La via degli angeli

Consigliato assolutamente sì!
3,74/5
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Indice di gradimento medio del film tra pubblico, critica e dizionari + rapporto incassi/sale (n.d.)
 dizionari * * 1/2 - -
 critican.d.
 pubblico * * * * -
Gianni Cavina
Gianni Cavina (76 anni) 9 Dicembre 1940 Interpreta Il fratello di Loris
Carlo Delle Piane
Carlo Delle Piane (80 anni) 2 Febbraio 1936 Interpreta Nello Apicella
Valentina Cervi
Valentina Cervi (40 anni) 13 Aprile 1976 Interpreta Ines
Eliana Miglio
Eliana Miglio (51 anni) 28 Luglio 1965 Interpreta Enrichetta Simony
Libero de Rienzo
Libero de Rienzo (38 anni) 24 Febbraio 1978 Interpreta Angelo
Chiara Muti
Chiara Muti (43 anni) 27 Febbraio 1973 Interpreta Gabriella Simony
Questo film di Avati gronda retorica da ogni inquadratura. Retorici sono i volti e le espressioni degli interpreti, dal triste Cavina allo stralunato ...
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Pino Farinotti     * * - - -
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Locandina La via degli angeli

Questo film di Avati gronda retorica da ogni inquadratura. Retorici sono i volti e le espressioni degli interpreti, dal triste Cavina allo stralunato Carletto Delle Piane. Triste il paesaggio appenninico che fa da location alla storia. Galleria di ritratti di famiglia che dovrebbe piacere a tutti i costi. E invece non piace.

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LA VIA DEGLI ANGELI
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La via degli angeli

lunedì 4 giugno 2012 di mentino

Un film in punta di piedi,che solo chi ha vissuto o che ha avuto contatto con quel mondo passato puo' forse assaporare fino in fondo. Un mondo che non c'e piu', fatto di poche cose ,che diventavano preziosissime. Ma un mondo in cui i valori piu' importanti, come il rispetto, erano alla base dei rapporti umani. Il mondo del VOI. Avati e' perfetto nella regia, stupenda l'interpretazione di tutti, bellissima l'ambientazione: per chi e' nato ed ha vissuto gli anni della gioventu'in quei luoghi, come continua »

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di Lietta Tornabuoni La Stampa

Sentimento e struttura. È commovente che la nuova opera di Pupi Avati nasca dal desiderio di rendere omaggio alla mamma amatissima da poco scomparsa del regista e del produttore suo fratello, Antonio Avati, con il conservare non il ricordo di lei, ma i ricordi da lei raccontati ai figli della propria adolescenza, dell'incontro con il ragazzo che sarebbe diventato suo marito e loro padre: soltanto Ingmar Bergmann ha fatto qualcosa di simile, prima di questo film dedicato "a nostra madre". È toccante che emozioni tanto intime coincidano così bene con la struttura narrativa consueta del regista, formando una condensazione che esprime pienamente la personalità dell'autore: in molti film Avati ha raccontato un evento collettivo (gita scolastica, festa di laurea, festival, festa di nozze) all'interno del quale evolvono alcune storie personali, e attraverso il quale viene resuscitata un'epoca del passato. »

di Roberto Escobar Il Sole-24 Ore

Scendono in gruppo serrato, a balzi e quasi di corsa, lungo i boschi e i prati dell’Appennino. Non ci sono piste e mulattiere a guidare il loro cammino, né paesi e case a rinfrancarlo. A dare slancio animoso ci sono, però, l’immagine e il sogno d’un incontro. A valle - così promette «il fratello di Loris» (Gianni Cavina, molto bravo) -, troveranno la donna della loro vita. Con lei ritorneranno poi su in alto, per sempre, a soffrir la vita come sempre. Per quanti difetti possa avere La via degli angeli (Italia, 1999), questi italiani di quasi settant’anni fa bastano a dargli senso e cuore. »

di Enrico Magrelli Film TV

"Forse nostra madre doveva andarsene per sempre perché io e mio fratello vivessimo l'urgenza di raccontare questa vicenda che la riguarda". Memoria dolcissima, sentimenti autobiografici, lutto composto e lirico permeano questo ritorno di Pupi e Antonio sulle amate colline emiliane. Il giardino di una giovinezza da trattenere con le sue tonalità calde e gioviali, con le sue facce bizzarre, con le sue storie collettive, con la leggerezza vaga di un racconto orale. L'ombra della madre è quella di Ines, una ragazza che si innamora del figlio di un antiquario e accanto a questa figura, cara e privata, si compone un coro di personaggi, di vicende, di umori, di attese e di rimpianti. »

di Luigi Paini Il Sole-24 Ore

C’era una volta... Pupi Avati e il passato, Pupi Avati e la memoria: la macchina da presa è per lui un batiscafo immerso nei ricordi, una scatola magica capace di ridare vita e colori ai racconti di tanto tempo fa, tramandati gelosamente, per decenni, dagli anziani. Come dalla mamma Ines, da poco scomparsa, che per mille volte ha narrato al regista (e al fratello Angelo, produttore e cosceneggiatore di La via degli angeli) la bella favola del suo innamoramento con il futuro marito. Ines, nome antico, che non si usa più: nome dolce, che sa di crinoline come una lirica di Guido Gozzano. »

La via degli angeli | Indice

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