomo ucciso, la guardia che lo custodisce in manette, il procuratore che gli altri adulano per una vaga somiglianza con Clark Gable, il suo segretario/cancelliere che scriverà il rapporto del sopralluogo, il focoso commissario della “Polis” Nagy definito, dal procuratore, “tanto fumo e poco arrosto”, un pover uomo col figlio malato che vorrebbe cambiar vita, l’assorto e molto umano medico legale, gli autisti, i due aiutanti coi badili che dovrebbero scavare nel punto della sepoltura, il militare pedante in tuta mimetica esperto di chilometri e distanze … ma nella notte il luogo esatto è difficile da ritrovare. [+]

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venerdì 15 giugno 2012
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