La via degli angeli

Film 1999 | Commedia 122 min.

Regia di Pupi Avati. Un film con Gianni Cavina, Carlo Delle Piane, Valentina Cervi, Eliana Miglio, Libero de Rienzo. Cast completo Genere Commedia - Italia, 1999, durata 122 minuti. - MYmonetro 3,25 su 11 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Questo film di Avati gronda retorica da ogni inquadratura. Retorici sono i volti e le espressioni degli interpreti, dal triste Cavina allo stralunato ...

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Consigliato sì!
3,25/5
MYMOVIES 2,50
CRITICA N.D.
PUBBLICO 2,75
CONSIGLIATO NÌ
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Recensione di Pino Farinotti
Recensione di Pino Farinotti

Questo film di Avati gronda retorica da ogni inquadratura. Retorici sono i volti e le espressioni degli interpreti, dal triste Cavina allo stralunato Carletto Delle Piane. Triste il paesaggio appenninico che fa da location alla storia. Galleria di ritratti di famiglia che dovrebbe piacere a tutti i costi. E invece non piace.

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LA VIA DEGLI ANGELI
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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
lunedì 4 giugno 2012
mentino

Un film in punta di piedi,che solo chi ha vissuto o che ha avuto contatto con quel mondo passato puo' forse assaporare fino in fondo. Un mondo che non c'e piu', fatto di poche cose ,che diventavano preziosissime. Ma un mondo in cui i valori piu' importanti, come il rispetto, erano alla base dei rapporti umani. Il mondo del VOI. Avati e' perfetto nella regia, stupenda l'interpretazione di tutti, bellissima [...] Vai alla recensione »

giovedì 5 luglio 2012
Serenad

Il film può piacere o non piacere e questo ci sta. Ma solo chi  ha vissuto e proviene da quel tipo di vita, può capire davvero questo film. Lo trovo struggente, triste a volte ma quella era la realtà dei fatti, una realtà che non c'è più e che se allora non era perfetta a rivederla ora a distanza di tutti questi anni, si nota una semplicit&agra [...] Vai alla recensione »

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RECENSIONI DELLA CRITICA
Roberto Escobar
Il Sole-24 Ore

Scendono in gruppo serrato, a balzi e quasi di corsa, lungo i boschi e i prati dell’Appennino. Non ci sono piste e mulattiere a guidare il loro cammino, né paesi e case a rinfrancarlo. A dare slancio animoso ci sono, però, l’immagine e il sogno d’un incontro. A valle - così promette «il fratello di Loris» (Gianni Cavina, molto bravo) -, troveranno la donna della loro vita.

Lietta Tornabuoni
La Stampa

Sentimento e struttura. È commovente che la nuova opera di Pupi Avati nasca dal desiderio di rendere omaggio alla mamma amatissima da poco scomparsa del regista e del produttore suo fratello, Antonio Avati, con il conservare non il ricordo di lei, ma i ricordi da lei raccontati ai figli della propria adolescenza, dell'incontro con il ragazzo che sarebbe diventato suo marito e loro padre: soltanto Ingmar [...] Vai alla recensione »

Enrico Magrelli
Film TV

"Forse nostra madre doveva andarsene per sempre perché io e mio fratello vivessimo l'urgenza di raccontare questa vicenda che la riguarda". Memoria dolcissima, sentimenti autobiografici, lutto composto e lirico permeano questo ritorno di Pupi e Antonio sulle amate colline emiliane. Il giardino di una giovinezza da trattenere con le sue tonalità calde e gioviali, con le sue facce bizzarre, con le sue [...] Vai alla recensione »

Tullio Kezich
Il Corriere della Sera

Paga pegno chi parlando di La via degli angeli tira fuori la parola Amarcord. Anche perché questi non sono i ricordi di Pupi Avati (classe 1938), ma quelli della Mamma del regista recentemente scomparsa. L'innamoramento per il futuro padre dei suoi figli la signora Ines lo raccontava così: intrecciato alle emozioni di una remota estate, trascorsa come sempre in casa della nonna sull'Appennino, che [...] Vai alla recensione »

Marco Balbi
Ciak

Pupi Avati ritrova la sua vena migliore e firma una delle sue opere più riuscite. Una pellicola insolitamente "asciutta" per il regista bolognese dove nostalgie e romanticismi sono ridotti all'osso, anche se qualche sbavatura rimane ancora. Il tocco in più de La via degli angeli, ciò che dà a questo film un significato che va oltre il ricordo personale o familiare dell'autore, è il personaggio di Gianni [...] Vai alla recensione »

Michele Anselmi
L'Unità

Suona come una summa del cinema di Pupi Avati, La via degli angeli, eppure l'operazione non disturba, perché il tono è ispirato senza essere melenso, il sentimento autobiografico disciplinato al piacere del racconto d'insieme. Vi si ritrova dentro Magnificat (l'ultimo viaggio nelle campagne prima della morte), Regalo di Natale (una vendetta sulle ceneri dell'amicizia), Storia di ragazzi e di ragazze [...] Vai alla recensione »

Alfredo Boccioletti
Quotidiano.net

Tra i tanti modi possibili di "vedere" il passato di cui non si ha una conoscenza diretta, Pupi Avati agli inizi degli anni 80 ne scelse uno che sovrapponeva alla lente impropria della nostalgia un sentimento di rispetto e di intima partecipazione. A quella Gita scolastica si ricollega la sua ultima opera, La via degli angeli, film scritto insieme al fratello Antonio in memoria della madre di recente [...] Vai alla recensione »

Maurizio Cabona
Il Giornale

Film-per i bolognesi di città e provincia (lato Appennino), La via degli angeli di Pupi Avati rientra nel sottofilone avatesco della nostalgia (Una gita scolastica, Storie di ragazzi e ragazze, Il testimone dello sposo). La Heimat all'emiliana stavolta mette in scena la futura madre, che nei primi anni Trenta langue per il futuro padre (Libero De Rienzo) del regista.

Luigi Paini
Il Sole-24 Ore

C’era una volta... Pupi Avati e il passato, Pupi Avati e la memoria: la macchina da presa è per lui un batiscafo immerso nei ricordi, una scatola magica capace di ridare vita e colori ai racconti di tanto tempo fa, tramandati gelosamente, per decenni, dagli anziani. Come dalla mamma Ines, da poco scomparsa, che per mille volte ha narrato al regista (e al fratello Angelo, produttore e cosceneggiatore [...] Vai alla recensione »

Tullio Kezich
Il Corriere della Sera

Ormai l'immagine di Pupi Avati è griffata, come si dice oggi: storia quotidiana d'Italia, emozioni del tempo perduto. Caso raro di perfezione audiovisiva nella ricostruzione della crisi delle epoche, costola di Visconti, Avati fa qui un amarcord della nonna, quando a metà anni 20 il suo cuore campagnolo di Romagna pulsava per un ricco giovanotto di città.

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