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Ho incontrato Nichetti in un calmo pomeriggio del Febbraio 2006.
"Incontrato" nel senso che l'ho individuato per strada vicino Sant'Ambrogio, nella "nostra Milano" (lui è mio concittadino...), e abbiamo fatto la stessa strada per prendere la Metro.
Lui certo non si è accorto di me in quanto stavo a debita distanza, ma io lo osservavo attentamente, controllavo ogni sua mossa per vedere che tipo fosse.
Lui, un regista che ho imparato ad amare e che più di altri molto più blasonati sa fare il suo lavoro e sa cosa vuol dire "cinema".
Lui era proprio come lo vediamo in giro o nei suoi film: il classico uomo comune. Senza fronzoli, senza gesti superbi e a tratti quasi comico nella sua tanta "normalità".
Io ho sempre apprezzato i suoi lavori fino all'ultimo (allora) "Honolulu Baby", che avrebbe meritato ben altre fortune.
Perchè Nichetti è un puro e puri sono i suoi lavori. Semplici da capire, ma sempre ricolmi di riferimenti a ben altro.
E poi quanta originalità: "Ladri di Saponette", "Volere Volare"... chissà come sarebbero stati oggi in questo mondo più che "digitale".
E la genialità (beh, certo, condita da tanta furbizia che ha permesso di risparmiare, eccome, su effetti speciali e spese di scenografia varie...) di demolire il film nel punto clou e stravolgere la scena del PickUp che naufraga nel lago ghiacciato, buttando in faccia allo spettatore la ricostruzione artificiale col chroma-key, rischiando di infastidire qualcuno, ci fa capire quanto il Nichetti sia fedele alle sue origini e alle sue filosofie di lavoro.
Per non parlare della mescolanza fra reportage delle due blogger e film in realizzazione che di tanto in tanto fa capolino in qualche scena.
Mischiare finzione e realtà, professione e vita quotidiana, sceneggiatura con improvvisazione...
Insomma: passano i decenni, ma i lavori di Nichetti risultano sempre freschi e mai banali.
Si, qua la trama in parte sembra scontata, anche la scoperta (dell'acqua calda, invero) che il marito della protagonista non fosse proprio un santo è telefonatissima, ma non ce ne si fa caso. Il film scorre regolarmente senza scossoni, ma con tante scene che danno da pensare e con una naturalezza che è come bere un bicchier d'acqua.
Certo, Nichetti gioca in casa con la Finocchiaro e la "musa" di Ozpetek qua fa la parte del leone e ci dimostra quanto un "carattere" come il suo se ben sfruttato possa risultare decisivo in un opera come questa.
Non avendo poi letto nulla in anteprima sul film sono rimasta meravigliata a vedere come il tutto sia stato girato nel nostro bel Friuli.
Sembrava davvero di trovarsi fuori Italia nei posti menzionati dagli attori.
Bravo Maurizio che ha saputo sfruttare il nostro Belpaese ricreando atmosfere "foreste" alla perfezione.
Cosa non va in questo film? Direi nulla. O quasi.
Forse l'unico neo dell'opera è di essere troppo corta.
Mi sarebbe piaciuto vedere questa avventura "on the road" più dilatata, magari con altri colpi di scena.
Ma forse il film va bene così e sono solo io ad aver voglia di "più Nichetti", data la lunghissima sua assenza dalle sale cinematrografiche.
Una piccola precisazione: non ho trovato da nessuna parte traccia di questo film e solo sbirciando nel fantastico profilo social di questo "antidivo" ho potuto conoscerne la gestazione e l'uscita nelle sale.
Che poi...uscita...io non sono mai riuscita a trovarlo nelle sale nei dintorni di dove abito e mi sono dovuta accontentare di una visione "di scapocchia".
Nemmeno su giornali e tv o internet ho visto mettere in risalto questa nuova opera di Nichetti.
Un regista che credo l'Italia non si meriti per quanto è ignorato, ma che, di contro, da buona milanese sono fiera di averlo come "vicino di casa".
Insomma...
Ho incontrato Nichetti in un calmo pomeriggio del Febbraio 2006.
Una volta in attesa alla fermata della Metro avrei voluto avvicinarmi, presentarmi, stringergli la mano e ringraziarlo per tutta la sua arte.
E se sollecitata mi sarebbe piaciuto perdermi qualche tempo con lui a parlare della Vita, dell'Universo e di Tutto Quanto.
Ma non lo ho fatto: non ho voluto disturbare la calma di quell'uomo qualunque che normalmente attendeva un treno... per chissà dove.
Lo scriverò qua comunque (anche se so che lui non leggerà mai le mie parole): Maestro, grazie per tutta la sua Arte!
Ma.... a quando un nuovo film??? O_O
P.S. Per essere definito "capolavoro" un film non deve per forza avere attori importanti o ambientazioni incredibili e storie epiche.
Ci sono Gladiatori, Cacciatori di Replicanti, Storie di Guerra, Amore e altro...
Ma anche un "Ladri di Biciclette" in fondo era una pellicola semplice. Semplicissima.
Non lasciatevi quindi impressionare dalla trama umile di questo film, ma cercate di prenderne ogni piccola sfumatura.
E vedrete che alla fine quel regista schiacciato fra la folla lo amerete alla follia e, rompendo voi la quarta parete, cercherete di andarlo a salvare saltando dentro lo schermo!
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