| Anno | 2026 |
| Genere | Drammatico |
| Produzione | USA |
| Durata | 50 minuti |
| Regia di | Vicente Amorim, Steven Caple Jr., Clare Kilner, Michael Cuesta |
| Attori | Yahya Abdul-Mateen II, Billie Boullet, Scoot McNairy, Alice Braga, Thomas Aquino Billy Blanco Jr, Ravel Cabral, Iago Xavier, Ismael Caneppele. |
| MYmonetro | 3,00 su 1 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 29 maggio 2026
Una nuova trasposizione del romanzo di A. J. Quinell.
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CONSIGLIATO SÌ
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John Creasy è un ex agente della CIA in piena depressione e affetto da disturbo post-traumatico da stress. La sua vita è appesa a un filo dopo una missione in Messico finita tragicamente; un suo ex collega, che lavora in Brasile, vuole riabilitarlo e gli affida un incarico. Le cose prendono una piega diversa dal previsto, ma Creasy avrà comunque la possibilità di rimediare al senso di colpa occupandosi della figlia dell'amico e cercando di sventare una minaccia terroristica persistente.
Netflix tende a prendere un prodotto e a rivisitarlo, espandendone il potenziale e l'universo narrativo. Qui accade proprio questo, a partire dal romanzo di Quinnell e dal film di Tony Scott.
È un'operazione più interessante del previsto, se si considera la semplicità della trama e la prevedibilità dei personaggi: figure abbastanza tipiche, con un arco narrativo già visto e rivisto. Gli autori giocano su due fronti: ampliano la profondità emotiva del protagonista e della ragazzina, arricchendo il retroscena e l'antefatto, e introducono una coprotagonista/alleata locale; al contempo aumentano il realismo delle scene d'azione, sia dal punto di vista visivo sia per le potenzialità fisiche del personaggio. La serie riesce in entrambi i compiti e risulta piacevole, grazie a una regia solida e a una buona scrittura dei dialoghi principali. Considerando che il prodotto è essenzialmente intrattenimento puro, con un lieve messaggio sul valore di godere dei rapporti che abbiamo finché è possibile, il risultato è soddisfacente.
L'altra faccia della medaglia riguarda però diversi aspetti che impediscono alla serie di distinguersi davvero. La trama si sviluppa in sette episodi da quasi un'ora, ma sembra non esserci materiale sufficiente per giustificare questa durata: mancano twist davvero coinvolgenti e sottotrame capaci di sostenere il ritmo. Il grande rimpianto, comune alla maggior parte dei prodotti di questo genere, è l'eccessivo ricorso al repertorio preesistente, che paradossalmente rende la narrazione più noiosa e meno efficace rispetto a produzioni meno curate ma più originali.
Questo problema emerge soprattutto nell'aspetto visivo e nella scrittura a compartimenti, dove si avverte la sensazione che "ora deve accadere questo, ora quest'altra sequenza", più per necessità di struttura che per reale esigenza narrativa. L'ironia a sprazzi di alcuni dialoghi è un buon sforzo metanarrativo per cercare di ovviare a questa debolezza, di cui gli stessi autori sembrano consapevoli.