| Titolo originale | Le corset |
| Anno | 2026 |
| Genere | Animazione, |
| Produzione | Francia, Belgio |
| Durata | 90 minuti |
| Regia di | Louis Clichy |
| Attori | Alexandre Astier, Rod Paradot, Brune Moulin, Dimitris Golas . |
| Tag | Da vedere 2026 |
| Distribuzione | Movies Inspired |
| MYmonetro | Valutazione: 4,00 Stelle, sulla base di 2 recensioni. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 21 maggio 2026
Un medico prescrive al bambino un rigido corsetto ortopedico di ferro per permettergli di restare dritto.
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ASSOLUTAMENTE SÌ
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Christophe ha 11 anni e si affaccia all'adolescenza alla fine degli anni ottanta, nella regione francese della Beauce dove sorge la fattoria di famiglia. I tempi sono duri e la raccolta del grano richiede l'aiuto di tutti, con il fratello maggiore che sta già seguendo le orme del padre, un uomo d'altri tempi che ha difficoltà a esprimere le sue emozioni. Le difficoltà per Christophe sono invece fisiche, visto che ha problemi a rimanere "dritto" e dovrà indossare un corsetto metallico che lo tenga in piedi. Sarà l'incontro con Michel, l'organista della chiesa, a farlo appassionare all'arte e a un nuovo strumento, e l'arrivo di Clara sul pullman della scuola a farlo invaghire per la prima volta.
L'animatore Louis Clichy firma un delizioso romanzo di formazione sulle pene dell'adolescenza re-immaginate come una visione "obliqua" del mondo e come una prigione di metallo per un corpo in crescita.
Lo sguardo malinconico ma ottimista del regista viene da lontano e affonda in un'infanzia trascorsa negli stessi luoghi in cui si ambienta il film, che prendono vita grazie ad ariose tecniche di animazione tradizionali a inchiostro, in cui è la luce a creare il movimento.
Salutando i mondi dell'immagine 3D su cui si è fatto le ossa alla Pixar e in qualità di co-regista per due film di Asterix (Asterix e il segreto della pozione magica e Asterix e il regno degli dei), Clichy torna all'animazione frame by frame con un pennello fluido e delicato, che lavora sullo spazio negativo per comporre l'immagine e sui toni dell'acquerello per donarle una certa leggerezza plastica, che ben traduce sullo schermo gli spazi vasti e piatti della campagna in cui è cresciuto.
A completare il tutto c'è il naturalismo della recitazione e della sfera sonora - che si "sporcano" di sussurri e tuonano imponenti nelle sezioni musicali - importanti per creare un ritratto intimista ma gioioso allo stesso tempo. Le frustrazioni di Christophe sono quelle piccole tipiche degli anni della crescita per tutti noi, ma sullo schermo vengono fuori in modo espressionistico, spostando l'asse terrestre e "riallineando" le storture degli adulti alla sua visione giovanile.
L'attenzione di Clichy sta nel sovvertire gli stereotipi qua e là, ad esempio nella figura del padre (l'elemento autobiografico della storia non comprende l'organo né la musica ma è chiaramente radicato nel familiare, come si evince dal figlio del regista che presta la voce al protagonista) che è sì il classico e severo capofamiglia ma lascia trapelare una sua interiorità piena di sfaccettature. Lo stesso vale per gli altri membri della famiglia, per la "sfuggente" Clara e per il buon Michel con il suo organo, centro nevralgico di alcune delle sequenze più memorabili.
Metà anni '80. In una fattoria nel cuore della regione della Beauce, in Francia, l'undicenne Christophe vuole seguire le orme del padre. Non vede l'ora di guidare per la prima volta il trattore, ma quando arriva l'occasione una perdita d'equilibrio fa finire in malora sia l'esperienza che il trattore. Soffre di un'importante scoliosi, il ragazzo, e per "raddrizzare" la questione è costretto da quel [...] Vai alla recensione »