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Bene, finalmente riesco a vedere questo nuovo lavoro col grande Leo al solito timone da "mezzo sfigato" dove troviamo anche una (ormai datata) Pandolfi in veste "pasionaria".
All' inizio ero entusiasta: finalmente un film italiano carino e interessante, un inizio spumeggiante e una promessa di dura battaglia per tutta l'opera.
E invece...
Invece, malgrado le premesse, dopo un po' il tutto scade in un calderone di propaganda neofemminista, di strombazzamenti sulla libertà di identità di genere e, come ormai tristemente noto un po' dappertutto, con l'ennesimo tentativo di sdoganamento di spinelli e affini.
Così grazie alla tragica moda imperante del "politically correct a tutti i costi" il film subisce una virata quasi verso il patetico.
Il povero Leo diventa bolso ("Bolso Yoghi", suggerirebbe Massimo Ghini), la triste Pandolfi diventa patetica e tutti i comprimari... non sono più nè carne nè pesce.
E in tutto questo ad avere la peggio è proprio l'eventuale pargolo che dovrà esser messo al mondo (Maschio? Femmina? X? Non è dato saperlo: bisogna per forza essere neutri!). La "creatura" alla fine subisce l'impotenza (non solo fisica) del presunto padre (a mio avviso il padre resta l'amico argentino...) e la dabbenaggine ribelle (quante ne conosco che vivono di proteste di piazza non avendo altro da fare nella vita...) della psicologicamente vuota madre.
Una madre che vorrebbe far credere di avere una "coscienza", ma che in effetti vive come capita (vedi anche lo stato della casa quando la conosce il Leo), accettando vicini criminali (che vengono anche giustamente poi arrestati) e droghe come tranqullanti.
Il tutto mentre il padre, incapace di essere "omo", si limita a calare il capino e accettare di buon grado le situazioni impossibili che si appresta a vivere.
Sicuramente troppo ridotto a macchietta il ruolo del Colangeli con la sua famiglia ridotta volontariamente dagli sceneggiatori e/o dal creatore della trama, ad una perfetta macchietta di standardizzazioni becere di quel che una famiglia non dovrebbe essere.
Ma il colpo di grazia al film la da la totale deriva "buonista" col "volemose bbbene" finale dove tutti si rappacificano con tutti (o quasi: il Leo pare voglia dare un taglio netto ai parenti più prossimi) e dove l'happy ending rovina qualcosa che poteva essere tutt'altro.
Fosse stato per me io avrei concluso il film con una guerra totale, la creatura appena nata data in adozione (giudizio salomonico!) e una classe di sbandati lasciati al loro triste destino (come succede realmente nella vita di tutti i giorni, come ben può capire chi ha la (s)fortuna di conoscere e frequentare ambienti scolastici.
Insomma, bene, ma non benissimo.
Bravi, ma non bravissimi.
Colonna sonora mezza azzeccata e mezza no. Non se ne sentiva il bisogno infatti di certe fesserie come "Bandiera" di Giulia Mei che altro non fanno che accentuare la "desessualizzazione" delle cantanti italiane e delle donne in genere. Mentre il commento musicale del primo "incontro" dei due protagonisti è assolutamente perfetto.
Insomma, questo film viaggia su due velocità e si dovrebbe giudicare su due diverse piattaforme di pensiero.
E alla fine il mio giudizio sta nel mezzo fra "scarso" e "ottimo" (In medio stat virtus).
Però sono realmente stufa di questi filmettini che devono a tutti i costi accontentare tutti e inserire tutte le situazioni e tutti i tipi di persone in un calderone tragicomico che finisce per diventare insopportabile.
Che nei prossimi anni l'unico film possibile da vedere sarà un opera di Angelo Duro.
Ammesso che non diventi buono pure lui!
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