| Anno | 2026 |
| Genere | Azione, Avventura |
| Produzione | USA |
| Regia di | Harry Bradbeer |
| Attori | Nicolas Cage, Andrew Caldwell, Brendan Gleeson, Jack Huston, Lamorne Morris Li Jun Li (II), Abraham Popoola, Randy Oglesby, Richard Robichaux, Whitney Rice, John Patrick Jordan, Treisa Gary, Albert Malafronte, Brooke McCormick, Cameron Britton, Karen Rodriguez, George Todd McLachlan, Ydaiber Orozco, Hugh B. Holub, Amanda Schull, Lukas Haas, Andrew Robinson, Cary Christopher, Scott MacArthur, Amy Aquino, Michael Kostroff, Joe Massingill. |
| Tag | Da vedere 2026 |
| MYmonetro | Valutazione: 4,50 Stelle, sulla base di 1 recensione. |
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Ultimo aggiornamento sabato 23 maggio 2026
Una serie live action basata sul fumetto Marvel "Spider-Man Noir".
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ASSOLUTAMENTE SÌ
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Da ormai cinque anni, il detective privato Ben Reilly di New York, ha appeso al chiodo la sua identità segreta, "The Spider", lasciando la città in mano al malvivente irlandese Silvermane. Quando viene ingaggiato per rintracciare un uomo in fuga, che si rivela dotato di poteri pirocinetici, Reilly realizza di non essere più il solo superuomo di New York. Il caso successivo lo porta infatti a scontrarsi con un uomo capace di trasformare i propri pugni in sabbia durissima. Presto Silvermane raduna questi superuomini per avere una inarrestabile squadra di scagnozzi e far vincere le elezioni al suo candidato. Reilly cerca di scoprire il segreto delle mutazioni, nella speranza di trovare una cura alla propria condizione, inoltre si innamora della bella cantante Cat Hardy, che però è mantenuta proprio da Silvermane e il malvivente è pronto a uccidere per non lasciarla scappare.
Originale serie televisiva dal gusto postmoderno, Spider-Noir guarda ovviamente al Noir degli anni Trenta, agli eroi pulp dell'epoca e pure ai Freaks e ai mostri della Universal.
Girata con macchine da presa digitali in bianco e nero è stata poi sottoposta, per la versione a colori, a un processo di ricolorazione che spinge al massimo i toni da fumetto e ricorda film come Dick Tracy o The Mask. Spider-Noir è una serie così esteticamente sontuosa che, se la versione migliore è senz'altro quella in bianco e nero, una seconda visione a colori non è una cattiva idea. Infatti se l'estetica dominante è fedele ai classici del noir e dell'horror, con costanti tagli di ombre, moltiplicarsi di specchi, inquadrature drammaticamente oblique oppure che giocano con la profondità di campo, negli ultimi episodi affiorano un paio di passaggi smaccatamente pop, con l'uso di split-screen, che invece sono più appropriati nella versione ricolorata e super-saturata.
La sceneggiatura calza perfettamente questo progetto estetico, con gli scambi di battute veloci e affilate della scuola hard boiled, con una donna al tempo stesso fatale e tormentata e con un boss eccentrico dal grilletto facile. Ambientata durante la Grande Depressione, la serie accenna alla disperazione e il razzismo del tempo, ma la trama con superpoteri la sposta in una zona "bigger than life" dove più che la miseria del presente sono i traumi della passata Prima Guerra Mondiale a tenere banco. Il protagonista in particolare è afflitto dalla propria mutazione, che gli risulta a tratti incontrollabile e lo obbliga a scatti nervosi in posizioni innaturali, dove la fisicità e l'istrionismo di Nicolas Cage danno del proprio meglio. L'attore può infatti divertirsi a tenere il tono stoico di una novello Bogart con la voce di Cagney, ma pure a trasformarsi in un mostro à la Bela Lugosi scatenando la propria verve più sopra le righe. Inoltre, come nelle classiche origini di Spider-Man, Reilly ha la colpa di non aver salvato una persona, ma ribalta il motto dell'Uomo Ragno sognando di perdere i propri poteri, per non doverne così più sostenere la responsabilità e il terribile senso di colpa. Del resto il protagonista non si chiama Peter Parker, bensì Reilly come il clone di Parker nei fumetti, ed è una nuova variante dell'eroe dei film animati dello Spider-Verse.
I registi cavalcano felicemente una grande varietà di ispirazioni: se in una delle prime puntate Reilly va alla proiezione di Pugno di ferro con James Cagney, di cui conosce a memoria le battute, nel sesto episodio arriva invece una sequenza di delirio di gusto espressionista, diretta da Alethea Jones. Il finale con regia del sempre ottimo Greg Yaitanes alterna scene d'azione, una delle quali anche modernamente in piano sequenza, all'omaggio a La signora di Shanghai di Orson Welles.
Diversi villain classici di Spider-Man sono reinventati in questa versione noir, in particolare il sicario con lo stesso nome di Tombstone dalla pelle a prova di proiettile è qui nero e non pallidissimo come nei fumetti, inoltre la sua mutazione gli dona una sorta di supercarapace da crostaceo. Il villain che richiama Electro, qui dice di chiamarsi Megawatt e ha la parlata di un attore fallito, ama citare continuamente Shakespeare e i suoi loquaci dialoghi sono caratterizzati dalla marcatissima teatralità che gli dona il corpulento Andrew Caldwell. Ovviamente Brendan Gleeson si conferma uno degli interpreti più carismatici dei nostri tempi, perfetto in ogni sottile cambio di registro, dal minaccioso all'amichevole al divertito, sempre attraversato da una vena di sottile e sinistra imprevedibilità. Impeccabili poi sia la fatale Li Jun Li sia Jack Huston, che dà il meglio di sé quando viene calato in questo periodo storico, come già in Boardwalk Empire. Ma a riprova dell'eccellenza di una produzione attenta a ogni minimo dettaglio, tutto il cast, dai comprimari come Karen Rodriguez e Lamorne Morris fino ai piccoli ruoli di Lukas Haas o di Cameron Britton, è sempre perfetto nella corporatura, nel look e nello stile di recitazione.