L'orto americano

Film 2024 | Drammatico, 107 min.

Regia di Pupi Avati. Un film Da vedere 2024 con Filippo Scotti, Roberto De Francesco, Armando De Ceccon, Chiara Caselli, Rita Tushingham. Cast completo Genere Drammatico, - Italia, 2024, durata 107 minuti. Uscita cinema giovedì 6 marzo 2025 distribuito da 01 Distribution. Oggi tra i film al cinema in 1 sala cinematografica - MYmonetro 3,11 su 23 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento lunedì 3 marzo 2025

Un ragazzo inizia una tesissima ricerca della sua amata nel Mid West americano, Il film ha ottenuto 4 candidature ai Nastri d'Argento, L'orto americano è 57° in classifica al Box Office. giovedì 28 agosto ha incassato € 494,00 e registrato 42.817 presenze.

Passaggio in TV
il film è stato trasmesso venerdì 29 agosto 2025 ore 4,00 su SKYCINEMA2

Consigliato sì!
3,11/5
MYMOVIES 2,50
CRITICA 3,20
PUBBLICO 3,62
CONSIGLIATO SÌ
Avati è come sempre abilissimo nel creare atmosfere sospese anche se qui rischia il disorientamento.
Recensione di Paola Casella
domenica 8 settembre 2024
Recensione di Paola Casella
domenica 8 settembre 2024

Bologna, nei giorni della Liberazione: un ragazzo vede entrare dal barbiere una nurse dell'esercito americano e se ne innamora all'istante. Lei è diretta a Ferrara, lui pensa di aver incontrato la donna che aspettava da sempre. Iowa, 1946: il ragazzo è diventato uno scrittore che si appresta a scrivere il romanzo della sua vita, ambientato in parte in America. Una notte sente chiedere aiuto da una voce proveniente dall'orto abbandonato dei vicini, dalla cui casa è scomparsa la giovane Barbara, proprio la nurse della quale si era innamorato in Italia. Scavando nel terreno nel punto dal quale proviene la voce Lui trova un vaso pieno di un liquido opaco con un'etichetta che fa riferimento ai genitali femminili. È l'inizio di una ricerca che porterà il giovane uomo ad Argenta, in provincia di Ferrara, sulle tracce della nurse che non ha mai dimenticato, e del folle che uccide le donne per asportarne e conservarne in formaldeide l'apparato genitale.

L'orto americano è basato sul romanzo omonimo a firma di Pupi Avati, che oltre alla regia cofirma anche la sceneggiatura insieme al figlio Tommaso.

La vicenda narrata è misteriosa, anche perché sembra alludere ad un limite sfumato fra realtà e follia, immagini concrete e visioni fantasmagoriche dal possibile risvolto psichiatrico. La fotografia in bianco e nero di Cesare Bastelli racconta molto efficacemente le campagne dell'Emilia-Romagna, ricreando le atmosfere gotiche e nebbiose delle quali Pupi Avati è cantore, e che sono il teatro ideale per una vicenda di perversioni e cacce alle streghe ambientate nella provincia padana.

Anche le facce sono quelle giuste, da quella enigmatica del protagonista, ben interpretato da Filippo Scotti (il Fabietto di È stata la mano di Dio), a quelle "antiche" di Roberto De Francesco, Massimo Bonetti, Andrea Roncato o la veterana attrice inglese Rita Tushingham. Colpisce soprattutto l'interpretazione di Armando De Ceccon nel ruolo di Glauco Zagotto, che sembra contenere l'eco di quella di Spencer Tracy in Furia.

La ricostruzione d'epoca è precisa ed evocativa non solo di un periodo ma anche di una dimensione magica, grazie alle scenografie di Biagio Fersini e ai bei costumi di Beatrice Giannini, e alcune scene sono molto ben girate, ad esempio quella del tribunale. Ma ci sono anche aspetti stranianti che vanno al di là delle intenzioni narrative, come la recitazione di Morena Gentile nel ruolo di Arianna, la sorella di Barbara, o la erre moscia di Chiara Caselli nei panni di Doris.

È soprattutto la trama convoluta e raminga a lasciare perplessi, rendendo arduo per lo spettatore seguire il filo della vicenda. Avati è abilissimo nel creare atmosfere sospese, insinuare dubbi sulla verità delle immagini alle quali stiamo assistendo, e indagare il lato oscuro delle persone e delle cose, da La casa dalle finestre che ridono a L'arcano incantatore, da Il nascondiglio a Il signor Diavolo. Ma L'orto americano rischia di risultare davvero troppo poco comprensibile per consentirne un vero apprezzamento, e l'incantamento passa in secondo piano rispetto al disorientamento: non quello esistenziale di Lui, ma quello perplesso di chi ha ricevuto informazioni troppo incomplete per capire.

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
lunedì 28 luglio 2025
Ivan il matto

A 86 anni suonati Pupi Avati si permette un horror di categoria 'lusso' da far arrossire Robert Eggers ed il suo ultimo Nosferatu. Fra la via Emilia e il (mid) west, per citare un Guccini d'annata, una vicenda assolutamente visionaria tratta da un suo romanzo, ben scritta, impaginata e fotografata con un B/N da far invidia a Carl Theodor Dreyer.

domenica 23 marzo 2025
Nino Pellino

Ogni volta che Pupi Avati decide di dirigere un thriller-horror, il suo operato è sempre una garanzia di qualità e di interesse per lo spettatore appassionato a questo tipo di genere cinematografico. E anche questa volta, in occasione del film "L'orto americano", il regista emiliano sembra non smentire la sua bravura. La trama è ambientata nell'immediato secondo [...] Vai alla recensione »

sabato 15 marzo 2025
alexia62

Bellissimo film drammatico thriller, tutto tranne che horror!!

sabato 8 marzo 2025
joecondor

Mi è piaciuto molto bene girato ottime atmosfere che Avati sá ottimamente creare ,la storia tiene e Filippo Scotti è veramente bravo.Gli indizi ci sono nella storia thriller ma uno è fuorviante il segno Zodiacale forse fatto apposta tutto il resto si incastra in un finale aperto allo spettatore che ne trarrá le sue conclusioni.

martedì 26 agosto 2025
charlie94

A Pupi Avati si perdona tutto, anche un film come questo, bello per le atmosfere, ma alquanto illogico nello svolgimento.

sabato 5 aprile 2025
ralphscott

Come sempre, più che mai, Avati scava nel passato con risultati convincenti, anche grazie ad un' affascinante bianco e nero. Il suo protagonista trova un barattolo di resti umani, lo spettatore la malìa che lo incolla allo schermo. Che dire poi di abiti ed acconciature d'epoca ? Basta lasciarsi trasportare, e divertirsi con stupore, fianco a fianco del bel visino di Filippo Scotti, [...] Vai alla recensione »

lunedì 17 marzo 2025
athos

Un film magico, misterioso, antico, onirico. Pupi AVati racconta una storia del dopoguerra con un tocco così speciale che solo i veri maestri del cinema riescono a fare.

sabato 8 marzo 2025
goldy

Chi ama l'horror potrà anche apprezzarlo ma gli altri si astengano!

FOCUS
FOCUS
martedì 4 marzo 2025
Rudy Salvagnini

Nel corso di una lunga carriera densa di titoli, Pupi Avati ha affrontato vari generi e varie tematiche: dalla commedia sentimentale al racconto di formazione, dall’affresco storico alla satira sociale, dal thriller all’horror cupo e magari anche demoniaco, fondando nell’occasione quello che è stato definito il gotico padano. L’orto americano sembra quasi essere una summa dell’Avati più cupo e drammatico, con elementi però che fanno leva sui sentimenti e riflettono una speranza che resta viva anche nelle situazioni più sfavorevoli. Il film riunisce infatti diverse anime tenute insieme dallo sguardo personalissimo di Avati: la prima parte è introspettiva con elementi quasi paranormali introdotti in modo diretto e inquietante (la voce che guida il protagonista a scavare nell’orto della vicina), poi subentra una parte dedicata alle indagini del giovane che cerca di squarciare il velo di mistero che attornia la donna che ha visto fuggevolmente e di cui si è perdutamente innamorato, quindi c’è una fase per così dire processuale che segue il giudizio su un uomo accusato di un triplice omicidio dalle caratteristiche brutali, infine c’è una fase che recupera le atmosfere del gotico padano e sfiora persino l’horror pur senza abbracciarlo mai del tutto.

Un film molto articolato e complesso, quindi, nel quale il giovane protagonista, un aspirante scrittore che nessuno vuole pubblicare e che ha un pregresso di malattia mentale o almeno ritenuta tale da chi l’ha preso in cura, viene folgorato dalla visione di una giovane infermiera dell’esercito americano in Emilia nell’immediato dopoguerra e, in una trasferta americana, va a vivere proprio accanto alla casa della madre di quell’infermiera, che sta morendo di crepacuore per l’improvvisa scomparsa della figlia, mentre l’altra sua figlia si sposa con l’ex fidanzato della sorella scomparsa e sembra avere con lei una rivalità che confina con l’odio. Così, in una realtà che gli è ostile ed estranea, il protagonista è guidato da un amore impossibile, nato dalla visione di un istante e destinato a durare per sempre. In questo senso, i riferimenti poetici che punteggiano la prima parte del film sono particolarmente significativi.

La scelta del bianco e nero e dell’ambientazione rétro nell’immediato dopoguerra asseconda il clima riflessivo e nostalgico che domina la vicenda e immerge il personaggio principale in un’aura di quieto pessimismo che si scontra con la sua altrettanto quieta, ma inflessibile, determinazione a non demordere nella ricerca. Delle varie parti che compongono un film episodico e a tratti incostante, a riuscire meglio sono quelle in cui Avati può liberare il suo estro creando atmosfere inquietanti e misteriose nelle quali la normalità della realtà sembra spezzarsi mostrando delle crepe che potrebbero dipendere dalla condizione mentale del protagonista, ma potrebbero anche essere invece l’effetto di subitanee irruzioni di qualcosa che va oltre il reale. In questo senso, è mirabile la parte ambientata negli Stati Uniti, con il giovane aspirante scrittore che scopre l’importanza delle coincidenze che sembrano guidarlo nella ricerca della donna che lo aveva colpito con la sua sola presenza quando era ancora in Italia.
 

STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
martedì 25 marzo 2025
Paola Dei
CineCritica

Pupi Avati, nonostante l'età, firma e dirige una delle sue più suggestive opere e torna al genere horror con il quale iniziò la sua carriera, ma con molti anni di esperienza sulle spalle. Nel suo 43° film il cineasta bolognese riesce a conciliare gotico e romantico, generi con i quali ci siamo abituati a definire il cinema di Tim Burton. Con rara lucidità e un evocativo bianco e nero confeziona un'opera [...] Vai alla recensione »

martedì 25 marzo 2025
Gianlorenzo Franzì
CineCritica

A conti fatti, su quarantatré film girati da Pupi Avati, ben dieci sono horror: come a dire che un quarto della sua carriera è stato dedicato alla paura, al mistero, ed è strabiliante anche considerando che nella percezione comune il buon Pupi non è legato al genere nonostante i risultati altissimi del suo cinema, sempre e comunque. Probabilmente perché il suo horror (quello che si -auto-definisce [...] Vai alla recensione »

mercoledì 12 marzo 2025
Giovanni Guidi Buffarini
Corriere Adriatico

Dopo la Liberazione, un giovane scrittore che parla coi morti si trasferisce negli Stati Uniti e, guarda un po' le coincidenze, la sua vicina di casa è la madre della ausiliaria di cui da un anno è innamorato perso, ci ha scambiato quattro parole in croce, il classico colpo di fulmine. La ragazza non è tornata dall'Italia, dicono sia morta, vittima di un serial che alle donne amputa i genitali.

domenica 9 marzo 2025
Roberto Escobar
Il Sole-24 Ore

L'orto americano (Italia, 2024, 107') inizia a Bologna nel 1945, poco dopo la liberazione, e prosegue in una grigia città d'America. Tornato poi in Emilia, si conclude alla foce del Po. Lì, dove l'acqua del fiume si mescola a quella del mare, «gli aironi e gli angeli si confondono nelle loro traiettorie celesti». Così dice la voce fuori campo nel film che Pupi Avati ha girato in uno splendido bianco [...] Vai alla recensione »

sabato 8 marzo 2025
Mariarosa Mancuso
Il Foglio

Primo colpo al cuore: quando leggiamo nei titoli di testa il nome di Rita Tushingham, leggendaria attrice che debuttò diretta da Tony Richardson, in "Sapore di miele", anno 1961. Il cinema dei "giovani arrabbiati" britannici si lega alla provincia emiliana di Pupi Avati, e per celebrare la riuscitissima unione c'è il gotico americano, altra passione del regista.

sabato 8 marzo 2025
Paolo Zelati
La Voce di Mantova

Nonostante ancora non ami molto parlarne, Pupi Avati, negli anni Settanta, ha realizzato due dei film più genuinamente inquietanti nella storia dell'Horror/Thriller italiano: "La casa dalle finestre che ridono" e "Zeder". Esiste addirittura un sottogenere cinematografico, il "gotico padano", che si identifica al 90% con il cinema horror di Avati (mentre in letteratura lo si identifica nei romanzi di [...] Vai alla recensione »

sabato 8 marzo 2025
Filiberto Molossi
La Gazzetta di Parma

Il regista che parlava coi morti: a 86 anni Pupi Avati, da sempre a suo agio nel torbido, trova al confine tra l'acqua dolce del Po e quella salata del mare un film con cui riabbracciare il gotico, coltivando ne «L'orto americano» i germogli della follia. Girato in un bianco e nero severo e denso, il nuovo film del regista bolognese di «Regalo di Natale» e «Una gita scolastica», cita i classici greci [...] Vai alla recensione »

venerdì 7 marzo 2025
Alessandra De Luca
Avvenire

Nella Bologna del secondo dopoguerra un giovane aspirante scrittore tormentato da problemi psicotici e con una fantasia che vola nel soprannaturale, tra vivi e morti, si innamora di una infermiera dell'esercito americano. Un anno dopo si trasferisce nel MidWest accanto a un'anziana madre afflitta dalla misteriosa scomparsa della figlia. Il giovane comincia a cercare la ragazza in un viaggio che diventa [...] Vai alla recensione »

venerdì 7 marzo 2025
Michele Gottardi
Il Mattino di Padova

Presentato fuori concorso come film di chiusura all'ultima edizione della Mostra di Venezia, "L'orto americano" è un racconto gotico di Pupi Avati che segna il ritorno ad atmosfere e luoghi come il thriller a tinte horror che il regista bolognese ha sempre frequentato, sin dai tempi de "Le case dalle finestre che ridono". Avati porta indietro il tempo della narrazione, a Bologna, ai tempi della Liberazione [...] Vai alla recensione »

giovedì 6 marzo 2025
Mattia Pasquini
Ciak

Presentato in anteprima alla scorsa edizione di Venezia 81, come film di chiusura, L'orto americano di Pupi Avati - in sala dal 6 marzo con 01 Distribution - è anche l'occasione di rivedere il Filippo Scotti di È stata la mano di Dio protagonista di una storia d'amore dalle atmosfere gotiche, più che di un "horror", come è stata generalmente presentata.

giovedì 6 marzo 2025
Raffaele Meale
Quinlan

Cos'ha in comune il giovane aspirante scrittore bolognese protagonista de L'orto americano con Bix Beiderbecke, il geniale trombettista jazz cui Pupi Avati dedicò nel 1991 l'ammaliante e dimenticato Bix - Un'ipotesi leggendaria? Poco, almeno all'apparenza, eppure quando si ha da maneggiare l'immaginario avatiano occorre prestare attenzione soprattutto a quel che non prende corpo nell'immediato ma resta [...] Vai alla recensione »

giovedì 6 marzo 2025
Silvio Danese
Quotidiano Nazionale

Bologna, la Liberazione, ah l'America: un giovanotto s'innamora di un'infermiera. La ritrova da scrittore in Iowa, ma è un percorso dal sottosuolo... Mistery e genere gotico, bianco&nero e follia, con quell'aggrapparsi con cura al melò di provincia noir anni '40 in interfaccia con le ossessioni del delta padano. Tentando, con ostinazione d'autore, di recuperare un se stesso nel corso di carriera, Avati [...] Vai alla recensione »

giovedì 6 marzo 2025
Enrico Danesi
Giornale di Brescia

Tra la via Emilia, il Delta del Po e il (Mid)West. Un territorio composito (insieme ideale e fisico) in cui Pupi Avati colloca «L'orto americano», che prima di diventare un film è stato un romanzo gotico, scritto dallo stesso cineasta: il soggetto riprende gli elementi padani e brumosi di tanti suoi lavori per cinema e tv, innervandoli con un intermezzo americano, sullo schermo reso stilisticamente [...] Vai alla recensione »

mercoledì 5 marzo 2025
Alessio Accardo
Close-up

Arriva in sala L'orto americano, 44° lungometraggio diretto da Pupi Avati e tratto da un suo omonimo romanzo; scelto da Alberto Barbera come film di chiusura della 81° Mostra del cinema di Venezia, secondo alcuni maliziosi commentatori poiché il regista bolognese sarebbe "in quota" centro-destra, avendo sostituito a loro parere nel ruolo di "intellettuale organico" di quel versante politico il compianto [...] Vai alla recensione »

mercoledì 5 marzo 2025
Giovanna Asia Savino
Cineclandestino

Parlare di Pupi Avati in una recensione sarebbe abbastanza riduttivo. Un autore prolifico come lui merita non un articolo, bensì un editoriale e prossimamente lo faremo. Dopo quasi sei anni dal suo ultimo film di genere gotico, Il signor Diavolo, uscito nel 2019, seguito in questi anni da Lei mi parla ancora, Dante e La quattordicesima domenica del tempo ordinario, Pupi Avati a ottantasei anni suonati, [...] Vai alla recensione »

martedì 4 marzo 2025
Rocco Moccagatta
Film TV

Abile a far emergere il perturbante dietro il familiare, il gotico avatiano ha un debole per le case, i loro segreti, i loro nascondigli e spesso gioca a far rispecchiare il mondo rurale padano in quello americano, lontanissimi eppure vicinissimi. Limpida summa di tutto questo, L'orto americano, dall'omonimo romanzo del regista, ha per protagonista un giovane aspirante scrittore mentalmente instabile [...] Vai alla recensione »

martedì 17 settembre 2024
Massimo Causo
Film TV

Dialoga con ciò che non c'è più, L'orto americano, affidato a un personaggio senza nome, che parla coi defunti e persegue l'ossessione per una donna americana scomparsa tra l'Iowa e la Pianura Padana, vittima della sorella o forse di un pazzo romagnolo. In questa sua tarda ma prolifica stagione, Pupi Avati fa film che profumano d'assenza, un po' trasognati per quanto poi avvinghiati a luoghi e personaggi [...] Vai alla recensione »

domenica 8 settembre 2024
Davide Di Giorgio
Duels.it

Persiste la dimensione della memoria nel cinema di Pupi Avati, che nel tornare ancora una volta alle sue sfumature più "nere", intesse un dialogo con la morte. Anzi, con i morti, ovvero i defunti di famiglia a cui si rivolge il protagonista de L'orto americano, ultima fatica dell'autore bolognese, presentata in anteprima a Venezia81 come film di chiusura fuori concorso.

sabato 7 settembre 2024
Emanuele Di Nicola
La Rivista del Cinematografo

Alcuni film sono una dichiarazione di essenza. Un modo per dire "ci sono", per ricordare che quel cinema esiste e c'è sempre stato. E non importa, tutto sommato, quanto siano realmente riusciti o meno perché l'importante è proprio questo, sapere che c'è: L'orto americano di Pupi Avati, girato a 85 anni, film di chiusura del Festival di Venezia 2024 e ritorno al gotico padano che lo stesso regista ha [...] Vai alla recensione »

sabato 7 settembre 2024
Anna Culotta
NonSoloCinema

Si è conclusa con L'orto americano di Pupi Avati l'ottantunesima edizione della Mostra del Cinema di Venezia, selezionato come film di chiusura. Una conclusione affidata a un maestro del cinema italiano - il maestro del gotico padano - e a un giallo in bianco e nero dalle atmosfere sospese e misteriose, che si muove tanto tra gli echi e i fantasmi della storia che racconta tanto tra quelli dello stesso [...] Vai alla recensione »

sabato 7 settembre 2024
Giorgio Amadori
Sentieri Selvaggi

Dopo il sincero e appassionato ritratto del sommo Poeta (Dante, 2022) e il lucido e malinconico La quattordicesima domenica del tempo ordinario (2023), Pupi Avati decide di confrontarsi, ancora una volta, con il genere che l'ha reso un cineasta di fama internazionale. L'autore bolognese, infatti, torna ad esplorare le capacità espressive dell'horror gotico, omaggiando Mario Bava e altri grandi autori [...] Vai alla recensione »

NEWS
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lunedì 27 gennaio 2025
 

L’orto americano sarà presentato in anteprima il 23 febbraio. In programma una retrospettiva per l'attrice candidata agli Oscar. Vai all'articolo »

MOSTRA DI VENEZIA
domenica 8 settembre 2024
Paola Casella

Pupi Avati è come sempre abilissimo nel creare atmosfere sospese scegliendo anche i volti giusti. Film di chiusura della Mostra. Vai all'articolo »

TRAILER
venerdì 30 agosto 2024
 

Regia di Pupi Avati. Un film con Filippo Scotti, Rita Tushingham, Armando De Ceccon, Patrizio Pelizzi, Roberto De Francesco. Prossimamente al cinema. Guarda il trailer »

CELEBRITIES
mercoledì 21 agosto 2024
Veronica Ranocchi

Apprezzato grazie al film di Sorrentino, è protagonista de L'orto americano di Pupi Avati, film di chiusura della Mostra del Cinema. Vai all'articolo »

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