Lavoreremo da grandi |
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Un film di Antonio Albanese.
Con Antonio Albanese, Giuseppe Battiston, Nicola Rignanese, Niccolò Ferrero.
continua»
Commedia,
durata 91 min.
- Italia 2026.
- PiperFilm
uscita giovedì 5 febbraio 2026.
MYMONETRO
Lavoreremo da grandi
valutazione media:
2,46
su
-1
recensioni di critica, pubblico e dizionari.
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SE SON ROSE...
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| domenica 24 maggio 2026 | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||
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Antonio Albanese è come il buon vino (rosso): invecchiando migliora.
Se agli inizi egli era interessante come artista ironico e pungente, pur se assolutamente nonsense (io adoro il nonsense: sono nata con Cochi e Renato, Enzo Jannacci e altri mostri sacri come loro), con l'andare del tempo si è rivelato anche fine osservatore del mondo che lo circonda.
Certo un mondo fatto di acqua (dolce), di provincie (sonnacchiose), di vie laterali, di edilizia popolare, di personaggi di tutti i giorni.
Ma se, appunto, prima tendevo a vedere l'Albanese come un artista secondario, dopo l'eccellente prova ne "L'Intrepido", di Gianni Amelio, ho capito la vera caratura dell'uomo ed ho rivalutato tutta la sua carriera vedendola da tutt'altra prospettiva.
Albanese è "uno di noi" e "parla come mangia".
I personaggi di "Lavoreremo da grandi" sono gli stessi sfigati che possiamo trovare appresso porta, individui che popolano i sobborghi delle città o i paesini più sperduti, Gente senza arte nè parte sempre in cerca di una futile rivalsa che, comunque, non arriverà mai e sempre intenti a cercare di sbarcare il lunario, in un modo o nell'altro.
Sono totalmente in disaccordo con altri commenti che ho letto che riducono questo film ad un opera sbilenca e che cercano di deviare l'attenzione su tutta la trama puntando il dito su cose come il presunto titolo errato (eppure anche se non tutti i protagonisti un lavoro non lo hanno anche il Battiston / Idraulico non sembra proprio un lavoratore provetto...) non andando oltre il proprio naso come vista dell'opera.
Come ha scritto qualcuno "Se non hai profonde basi culturali non puoi apprezzare certe gemme di questo film" e io aggiungo volentieri "Se non hai mai vissuto la provincia italiana, specialmente quella di certi laghi del Nord Italia, non puoi capire appieno la portata evocativa e realistica di questo film".
Qua non siamo davanti a solo quattro "desperados": la stessa figlia dell'Umberto, il rapper col doppio nome, lo schizzinoso Bebo e tutti gli altri sono persone irrisolte in cerca non tanto di autore, ma di un "happy ending" che probabilmente non arriverà mai.
Anche la escort sui generis: nemmeno lei riesce a gestire bene il lavoro che fa alla fine dei conti...
E forse il più fortunato e allegro di tutti è proprio lo stralunato Mathias che, psicolabile ed in preda costantemente ai fumi dell'alcol, vive in un limbo mistico e sereno fregandosene di quel che gli capita attorno (perchè un ebete non capendo nulla vive, appunto, felice in ogni momento della sua esistenza!).
Qua le situazioni finalmente diventano veramente comiche: lo stesso Gigi che sbarca all'inizio del film, aprendolo incoscientemente, e che si limita a fare solo presenza col corpo collassato, strappa più di una risata nei vari momenti che è tirato in causa, pur non facendo proprio nulla se non metterci "la presenza".
Così come lo scoppiettante scambio di battute fra Albanese e Battiston, coppia perfetta per lo scopo, fa sganasciare dal ridere più di poche volte.
Sicuramente non siamo di fronte certi atteggiamenti ironici molto trash stile "cinepanettone", e a volte bisogna calarsi nei panni dei vari personaggi per capire l'ironia della situazione, oltre che fare riferimento alle proprie conoscenze culturali in generale, ma io sono riuscita a ridere spesso e volentieri durante il film, cosa che ormai mi viene difficile vedendo certi stupidi lavori cinematografici spacciati per "comici" e che di comico non hanno quasi mai nulla.
Qua viene sceneggiata la vera vita di tutti i giorni. Si perchè se a qualcuno certe situazioni possono sembrare impossibili o improbabili io stessa ho vissuto e/o sono stata testimone di ben peggio.
L'incoscienza di chi torna a casa alticcio, il cercare di riparare ad un danno creando danni ancora più grandi, le incomprensioni sociali e culturali che sfociano in dialoghi incredibilmente surreali, le conoscenze "strambe", gli stessi vigili urbani che diventano sempre più petulanti in maniera inversamente proporzionale alla grandezza del borgo dove operano...
Ho conoscenze con figli ben peggiori di quelle dell'Umberto e con madri anche più invasive di quella del Beppe.
E di "Mathias" ne conosco diversi, non solo un paio.
Insomma: Antonio Albanese per me si avvia a diventare un vero "Mostro Sacro" nella storia dello spettacolo in Italia, alla stregua di un Proietti o di un Verdone (anche se quest'ultimo ultimamente sembra abbia esaurito la carica creativa eccezionale di un tempo e che viva di quel semplice manierismo scontato che permette ad artisti del suo calibro di non finire in uno squallido e povero "dimenticatoio", ma di arrivare alla pensione con una certa dignità...).
Anche perchè, proprio come i due succitati "big", egli propone una comicità ruspante e verace e legata alla vita di tutti i giorni e non si inventa nulla di strano per far ridere o semplicemente per far riflettere: egli ci sbatte in faccia la realtà. E, come tutti voi ben dovreste sapere, spesso... la realtà supera di gran lunga la fantasia!
Antonio, per te le rose sono veramente fiorite ormai.
Per Mathias invece si consiglia un viaggio a Lourdes (stupenda la scena finale con lui che.... va beh, non parlo per non spoilerare!).
Ottimo film che mi ha regalato qualche ora di allegria spudorata.
Lo consiglio a tutti i puri di cuore, ma non ai finti snob...
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