| Anno | 2025 |
| Genere | Azione, Avventura, Drammatico |
| Produzione | Argentina, USA |
| Regia di | Bruno Stagnaro |
| Attori | Ricardo Darín, Carla Peterson, César Troncoso, Marcelo Subiotto, Andrea Pietra Ariel Staltari, Claudio Martínez Bel, Luis-ko. |
| MYmonetro | Valutazione: 2,00 Stelle, sulla base di 1 recensione. |
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Ultimo aggiornamento mercoledì 30 aprile 2025
Serie tratta dalla leggendaria graphic novel scritta da Héctor G. Oesterheld e illustrata da Francisco Solano López
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CONSIGLIATO NÌ
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Buenos Aires: una misteriosa nevicata tossica stermina la popolazione nel giro di poche ore. Juan Salvo, un uomo comune, riesce a salvarsi insieme alla sua famiglia e a un piccolo gruppo di amici rifugiandosi in casa. Presto però il gruppo si rende conto che quella strage silenziosa è solo l'inizio di una vera e propria Apocalisse: una forza aliena invisibile ha dato il via a un'invasione globale. Mentre la città si trasforma in un deserto di morte e desolazione, Salvo e i suoi compagni lottano per sopravvivere e per organizzare una resistenza fatta di ingegno, solidarietà e disperazione, in un mondo dove la minaccia è ovunque e nessuno si salva da solo.
Più che un debutto, quello de L'eternauta su Netflix sembra l'ennesima tappa di un lungo esorcismo culturale.
L'adattamento della leggendaria graphic novel argentina di Héctor Germán Oesterheld, sopravvissuta a colpi di censura, dittature e infiniti tentativi falliti di trasposizione, arriva finalmente sugli schermi con la regia di Bruno Stagnaro (Pizza, birra, faso) e la presenza scenica indiscutibile di Ricardo Darín (Il segreto dei suoi occhi). Ma a che prezzo?
I ripetuti fallimenti traspositivi, spesso rimasti a livello solo progettuale, hanno contribuito ad alimentare la percezione di questa graphic novel come opera "maledetta", difficile da tradurre in immagini in movimento senza tradirne il senso profondo. E non possiamo che confermare questa difficoltà dopo la visione della trasposizione seriale.
Ambientata in una Buenos Aires contemporanea, investita da una letale nevicata tossica preludio di un'invasione aliena, L'Eternauta racconta la lotta per la sopravvivenza di Juan Salvo e del suo gruppo di amici. Malgrado si siano mantenuti tutti i presupposti narrativi, benché il tutto sia spostato in avanti di qualche decennio, la serie tradisce in modo sostanziale lo spirito originale dell'opera. Nel fumetto, infatti, l'eroismo non era individuale, ma collettivo: nasceva dal gesto quotidiano di uomini e donne comuni, costretti a organizzarsi, a sostenersi a vicenda, a rispondere insieme a un cataclisma che li superava. Il vero protagonista era, cioè, la comunità, non il singolo.
La serie, invece, rilegge questa dinamica alla luce di una logica narrativa più convenzionale e internazionale. La scelta di affidare il ruolo principale a un attore di fama internazionale, e di accentuarne il profilo da "eroe esperto", snatura la tensione originaria dell'opera. Questa trasformazione avviene per almeno tre motivi principali: la ricerca di una figura-icona capace di attirare un pubblico globale, l'adattamento ai modelli narrativi dominanti delle serie contemporanee (che tendono a costruire archi di sviluppo emotivo centrati su personaggi singoli) e la semplificazione dei temi politici in favore di una narrazione più accessibile e neutrale.
Questo impoverimento si percepisce con chiarezza anche senza aver letto l'opera originale: la sensazione è quella di un racconto ridotto all'ennesima distopia seriale, priva di radici e urgenza. La serie di Stagnaro, riducendo la portata collettiva del racconto, ne depotenzia infatti il messaggio politico e più radicale: quello che vedeva nella solidarietà, nell'intelligenza condivisa e nell'organizzazione dal basso l'unica via di salvezza di fronte alla distruzione. Ne risulta, anche, una narrazione "fuori tempo", che sembra appartenere a un'epoca passata, quella in cui l'avvento di Internet veniva letto - forse ingenuamente - come strumento di democratizzazione, e le nuove tecnologie digitali promettevano accesso, conoscenza e partecipazione, inaugurando le prime forme di mobilitazione collettiva dal basso.
Ciononostante, la produzione è tecnicamente imponente: l'uso di effetti speciali all'avanguardia e di scenografie spettacolari è degno delle migliori serie sci-fi statunitensi, ma la patina visiva non riesce a coprire una scrittura fiacca. I dialoghi sembrano prelevati da un generico manuale di sopravvivenza apocalittica, più vicini a The Walking Dead che a una riflessione sulla società argentina, palesando così quello che è, forse, il principale scopo della serie: competere con la rinascita del genere, riavviato da HBO con The Last of Us. L'invasione aliena perde la sua carica allegorica, schiacciata dalla necessità di rendere tutto comprensibile, esportabile e vendibile. Ne risulta una serie che tradisce una profonda crisi creativa (di Netflix?), riducendo gli alieni - seppur curati nel design visivo - a semplici mostriciattoli, privi di spessore narrativo e di reale carica simbolica.
Certo, ci sono momenti suggestivi: l'uso dei materiali poveri per costruire armi, protezioni e maschere, la fotografia plumbea delle strade deserte, qualche eco pandemico che richiama il nostro recente isolamento dovuto al Covid-19. Ma sono frammenti, spunti di riflessione non approfonditi. Mancano la tensione sotterranea, l'ambiguità, e soprattutto la politica, quella fatta di rapporti di potere (di cui si percepisce l'assenza), di sparizioni, di resistenza (solo proclamata, mai afferente a un passato storico): un racconto fortemente nazionale, ma piegato alle esigenze di un mercato internazionale.