Walter Veltroni
Questo film è una temperatura delle tinte, delle atmosfere. È un magnifico affresco su quel tempo particolare di una società che è la crisi di un regime. Gramsci scriveva nei Quaderni del carcere: dell’emergere, nel crepuscolo delle dittature, di «fenomeni morbosi» che attraversano non solo il corpo sociale collettivo, ma anche la coscienza degli individui.
Il conformista è uno dei rari casi di film più affascinanti del romanzo che li ha generati. Qui, attraverso il personaggio di Jean-Louis Trintignant, un assassino che non lo è ma lo diventa, un viscido opportunista, disposto a vendere gli affetti più cari, si entra in quella temperatura della storia in cui i sentimenti, i valori, l’etica non contano più nulla. Il film, come i migliori di Bertolucci, è segnato da un colore delle immagini, voluto da Storaro, che assomiglia all’autunno. Autunno delle ragioni dell’esistenza travolte nel grande disordine in cui le gerarchie vengono rifatte e al primo posto, improvvisamente, c’è la salvaguardia della propria vita. L’atmosfera è quella rarefatta e letteraria del grande romanzo italiano. Bertolucci girerà lo splendido Strategia del ragno, e quel capolavoro che, per me, è Novecento. Il fascismo gli appariva fine e inizio. Fine di un incubo, inizio di una speranza. Un grande film. Da non dimenticare, specie oggi.
Da Certi piccoli amori. Dizionario sentimentale di film, Sperling & Kupfer Editori, Milano, 1994