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rongiu
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sabato 2 aprile 2011
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canzone per agunes.
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Canzone per Agunes
Chi è Lee Chang-dong e che cos’è Poetry? Il primo è un rhapsoidos, un narratore; il secondo è un dramma “aggressivo, irritante, pungente” insomma, dei peggiori. E’ il frutto della sua narrazione. E non solo. Poetry è anche un articolato intreccio di intimità psichiche reali, tangibili, visibili; ed è proprio quest’ultima \la visibilità/ che tenta di “condizionare” lo spettatore mettendo a dura prova il suo autocontrollo. Ma, il buon narratore conosce i ritmi del pathos, è sapiente nell’uso del dinamismo visivo e del suo naturale “separatore” la balsamica quiete.
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Canzone per Agunes
Chi è Lee Chang-dong e che cos’è Poetry? Il primo è un rhapsoidos, un narratore; il secondo è un dramma “aggressivo, irritante, pungente” insomma, dei peggiori. E’ il frutto della sua narrazione. E non solo. Poetry è anche un articolato intreccio di intimità psichiche reali, tangibili, visibili; ed è proprio quest’ultima \la visibilità/ che tenta di “condizionare” lo spettatore mettendo a dura prova il suo autocontrollo. Ma, il buon narratore conosce i ritmi del pathos, è sapiente nell’uso del dinamismo visivo e del suo naturale “separatore” la balsamica quiete. “Grassetto” e “corsivo” filmico si alternano; l’equilibrio è raggiunto. Anche lo spettatore non è da meno, l’iniziale idiosincrasia è volutamente abbattuta. La curiosità è tanta e questo basta. E la “Poesia”? In che modo il nostro regista ha utilizzato la poesia per insegnarci “a vedere ciò che ci circonda?”; “a saper ricercare la bellezza nella vita quotidiana?”; “a capire che è nel nostro Cuore, la Poesia?”; che il momento “di prendere il volo” è giunto? Mi par di capire, che gli elementi portanti sono essenzialmente due. L’ottima interpretazione del mito coreano Yu Junghee \Mija/ (lontana dal set da moltissimi anni e per niente avvizzita in forma e sostanza) e la sceneggiatura. Entrambi pluripremiati in Europa ed in Asia.
Mija, è un’anziana signora con iniziale decadimento delle funzioni intellettive. Recatasi presso una struttura ospedaliera racconta di occasionali perdite di memoria. Le successive indagini di laboratorio confermano l’infausta prognosi “morbo di Alzheimer”. Accudisce un anziano disabile ed il nipote. Il ritrovamento del corpo di una giovanissima liceale suicida, il coinvolgimento del nipote, i suoi silenzi; gli accomodanti progetti di uno pseudo comitato formato dai genitori degli adolescenti colpevoli; un dirigente scolastico dall’animo bacato; il colloquio con la mamma della ragazza, (la malattia in questo incontro giocherà un ruolo fondamentale), porteranno Mija ad assumere comportamenti percepiti come “stravaganti”. Le sue decisioni ed il suo operato meritano, invece, rispetto e studio. Io credo.
Frequenta un corso per aspiranti poeti. La Poesia è la sua nuova demoiselle d'honneur, ed è così che la nostra Calliope si separa lentamente ed inesorabilmente, da una “civiltà” che vede, ormai lontana. La Poesia, è, per la nostra protagonista, un “Ponte” verso nuovi spazi temporali ed un monito per una Umanità colpevolmente silente. Un ponte, come quello che sovrasta il grande fiume Han. Un fiume, l’Han, che non giudica le malattie o meglio, gli strazi dell’animo. Anzi, di queste piangenti anime, accoglie i corpi.
Ascoltiamolo, l’Han. E’ Messaggero d’Amore.
Canzone per Agunes
Ti senti molto sola?
Il cielo diventa sempre rosso al tramonto?
Senti ancora cantare gli uccelli che volano verso il bosco?
Lì, dove sei, puoi ricevere la lettera che io non ti ho mai scritto?
Puoi ascoltare la confessione che non ti ho mai fatto?
Le rose continuano ad appassire col trascorrere del tempo?
E’ giunto ormai il momento degli addii
Come il vento che indugia e poi se ne va
Come le ombre
L’amore è rimasto segreto fino all’ultimo...
...All’erba che accarezza le mie caviglie stanche
E i piccoli passi leggeri che mi seguono
E’ giunto il momento di dire addio
Ora che sta per arrivare l’oscurità
Si accenderà ancora una candela
Io prego
Perché nessuno
Debba più versare lacrime di dolore
Perché tu possa finalmente sapere
Quanto profondo era il mio amore per te
Le lunghe attese nelle calde giornate d’estate
Il vecchio sentiero che mi ricordava il volto di mio padre
E persino il crisantemo
Che timido
Si gira dall’altra parte
Quanto profondamente vi amavo
E come batteva il mio cuore
Quando sentivo il tuo dolce canto
Io vi do la mia benedizione
Prima di attraversare il grande fiume nero
Come ultimo respiro rimasto alla mia anima
Ancora una volta rivivo il mio sogno
Un mattino era chiuso pieno di sole
E al risveglio accecata dalla luce
Ritrovo sempre te
Lì
Al mio fianco.
Good Click!
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mottola
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sabato 2 aprile 2011
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"tu hai mai bruciato almeno 1 volta per qualcuno?"
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"Senti ancora il canto degli uccellini? Come va laggiù? Ti senti tano sola?"
Non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire. Non c'è peggior cieco di chi non vuol vedere.
Per Yang Mija, Yoon Jeong-hee, una delle più brave attrici coreane, mite sessantanne coreana, con cui la vita non è stata generosa, il chiudere gli occhi è un dono degli dei. Quando era bambina il maestro le disse: un giorno diventerai poetessa. A 66 anni, Mija è badante di un anziano handicappato e irascibile e affettuosa nonna di un nipote scostante, teledipendente membro di un branco di bulli senza causa, simbolo di quella parte di adolescenti priva di obiettivi e valori.
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"Senti ancora il canto degli uccellini? Come va laggiù? Ti senti tano sola?"
Non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire. Non c'è peggior cieco di chi non vuol vedere.
Per Yang Mija, Yoon Jeong-hee, una delle più brave attrici coreane, mite sessantanne coreana, con cui la vita non è stata generosa, il chiudere gli occhi è un dono degli dei. Quando era bambina il maestro le disse: un giorno diventerai poetessa. A 66 anni, Mija è badante di un anziano handicappato e irascibile e affettuosa nonna di un nipote scostante, teledipendente membro di un branco di bulli senza causa, simbolo di quella parte di adolescenti priva di obiettivi e valori. Meglio non vedere la tristezza del suo lavoro di colf e meglio soprattutto non prendere coscienza delle ottuse violenze di questo nipote adolescente che la tratta con ignavia benchè lei si curi di lui come di un figlio. Di sé Mija dice: “Mi piacciono i fiori e dico cose strane”. Un dottore senza troppa delicatezza le diagnostica il primo passo del morbo di Alzheimer. Uscendo dalla visita, davanti all'ospedale, nell'indifferenza della gente assiste alla disperazione di una madre che ha perso la figlia di 15 anni, suicida nel fiume. E proprio in quel momento il destino regala a Mija l'incontro con un corso di poesia, ed ecco che la musica delle parole, seppur con notevole impaccio, trasforma il suo sguardo e le dona la possibilità di modificare l'ingrata realtà, trasportandola in quella dimensione onirica che ti permette di attutire qualsiasi dolore. In una sorta di ricerca dell’ispirazione perduta Mija affronterà un viaggio interiore alla scoperta di un' ultima poesia capace di raccontare le sue emozioni e il grande dolore che la sta tormentando e anche se questa sua ricerca avrà un alto prezzo, la consapevolezza raggiunta le permetterà di aprire il cuore e comporre la poesia tanto desiderata. Un film intensamente esasperato nella sua profonda e commovente delicatezza poetica.
Alda, cosa avresti detto nel vedere questo bellissimo romantico e memorabile film, la storia della prima poesia di Mija?
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luca scialò
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venerdì 1 aprile 2011
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la poesia, il filo rosso che lega i sentimenti
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Mija è un'anziana donna molto sensibile e attenta a ciò che la circonda, soprattutto la natura. Questa sua sensibilità la porta anche ad iscriversi ad un corso di poesia, nel tentativo di imparare a scriverne almeno una. La vita quotidiana la mette dinanzi a continue dure prove, tra un nipote adolescente da crescere e un morbo di Alzheimer ai primi stadi. Per arrotodare fa da badante a un anziano disabile. Un giorno la sua vita viene sconvolta da un drammatico episodio: suo nipote è coinvolto in una storia di stupri di branco, che ha causato il suicidio di una ragazzina della sua stessa età. Una nuova dura prova che alimenterà la sua sensibilità, ma anche le possibilità di scrivere finalmente una poesia.
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Mija è un'anziana donna molto sensibile e attenta a ciò che la circonda, soprattutto la natura. Questa sua sensibilità la porta anche ad iscriversi ad un corso di poesia, nel tentativo di imparare a scriverne almeno una. La vita quotidiana la mette dinanzi a continue dure prove, tra un nipote adolescente da crescere e un morbo di Alzheimer ai primi stadi. Per arrotodare fa da badante a un anziano disabile. Un giorno la sua vita viene sconvolta da un drammatico episodio: suo nipote è coinvolto in una storia di stupri di branco, che ha causato il suicidio di una ragazzina della sua stessa età. Una nuova dura prova che alimenterà la sua sensibilità, ma anche le possibilità di scrivere finalmente una poesia.
Lee Chang-dong è ormai un regista maturo, fattosi apprezzare dal pubblico internazionale con il toccante e struggente Oasis, vincitore di 2 premi a Cannes. Il suo quinto film, Poetry, costituisce senza dubbio il lungometraggio della conferma e della consacrazione per la sua delicatezza e profondità, incarnati dalla bravissima attrice protagonista Yu Junghee; stella brillante nella sua candidezza e semplicità. Non a caso, il film ha vinto ad oggi 7 premi tra Europa e Asia.
Chand-dong ci insegna che per scrivere una poesia non occorre chissà quale talento, ma sensibilità, capacità di "sentire" ciò che ci circonda. E la goccia che fa traboccare il vaso della creatività di Mijaè il pensiero per quella ragazzina, scrivendo ciò che ella ha probabilmente pensato prima del gesto estremo. E che forse Mija ha finito per emulare.
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venerdì 1 aprile 2011
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poetry, immacolato squallore
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Se non ti innamori di un film coreano che si chiama Poetry hai ottime possibilità di passare per un arido incolto. Un incolto che ha coltivato la propria ignoranza nella polvere che soffoca il suo cuore. Se poi si tratta di un film coreano che si chiama Poetry e ha una scena di tre minuti di sesso fra anziani, allora sei uno che non si accorge dell’arte neanche quando viene a schiaffeggiarti. Sei me.
Mija ha sessantasei anni, un principio di Alzheimer, una passione per i fiori, una tensione alla poesia e un nipote che cresce male, affidatole dalla figlia. Questa perla di ragazzo ha partecipato con cinque amici al reiterato stupro di gruppo di una compagna di scuola, che dopo qualche mese si suicida.
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Se non ti innamori di un film coreano che si chiama Poetry hai ottime possibilità di passare per un arido incolto. Un incolto che ha coltivato la propria ignoranza nella polvere che soffoca il suo cuore. Se poi si tratta di un film coreano che si chiama Poetry e ha una scena di tre minuti di sesso fra anziani, allora sei uno che non si accorge dell’arte neanche quando viene a schiaffeggiarti. Sei me.
Mija ha sessantasei anni, un principio di Alzheimer, una passione per i fiori, una tensione alla poesia e un nipote che cresce male, affidatole dalla figlia. Questa perla di ragazzo ha partecipato con cinque amici al reiterato stupro di gruppo di una compagna di scuola, che dopo qualche mese si suicida. La reazione dei genitori dei violentatori è molto composta: si siedono attorno a un tavolo, convengono sull’importanza del futuro dei loro figli, sottolineano come la ragazzina fosse anche bruttina, si accordano per dare dei soldi alla madre in modo che non li denunci.
Lee Chang-dong mostra il candore di Mija e la sua risolutezza, il cinismo della società coreana e la ricerca della poesia, lo splendore degli spazi e delle montagne verdeggianti e un fiume che diventa minaccioso suo malgrado. Tutto in Poetry è estremamente ovattato, luminoso, gli spazi sono vuoti e le persone rispettose dei ruoli e delle formalità. Eppure il film sembra urlare le sue scelte, l'ovatta e le contraddizioni, e nella commistione di dramma sociale ed elegia delle piccole cose tratta entrambe con facile superficialità e malcelato autocompiacimento. Poetry tutto sommato non rinuncia alla tentazione d’identificare la poesia con la bellezza e lentamente costruisce un immacolato squallore.
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tudor
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sabato 16 aprile 2011
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la grazia del non detto
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Una sceneggiatura perfetta, inimmaginabile per un occidentale, che avanza accomulando sentimenti inespressi, aspirazioni, dolori indicibili. Senza mai sottolineare, con apparente causalità, segue il doloroso percorso di un personaggio, una donna anziana, nella sua lotta per non soccombere all'orrore che rischia di strapparle tutto ciò che ha. Con una leggerezza, un'ostinazione a volte irritante e apparentemente inconcludente. Che però porta a un finale di struggente bellezza, commovente. Come non se ne vedevano da tempo. Meravigliosa tutta la sequenza, dalla partita a volano col poliziotto fino al finale vero e proprio. Unica pecca, forse, un'eccessiva, non sempre giustificata lunghezza.
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Una sceneggiatura perfetta, inimmaginabile per un occidentale, che avanza accomulando sentimenti inespressi, aspirazioni, dolori indicibili. Senza mai sottolineare, con apparente causalità, segue il doloroso percorso di un personaggio, una donna anziana, nella sua lotta per non soccombere all'orrore che rischia di strapparle tutto ciò che ha. Con una leggerezza, un'ostinazione a volte irritante e apparentemente inconcludente. Che però porta a un finale di struggente bellezza, commovente. Come non se ne vedevano da tempo. Meravigliosa tutta la sequenza, dalla partita a volano col poliziotto fino al finale vero e proprio. Unica pecca, forse, un'eccessiva, non sempre giustificata lunghezza.
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angelo umana
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domenica 3 aprile 2011
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capacità di sentire è capacità di scrivere
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Mija, 65enne nonna del ragazzo che vive con lei, è protagonista assoluta, compare in quasi ogni scena e il racconto sembra “visto” coi suoi occhi. Il regista ce la mostra in un film estremamente lungo – l’andamento lento è diffuso nei film asiatici, questo è da sorbire poco a poco – andarsene con portamento elegante nei vari ambienti di cui è fatta la sua vita, l’aria trasognata, il viso specchiato e candido, i modi ingenui, puerili, ma profonda osservatrice.
Uno degli “ambienti” è il nipote con cui vive, scostante come gli adolescenti, la tv sempre accesa, insensibile, che però, surreale, gioca a badminton (il dizionario dice volano) con la nonna la sera.
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Mija, 65enne nonna del ragazzo che vive con lei, è protagonista assoluta, compare in quasi ogni scena e il racconto sembra “visto” coi suoi occhi. Il regista ce la mostra in un film estremamente lungo – l’andamento lento è diffuso nei film asiatici, questo è da sorbire poco a poco – andarsene con portamento elegante nei vari ambienti di cui è fatta la sua vita, l’aria trasognata, il viso specchiato e candido, i modi ingenui, puerili, ma profonda osservatrice.
Uno degli “ambienti” è il nipote con cui vive, scostante come gli adolescenti, la tv sempre accesa, insensibile, che però, surreale, gioca a badminton (il dizionario dice volano) con la nonna la sera. Fa parte di un gruppo di ragazzi – altro ambito, quello del dramma - che violentavano una compagna, orfana di padre, “piccolina e piuttosto bruttina” a detta dei genitori di quei ragazzi, che vogliono mettere a tacere la cosa pagando 30 milioni di wong alla madre della ragazza, contadina, per crearsi “uno scudo che ci può proteggere” e “salvaguardare il futuro dei ragazzi”... Molto veritiera e toccante la scena in cui la madre apprende del suicidio di sua figlia, il cui corpo abbiamo visto essere portato dalla corrente del fiume all’inizio del film.
Saltiamo, come fa il film, ad un altro ambiente, quello del vecchio invalido che lei frequenta per fargli l’igiene personale, un rito che finisce per diventare erotico. L’amore tra vecchi, come un’urgenza da soddisfare prima che la vita se ne vada. Sono salti a cui il film ci abitua, legati solo dagli occhi della protagonista, una carrellata sulla sua vita incantata.
Mija frequenta un corso di poesia, “la capacità di sentire è capacità di scrivere” e “difficile non è scrivere una poesia quanto sentirla nel cuore”. La protagonista cerca la bellezza, nei fiori nella natura nelle persone, perciò ama la poesia, vede qualcosa perché la guarda veramente, ne è interessata. Così ci dice il film con le parole del poeta che tiene il corso.
Un altro capitolo è la demenza senile che le viene diagnosticata, le parole che a volte mancano. E’ un capitolo non approfondito purtroppo, resta dentro come in una romantica paura. Vediamo Mija anche piangere e non sappiamo se per la nostalgia di un ricordo di bambina o per la disperazione della malattia. Film da gustare lentamente, centellinato, appunto.
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pepito1948
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venerdì 29 aprile 2011
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poesia o la sublimazione dell'essere
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POETRY
Il fiume scorre freddo, incessante ed implacabilmente uguale, portando con sé un virgulto privo di vita.
Che cos’è la poesia, se non la ricerca della bellezza? chiede l’insegnante di un corso di composizione poetica a cui decide di iscriversi l’anziana ma dinamica Mija. E’ una definizione tra tante, ma risponde alla sua domanda di sublimazione, di elevazione oltre le brutture della realtà, almeno della sua realtà personale e circostante, fatta di malattie incombenti, di familiari lontani fisicamente o affettivamente, di segreti che celano orrori compiuti e rimasti impuniti, di suicidi di giovani, di cinismo, insinuate e radicate come gramigna infestante nel perbenismo generale.
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POETRY
Il fiume scorre freddo, incessante ed implacabilmente uguale, portando con sé un virgulto privo di vita.
Che cos’è la poesia, se non la ricerca della bellezza? chiede l’insegnante di un corso di composizione poetica a cui decide di iscriversi l’anziana ma dinamica Mija. E’ una definizione tra tante, ma risponde alla sua domanda di sublimazione, di elevazione oltre le brutture della realtà, almeno della sua realtà personale e circostante, fatta di malattie incombenti, di familiari lontani fisicamente o affettivamente, di segreti che celano orrori compiuti e rimasti impuniti, di suicidi di giovani, di cinismo, insinuate e radicate come gramigna infestante nel perbenismo generale. Mija, avviata verso l’oscurità della mente, spesso non ricorda le parole, i verbi ma soprattutto i nomi, che connotano e dànno consistenza alle cose, ma non si perde d’animo, ha bisogno di un’arma innocua e risolutiva che la aiuti a combattere, che le consenta di filtrare il mondo esaltando il positivo e smorzando il negativo, di assicurare sprazzi di colore ad una prospettiva che si annuncia progressivamente sempre più buia. Mija non ha che scarsi mezzi di sussistenza, vive di ciò che ricava dall’assistenza giornaliera ad un anziano disabile, che, al contrario del suo destino, è fiaccato nel corpo ma padrone della sua mente, determinato a mantenere intatta la sua identità umana, compreso ciò che ne è il cardine vitale: la sua virilità. Mija vive circondata dall’indifferenza di chi, coabitando con lei e fruendo delle sue attenzioni, preferisce la televisione, il rifugio solitario della stanza e le bravate con gli amici al dialogo, al rispetto, alla riconoscenza. Mija si trova coinvolta in un terribile compromesso, al quale non può sottrarsi e che tuttavia pesa come un macigno. Quale arma migliore della poesia, per dare un senso ad un persorso così accidentato e dispensatore di insidie? Mija ha appreso che la poesia, merce ormai rara e sempre più agonizzante, necessita di “vedere” le cose, di andare oltre le apparenze, di penetrarne l’essenza profonda, per poter estrarre dal nostro intimo l’ispirazione poetica come una statua dal suo blocco di marmo. Pertanto Mija -che ama il bello, ama i fiori nel loro multiforme significato simbolico e si veste come se li indossasse, ama gli uccelli che svolazzano liberi- gira con occhio attento e pronto a raccogliere spunti, prendendo appunti, soffermandosi su ogni particolare che possa schiudere la porta della sua cercata creatività. A fine corso dovrà, come tutti gli allievi, comporre una poesia, e questo diventa l’obiettivo primario della sua vita. Mija ha bisogno di soldi, di tanti soldi per risolvere un problema per lei vitale; li troverà sia pure attraverso modalità anomale, e, grazie al potere purificatore ed energizzante che la sua ricerca le ha fornito, ricomporrà il mosaico della sua vita svelandone i significati più reconditi, capaci di andare oltre quelli delle parole, fallaci perchè si possono dimenticare. Attraverso il processo di identificazione con chi con lei ha avuto in comune i tratti indelebili della sofferenza, potrà adottare le decisioni necessarie nell’altrui interesse ed orientare con determinata convinzione il suo destino. La lettura della sua poesia, compendio di una tormentata ma limpida metamorfosi, sarà seguita nel silenzio generale dagli allievi del corso, ed assumerà il senso di una corale testimonianza dell’umana sofferenza.
Il fiume scorre freddo, incessante ed implacabilmente uguale, portando con sé cristalli invisibili di incontaminata purezza.
Prodotto tipicamente orientale nei tempi, nei gesti, nelle atmosfere, Poetry, del regista Lee Chang-dong, accreditato come uno dei massimi cineasti coreani, è ciò che una volta tanto bene esprime il titolo con una sola parola, che, a differenza di quanto succede alla protagonista, non si dimentica: Poetry, poesia, ed è appunto questa la chiave della catarsi di Mija in un mondo in cui, dietro apparenze di normale vita quotidiana, si assiste ad una perdita collettiva della memoria dei valori più autentici delle società opulente, ed al conseguente, dilagante inaridirsi della realtà umana. Un film che, lungi da ogni enfatizzazione di una delle malattie più terribili, quella che obnubila il pensiero, si concentra sul suo antidoto, esaltando la dimensione trasfigurante e sublimante del potere della fantasia e delle emozioni. Al di là di un certo senso di angoscia che emerge dalle prime immagini, il film si fa esso stesso poesia, sfociando in un finale emotivamente travolgente man mano che scorrono i versi di un grande, anonimo poeta.
CLAUDIO
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thai2492
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venerdì 15 aprile 2011
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yu junghee
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Raramente la realtà si mostra nel pieno del suo dolore senza trascindere in sentimenti di rabbia, ribellione, ma in un' accettazione che ci può essere insegnata solo dall' Oriete. Impeccabile l' attrice protagonista rivesta una natura forte e debole, sensibile e poetica come è la sua aspirazionedi scrivere un giorno una poesia. Una sensibilità quasi inconcepibile in un mondo degradato. Eppurela naturaumana ha anchedegli aspetti nobili delicati, quando rova la madre dellaragazza ..... un dialogo.... Un fil lezione di vita. Un film che penso di rivedre ancora. Un film pertutti coloro che intendono ascoltare piuttosto che parlare. Oltre ad una fotografia valida e senza particolari musiche, non ne ha bisogno.
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eugenio
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mercoledì 16 novembre 2011
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i fiori del male
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“Non tutti nella capitale sbocciano i fiori del male,
qualche assassinio senza pretese
lo abbiamo anche noi in paese”
Corea del Sud, giorni nostri. Il giovane corpo senza vita di una studentessa liceale viene ritrovato in un fiume.
Le cause sono presto note: suicidio indotto dalla vergogna subita a seguito di una violenza di gruppo operata da compagni di corso. Uno di questi è il nipote di Mija, la protagonista della pellicola, un’arzilla quanto smemorata vecchina con un incipiente alzheimer, dalla spiccata passione verso la poesia, la natura, la bellezza, la gioia di vivere. Il colpo subito è doloroso per l’anziana donna che nei confronti del nipote aveva sempre assunto il ruolo di madre e di tutrice protettiva preservandolo, spesso inutilmente, da cattive compagnie.
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“Non tutti nella capitale sbocciano i fiori del male,
qualche assassinio senza pretese
lo abbiamo anche noi in paese”
Corea del Sud, giorni nostri. Il giovane corpo senza vita di una studentessa liceale viene ritrovato in un fiume.
Le cause sono presto note: suicidio indotto dalla vergogna subita a seguito di una violenza di gruppo operata da compagni di corso. Uno di questi è il nipote di Mija, la protagonista della pellicola, un’arzilla quanto smemorata vecchina con un incipiente alzheimer, dalla spiccata passione verso la poesia, la natura, la bellezza, la gioia di vivere. Il colpo subito è doloroso per l’anziana donna che nei confronti del nipote aveva sempre assunto il ruolo di madre e di tutrice protettiva preservandolo, spesso inutilmente, da cattive compagnie. L’animo di Mija fragile e sognatore nel suo microcosmo fantastico e avulso dal tempo, viene ulteriormente sconvolto da un tentativo di corruzione che il padre di uno dei ragazzi coinvolti nella sporca vicenda vorrebbe intraprendere verso la distrutta madre della vittima per insabbiare il tutto fingendo che nulla sia successo. Del resto i panni sporchi si lavano in famiglia e poco importa se si è indigenti al punto da non potersi permettere il pagamento della relativa parte: la società di provincia esige il suo debito di denaro per preservare il perbenismo di facciata cancellando ogni empia azione. Ma Mija sembra distante, non bada ai materialismi, i suoi occhi trasognati sono intrisi di determinazione e speranza verso una poesia primigenia e pura che necessita inevitabilmente di una rinuncia ad una visione del mondo così cinica e crudele, un mondo di illusioni che le permetta di guardare oltre l’immaginifica siepe. Non sarà facile: la composizione di un testo poetico richiede tempo ma soprattutto ispirazione, qualità di cui Mija sembra non disporre anche a causa del difficile contesto quotidiano che è costretta a vivere racimolando la somma necessaria per riscattare il nipote talvolta in modo non strettamente “pulito” (la scena dell’assistenza ad una persona malata è amara e crudele). Un nipote muto, sordo ad ogni attenzione e troppo interessato a badare al suo club di amici senza comprendere il lento disfacimento psichico della nonna ora impegnata a comporre la sua poesia assistendo con partecipe commozione a incontri organizzati dal circolo, ora costretta ad usare la sua arte di persuasione (?) nel convincere la madre della vittima ad accettare la proposta in denaro.
Tra ellissi e omissioni dettate dalla memoria labile della protagonista, utilizzando frequenti rappresentazioni paesaggistiche e lunghe pause di riflessione, la regista Lee Changdong realizza una pellicola asciutta, satura di immagini e sospiri lasciando la possibilità di far decidere al suo pubblico se possa esistere, in questo mondo materialistico, lo spazio per affrontare in modo sereno quel lungo film poetico che è la nostra vita nella quale solo la liberazione, a volte necessaria e dolorosa da un pesanti fardelli che risiedono nelle pieghe della nostra anima, potranno permettere una catarsi e quindi una totale risoluzione.
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gabriella
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venerdì 26 agosto 2011
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La poesia non va misurata, ma vissuta, assaporata, insegnava il professor Keating ai suoi studenti nel bellissimo film "L'attimo fuggente", e per Mija, donna sessantaseienne di un paese vicino Seul, che frequenta un corso di poesia con il cruccio di non trovare l'ispirazione, ecco che questa le appare con il volto duro del dolore ( il suicidio di una ragazza) e il sapore amaro di una tremenda verità( il coinvolgimento del nipote allo stupro della giovane insieme ad altri coetanei). Non deve cercare Mija nel profumo e nei colori dei fiori e dei frutti, nel cinguettio degli uccelli l'estro poetico, ma nella realtà, quando il cielo assume veramente " il colore di un gatto morto da una settimana".
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La poesia non va misurata, ma vissuta, assaporata, insegnava il professor Keating ai suoi studenti nel bellissimo film "L'attimo fuggente", e per Mija, donna sessantaseienne di un paese vicino Seul, che frequenta un corso di poesia con il cruccio di non trovare l'ispirazione, ecco che questa le appare con il volto duro del dolore ( il suicidio di una ragazza) e il sapore amaro di una tremenda verità( il coinvolgimento del nipote allo stupro della giovane insieme ad altri coetanei). Non deve cercare Mija nel profumo e nei colori dei fiori e dei frutti, nel cinguettio degli uccelli l'estro poetico, ma nella realtà, quando il cielo assume veramente " il colore di un gatto morto da una settimana". Così seguiamo passo dopo passo questa signora, disarmante nel suo modo di essere, nei suoi gesti, con i suoi vestiti leggeri, colorati, i suoi vezzosi cappellini che la fanno sembrare quasi staccata dal mondo che la circonda; e lontana lo sta diventando veramente, in quanto le viene diagnosticato un principio di Alzheimer, anche se lei sembra quasi non curarsene, continuando a svolgere il suo lavoro part time come badante a un uomo semi infermo e ad accudire il nipote, uno smidollato che sembra non rendersi conto della gravità delle sue azioni. Mija si vedrà costretta a collaborare con gli altri genitori dei figli implicati nella faccenda, desiderosi solo di toglierli dai pasticci pagando ognuno la somma di 5 milioni di yen; dovrà anche cercare di mediare con la mamma della ragazza suicida affinchè non ci siano problemi, ma l'incontro tra le due donne non avviene nel modo sperato ; Mija sembra scordarsi il motivo per cui si reca da questa madre, ma non è la malattia a intervenire, semplicemente solidarietà ( c'è una tacita intesa tra le due donne nell'incontro decisivo del risarcimento). Riuscirà a procurarsi il denaro necessario dall'uomo che assiste ( eppure non sembra esserci premeditazione quando Mija decide di esaudire il desiderio di" sentirsi ancora una volta uomo", del malato..... scena durissima da digerire, per la crudezza e l'autenticità della vita stessa), sistemerà tutto le cose, farà arrivare la figlia a occuparsi finalmente del ruolo di madre, farà fare un bagno al nipote ( un corpo pulito mantiene pulita la mente), prima di consegnarlo alla polizia affinchè Aguanes abbia giustizia e scriverà una poesia per la ragazza, prima di scomparire dalla scena. Ed è vera poesia la sua canzone per Aguanes, diverrà la voce, i ricordi, le speranze, i sogni rimasti intrappolati dentro un giovane corpo che non ha potuto sbocciare.. e le parole corrono, come un torrente che scende dalla montagna, con i suoni impetuosi, chiari e freschi, fino a congiungersi al fiume.. e qui le voci s'incontrano, quella di Mija e quella di Aguanes, diventano una, in uno spazio infinito, oltre le barriere del tempo.. è il fiore che schiude la sua corolla al sole della poesia.
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