Prendi i soldi e scappa

Film 1969 | Commedia 85 min.

Titolo originaleTake the Money and Run
Anno1969
GenereCommedia
ProduzioneUSA
Durata85 minuti
Regia diWoody Allen
AttoriWoody Allen, Janet Margolin, Marcel Hillaire, Lonny Chapman, Jan Merlin .
TagDa vedere 1969
MYmonetro 3,81 su 21 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Woody Allen. Un film Da vedere 1969 con Woody Allen, Janet Margolin, Marcel Hillaire, Lonny Chapman, Jan Merlin. Titolo originale: Take the Money and Run. Genere Commedia - USA, 1969, durata 85 minuti. - MYmonetro 3,81 su 21 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Il primo film diretto, oltre che interpretato e sceneggiato, da Woody Allen e quello che, insieme a Provaci ancora, Sam, lo rivelò al pubblico italiano.

Consigliato assolutamente sì!
3,81/5
MYMOVIES 3,50
CRITICA N.D.
PUBBLICO 3,46
CONSIGLIATO SÌ

Il primo film diretto, oltre che interpretato e sceneggiato, da Woody Allen e quello che, insieme a Provaci ancora, Sam, lo rivelò al pubblico italiano. Si tratta di una satira delle trasmissioni televisive di "vita vissuta" e dei film polizieschi: viene narrata la storia di un rapinatore estremamente maldestro i cui tentativi di delinquere si risolvono in disastri. Numerose le scene rimaste poi memorabili: i genitori che raccontano alla televisione del figlio ladro col viso nascosto da maschere carnevalesche; l'evasione con la finta pistola di sapone che si scioglie sotto la pioggia; le due bande che rapinano la stessa banca; i forzati in fuga legati in otto alla stessa catena.

Giancarlo Zappoli

Sull'immagine della facciata di un edificio di San Francisco, la voce di uno speaker, impostata sui toni del documentario televisivo biografico, prende a raccontare le varie fasi della vita di Virgil Starkwell partendo dal giorno della sua nascita. La narrazione si avvale, oltre che di immagini relative alla vita del protagonista, anche di interviste con persone che gli sono state vicine (ad esempio i genitori e gli insegnanti) o che comunque hanno avuto modo di conoscerlo. Sin dalla più tenera età Virgil era stato oggetto della prevaricazione dei compagni e a scuola non aveva certo brillato per le proprie doti. Anche lo studio del violoncello lo aveva visto soccombere dinanzi a un'assoluta incompatibilità con lo strumento che pretendeva di suonare quale componente di una banda marciante. Ormai cresciuto, dopo aver inutilmente cercato di entrare in una gang locale, aveva tentato la via del gioco del biliardo professionistico con esiti catastrofici. La Marina non lo aveva accolto nelle sue file a causa della sua interpretazione troppo erotica delle macchie di Rorschach. Non gli restava altro che tentare la via del rapinatore solitario.
Sottratta una pistola a un tabaccaio aveva cercato di svaligiare un furgone portavalori per poi scoprire di avere in mano solo un accendisigari. Messo in prigione, Virgil aveva tentato la fuga fabbricandosi una pistola di sapone e annerendola con lucido da scarpe. Peccato che la sera scelta per l'evasione piovesse e il nostro si fosse ritrovato a puntare contro le guardie una mano armata di "bollicine'. Dato che la sua pena detentiva era stata aumentata di due anni Virgil aveva accettato di sottoporsi a un esperimento scientifico che lo aveva trasformato temporaneamente in rabbino. Riottenuta la libertà era ritornato ben presto al crimine tentando scippi. Una sua possibile vittima (una ragazza di nome Louise che lavorava in una lavanderia) era diventata invece il suo grande amore. Lui aveva finto così di essere primo violoncello della Filarmonica cittadina e, per poterla invitare in ristoranti di prestigio, aveva tentato una rapina in banca mostrando al cassiere un biglietto di minacce di difficile decifrazione. Era stato nuovamente arrestato e, poco dopo, si era inserito in un gruppo che voleva tentare un'evasione. I piani erano cambiati all'ultimo momento e lui non era stato avvertito. La fuga era comunque riuscita e Virgil aveva raggiunto Louise con cui si era sposato. Si era fa per lui concreta la possibilità di cominciare una nuova vita ma una collega dell'ufficio in cui lavorava come spedizioniere aveva scoperto il suo passato e lo aveva ricattato, esigendo prestazioni sessuali. Virgil se ne era liberato uccidendola e poi era fuggito con la moglie e il figlio. Si era diretto a sud ed era riuscito finalmente a formare una banda di professionisti. Avevano però deciso di rapinare una banca nello stesso momento in cui interveniva un'altra gang ben più aggressiva. Questa volta per il protagonista erano pronti i lavori forzati. Si era tentata ancora la fuga ma si era in sei e tutti incatenati. Il carcere era divenuto ancora una volta la meta del viaggio di Virgil. A mandarcelo, questa volta, era stato un amico divenuto poliziotto. Al protagonista non resta che chiedere le previsioni meteorologiche a un occasionale intervistatore mentre intaglia una saponetta in cella.
Il primo film totalmente alleniano si apre con una citazione esplicita che innesca immediatamente il dibattito su quanto di palesemente o di artificiosamente autobiografico si innesti nelle sceneggiature dei suoi film. La citazione consiste in una data: "1 dicembre 1935". Si tratta della data di nascita di Virgil Starkwell ma anche di quella di Allan Stewart Konigsberg, alias Woody Allen. Dopo l'apprendistato di attore e sceneggiatore e l'esercizio di montaggio e sonorizzazione di What's Up Tiger Lily?Allen è pronto al grande balzo. Il copione, scritto a quattro mani con Mickey Rose (vecchio compagno di scuola nonché giocatore nella stessa squadra di baseball), viene proposto a Val Guest e a Jerry Lewis perché accettino di dirigerlo avendo Allen come protagonista ma il progetto non decolla. Infine una nuova compagnia, la Palomar Pictures, accetta la sceneggiatura, propone un budget ridotto (meno di un milione di dollari) e lascia ampia libertà al regista anche se gli impone alcuni collaboratori. Ad Allen spetta scegliere il direttore della fotografia, il costumista e lo scenografo rivelando la propria inesperienza che lo costringe a licenziare il primo nel giro di pochi giorni.
Come spesso accade nelle opere prime dei maestri del cinema, i nuclei tematici essenziali sono presenti anche se, per alcuni di essi, si tratta solo di idee abbozzate. Certo Virgil non è Woody, che ha avuto un'infanzia decisamente diversa rispetto al protagonista del suo film d'esordio, eppure all'aspirante malavitoso Starkwell vengono offerte caratteristiche che saranno proprie dei personaggi alleniani più maturi e curati. Virgil soffre di insicurezza cronica sin dalla più tenera età ma a determinarne l'involuzione sono gli adulti che vengono coinvolti, grazie alla strategia narrativa dell'inchiesta televisiva, per fornirne un'immagine retrospettiva. La prima famiglia alleniana è già castrante e deve nascondersi dietro grandi nasi alla Groucho Marx (prima di una lunga serie di citazioni-omaggio del "padre spirituale" del regista) per non farsi riconoscere ma il ruolo più negativo è stranamente affidato al padre. Con un protagonista che "prima dei venticinque anni era ricercato per furto aggravato, rapina a mano armata e sosta vietata continuata" è possibile lavorare sulle turbe non solo sociali (gli occhiali infranti sette volte nel corso del film come punizione "simbolica" di Virgil da parte di soggetti detentori di diversi livelli di potere) che abbisognano di approfondimenti psicoanalitici a partire dalla macchia di Roscharch, interpretata come la riproduzione di "due elefanti che tentano di violentare una zanzara" per concludere con il terapeuta che coinvolge nel suo intervento anche il paziente che si trova momentaneamente sottoposto alle sue cure. La donna è, sin dalle prime battute, un problema per Woody. Sia che si tratti di Louise che gli "regala" un bambino ("A me bastava una cravatta" è la replica che apre un discorso sulla paternità che percorrerà alcuni dei suoi film più interessanti), sia che entri in scena la collega assetata di sesso, il problema continua a porsi. Sesso/cibo/morte cominciano a formare un trio interessante nella sua filmografia a cominciare proprio da un gag apparentemente banale e che invece si rivela come significativo: Woody cerca di sopprimere la donna che continua ad esigere da lui prestazioni sessuali e si ritrova tra le mani come arma un coscio di tacchino. Così come il problema dell'appartenenza da agnostico a una comunità fortemente ancorata alla religiosità come quella ebraica che non trova uno sbocco positivo neppure nel confronto con altre scelte di fede. Non è un caso che Virgil, dopo l'esperimento a cui si è volontariamente sottoposto, subisca l'effetto della trasformazione in rabbino e che subito dopo suo padre ricordi di avergli "insegnato il Vangelo a bastonate". La ricostruzione a "puzzle" della personalità di Virgil (anche avvalendosi dell'inserimento di materiale documentaristico utilizzato in forma ironica come nel caso del Kaiser Gugliemo II) consente ad Allen una prova generale non programmata di un suo importante film del futuro: Zelig. La scelta dell'indagine televisiva ("Si può dire "tastare" in televisione?" chiede l'insegnante di Virgil nel corso dell'intervista) consente ad Allen di dare inizio a una riflessione massmediologica che tornerà nel suo cinema, anche se non sempre in modo evidente.

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
martedì 26 ottobre 2010
Andrea b

Il film è la storia-documentario di  Virgil Stardwell, un criminale che intraprende questa strada senza esserne capace.Irriverente e sempre ironico con gag assolutamente degne di nota.Non manca anche nella sua prima pellicola l' autoironia che lo ha caratterizzato in tutte le sue opere.La struttura è quella della parodia che spazia su tutti i generi e gli ambiti senza cadere [...] Vai alla recensione »

venerdì 12 gennaio 2018
Parsifal

Primo lungometraggio del Genio Comico Woody Allen; realizzato nel 1969, in giovanissima età , possiede già la Vis Comica e l'ironia surreale ed amara che andrà a caratterizzare gran parte della sua vasta produzione cinematografica, che giunge sino al giorno d'oggi. Con stile para. documentaristico, vengono ivi narrate le vicende alterne del goffo Virgil Starkwell, antieroe [...] Vai alla recensione »

giovedì 1 dicembre 2016
Great Steven

  PRENDI I SOLDI E SCAPPA (USA, 1969) diretto da WOODY ALLEN. Interpretato da WOODY ALLEN, JANET MARGOLIN, MARCEL HILLAIRE, JACQUELYN HYDE, LONNY CHAPMAN, JA MERLIN, JAMES ANDERSON, ETHEL SOKOLOW, HENRY LEFF, LOUISE LASSER, JACKSON BECK Il film è raccontato da una voce narrante maschile sottoforma di falso documentario, incentrato sulla biografia di un personaggio immaginario, il [...] Vai alla recensione »

sabato 7 aprile 2012
fedeleto

Non e' facile far ridere il pubblico al cinema,ma soprattutto e' ancor piu' difficile farlo ridere con scene che partoriscono un'originalita' degna di nota.Woody Allen dopo tentativi di sceneggiatura (ciao pussycat) andati ottimamente,e la regia-esperimento di CHE FAI RUBI? dirige una commedia strepitosa che diverte e incolla allo schermo grazie anche alla simpatia del grande [...] Vai alla recensione »

venerdì 6 maggio 2011
Luca Scialo

Biografia di Virgil Stardwell, omino gracilino di Baltimora che cerca di intraprendere la carriera di malvivente fin dalla tenera età. Alternando arresti e fughe dal carcere, riesce anche a sposarsi. A raccontare le sue imprese i genitori mascheratisi dalla vergogna, la moglie stessa, forze dell'ordine, lo psicologo e altre persone che lo hanno incrociato.

martedì 29 luglio 2014
Filippo Catani

Un giovane ragazzo di Baltimora cerca in tutti i modi di farsi una carriera nel mondo del crimine ma puntualmente i suoi piani si rivelano disastrosi fin quando, arrestato dall'Fbi, viene condannato ad una pena cumulativa di 800 anni. Primo film di Allen come regista che si diverte a prendere un po' in giro alcuni generi cinematografici. Sotto i colpi della sua ironia pungente finiscono così [...] Vai alla recensione »

venerdì 13 novembre 2009
fra83

Film originale e genieale. Uno dei film più divertenti che io abbia mai visto.

domenica 11 dicembre 2011
Nicolas Bilchi

In realtà sarebbero 3 stelle e mezzo. Dopo Che fai, rubi?, film molto sperimentale che già mostrava una certa attitudine molto singolare di Woody Allen nel suo rapportarsi alle possibilità d'uso del mezzo cinematografico, il regista debutta per la prima volta con un'opera completa con Prendi i soldi e scappa. La comicità si ricollega in modo molto evidente [...] Vai alla recensione »

lunedì 27 novembre 2017
blackandwhite

Secondo me il film non è semplicemente una satira dei reality show o dei film polizieschi... è ironicamente demenziale in superficie, ma tristemente profondo nel significato. Il rapinatore è la trasfigurazione criminale del proletario-tipo. Vorrebbe rubare ai ricchi il necessario per vivere dignitosamente, ma non ha i mezzi per farlo e finisce solo nella rete della giustizia, [...] Vai alla recensione »

venerdì 28 marzo 2014
brando fioravanti

Idea di fondo geniale, ma una comicità fiacca e a tratti decisamente demensiale. Il talento non manca sia da un lato visivo, che nei dialoghi. Interessante la ricerca psicologica nel capire i motivi che spingono a diventare criminale. Allen farà di meglio. 

Frasi
Sono stato picchiato, ma mi sono difeso bene. A uno di quelli gli ho rotto la mano: mi ci é voluta tutta la faccia, ma ce l'ho fatta.
Una frase di Virgil Stardwell (Woody Allen)
dal film Prendi i soldi e scappa
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Tullio Kezich
Il Corriere della Sera

Ripescaggio felice di un film trascurato dai grandi noleggiatori quando usci negli USA nel 1969 ed esordio promettentissimo di un nuovo factotum dell’umorismo, Woody Allen, destinato a finire rapidamente sulla copertina di Time (3 luglio 1972). Di Allen abbiamo già visto il secondo film (Il dittatore dello stato libero di Bananas) e aspettiamo il terzo (Provaci ancora, Sam, diretto da Herbert Ross) [...] Vai alla recensione »

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