Cinque secondi

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Un film di Paolo Virzì. Con Valerio Mastandrea, Galatéa Bellugi, Valeria Bruni Tedeschi, Ilaria Spada.
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Commedia, durata 105 min. - Italia 2025. - Vision Distribution uscita giovedì 30 ottobre 2025. MYMONETRO Cinque secondi * * * 1/2 - valutazione media: 3,51 su -1 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
   
   
   

Strada senza uscita. (Meritava il David...) Valutazione 5 stelle su cinque

di Lizzy


Feedback: 5888 | altri commenti e recensioni di Lizzy
domenica 24 maggio 2026

ATTENZIONE SPOILER: chi non ha visto il film rischia di veder rivelate parti fondamentali della trama.
 
E' indubbio che ci sono fior fiori di artisti che riescono ad interpretare qualsiasi ruolo risultando più che credibili ed altri, sicuramente non meno validi, che però tendono ad essere monocordi e ad interpretare sempre se stessi in ogni occasione.
Un esempio lampante viene dal duo Tognazzi e Vianello dove mentre il primo era un vero e proprio camaleonte, ed è stato capace di interpretare più o meno quasi tutti i possibili caratteri esistenti, il secondo recitava sempre non discostandosi mai dallo stesso copione che oserei chiamare "autobiografico", comunque ottenendo sempre risultati eccellenti.
In tempi più recenti come prima tipologia mi viene da pensare ad Alessandro Gassmann, Pierfrancesco Favino o Sergio Castellitto ad esempio. Margherita Buy, Laura Morante e Tony Servillo fanno, per me, parte del secondo caso.
E in questa tipologia ci inserisco, guardacaso, proprio la Valeria Bruni Tedeschi e Valerio Mastandrea.
Per artisti come loro non va bene tutto: se vuoi vederli eccellere devi cucir loro addosso il film che devono girare, non sono loro che devono adattarsi al personaggio che devono interpretare.
E mai come nel caso di Cinque Secondi i ruoli sono azzeccati.
Il Sereni infatti è introverso, scontroso, triste e incazzoso, pur celando dentro di se un animo nobile e disponibile.
La Giuliana invece è una pazzarella estroversa e imprevedibile. Fa quel che gli passa per la testa, ma è una donna irrisolta e nevrotica, sempre in cerca di un vero affetto e di attenzioni da parte di chiunque.
Fin dalle prime battute si vede che questo è un film "vero", sofferto, determinato a sollevare la polvere non soltanto dal vecchio casolare, ma su un certo perbenismo protettivo che pervade la società moderna.
Certo, alcune cose sarebbero discutibili: Io non giustifico, infatti, l'arbitraria occupazione di locali e terreno da parte dei giovani, pur se la Matilde dovrebbe avere voce in capitolo essendo parente del proprietario, come non giustifico l'uso di stupefacenti (sempre) o di alcolici (in certe situazioni: nel film si vede esattamente cosa "non" deve fare una donna in stato interessante, specialmente bere...), ma di base il film illustra un malessere diffuso (i giovani che cercano di rompere gli assurdi schemi imposti loro da certi beceri status quo proponendo una loro soluzione dinamica ed intelligente) e una condizione di gestione di certe disabilità gravi che solo chi ha a che farci giornalmente può permettersi di dibattere.
Ci si mette certo un po' a capire la trama del film e le varie situazioni, ma passato un po' di tempo ci rendiamo conto del dramma umano vissuto dal Sereni.
E la domanda "Voi cosa avreste fatto al suo posto?" è la prima cosa che mi verrebbe in mente di chiedere discutendo di questo film.
Personalmente mi rendo conto che quei "cinque secondi" di blackout del Sereni non sono forse inspiegabili, ma inconsciamente, anche se fa senso dirlo, sono la soluzione finale al drammatico problema della figlia che l'inconscio serve allo sfortunato avvocato sopra un piatto d'argento.
Perchè anche se lui negligentemente, in effetti, lascia sola la ragazza, quel voltargli le spalle durante l' inopportuna (?) telefonata non è forse un modo per aiutare la figlia a capovolgersi ed impedirle di vivere un terribile inevitabile destino?
Il film infatti si risolve in quell'ultimo dialogo con la figlia già sistemata nella canoa: la consapevolezza della giovane di quel che sicuramente sarà e l'inferno di un padre impotente di fronte al brutto scherzo giocatogli da Madre Natura.

Asettica la figura e la interpretazione della Spada. Forse troppo esasperata quella della Bellugi, ma qua torniamo alle moderne ideologie che vogliono vedere una donna indipendente tout court che comunque deve combattere con una certa isteria di base dovuta dallo stravolgimento ormonale di certi momenti (vedi parallelismo con "Due cuori e due capanne").
Giusto invece il "ravvedimento operoso" del figlio alla fine del film: fortunatamente il negativo influsso materno non ha potuto cambiare la realtà dei fatti.
 
Su questo film, sulle sue implicazioni morali, e sui suoi personaggi, ci si potrebbe discutere molto a lungo.
E si, esso avrebbe dovuto vincere il David al posto di quel insulso, "Le città di pianura", robetta risibile da nemmeno Raitre a tarda nottata.
Un bel film che ci ricorda cosa può valere il Cinema Italiano.
E, credo, la miglior regia di Virzì dai tempi di "La bella vita". 

P.S. Se io fossi un padre sarei esattamente una copia del Sereni. Decisione finale compresa.

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