L'infiltrata

Film 2024 | Thriller, 118 min.

Titolo originaleLa Infiltrada
Anno2024
GenereThriller,
ProduzioneSpagna
Durata118 minuti
Al cinema6 sale cinematografiche
Regia diArantxa Echevarria
AttoriCarolina Yuste, Luis Tosar, Iñigo Gastesi, Diego Anido, Víctor Clavijo Nausicaa Bonnín, Pepe Ocio.
Uscitagiovedì 5 febbraio 2026
TagDa vedere 2024
DistribuzioneMovies Inspired
MYmonetro 3,34 su 15 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Arantxa Echevarria. Un film Da vedere 2024 con Carolina Yuste, Luis Tosar, Iñigo Gastesi, Diego Anido, Víctor Clavijo. Cast completo Titolo originale: La Infiltrada. Genere Thriller, - Spagna, 2024, durata 118 minuti. Uscita cinema giovedì 5 febbraio 2026 distribuito da Movies Inspired. Oggi tra i film al cinema in 6 sale cinematografiche - MYmonetro 3,34 su 15 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento lunedì 2 febbraio 2026

Basato sulla storia vera di Aranzazu Berradre Marín, pseudonimo utilizzato da un'agente della Polizia Nazionale che si infiltrò nell'organizzazione terroristica ETA per otto anni. Il film ha ottenuto 13 candidature e vinto 2 Goya, L'infiltrata è 67° in classifica al Box Office. venerdì 20 febbraio ha incassato € 474,00 e registrato 2.799 presenze.

Consigliato sì!
3,34/5
MYMOVIES 3,50
CRITICA 3,17
PUBBLICO
CONSIGLIATO SÌ
Thriller intimo e claustrofobico sul punto di vista - anche di genere - di una donna all'interno dell'Eta.
Recensione di Pedro Armocida
mercoledì 12 febbraio 2025
Recensione di Pedro Armocida
mercoledì 12 febbraio 2025

Dopo aver trascorso diversi anni infiltrata negli ambienti della "izquierda abertzale" ("sinistra patriottica") come simpatizzante dell'organizzazione terroristica Eta, una giovane agente di polizia ottiene ciò che voleva: essere contattata dai terroristi. Hanno bisogno che lei ospiti, nel suo appartamento a San Sebastián, due membri dell'organizzazione che hanno l'obiettivo di preparare diversi attentati. Da questo momento inizia la missione più difficile della sua vita, informare i suoi superiori della polizia nazionale, mentre convive con due terroristi che non si fidano, del tutto, di lei.

Thriller intimo e claustrofobico della regista basca Arantxa Echevarría, L'infiltrata racconta il punto di vista, anche di genere, di una donna nell'organizzazione terroristica dell'Eta speculare a quello della collega che lavora in una squadra di polizia tutta al maschile.

Nella storia del cinema spagnolo si contano un centinaio di titoli, tra film, documentari e serie tv, legati alle vicende del gruppo terroristico e separatista ETA, acronimo di "Euskadi Ta Askatasuna" ("Paesi Baschi e Libertà"), che ha lasciato sul campo 845 persone assassinate, 2.500 feriti e un trauma collettivo che ancora deve essere del tutto elaborato nonostante l'ala militare dell'organizzazione abbia deposto le armi nel 2011 e si sia sciolta nel 2018.

Tantissimi e eterogenei i punti di vista degli autori - c'è stato spazio anche per la commedia con Ocho apellidos vascos e, soprattutto, Fe de etarras - fino alla recente serie tv Patria, tratta dall'omonimo bestseller, che sembrava essere, per certi versi, definitiva sull'argomento. E invece sorprendentemente in Spagna, nel giro di pochi mesi, sono usciti due film che hanno praticamente raccontato la stessa storia, quella di due agenti infiltrate nell'Eta alla fine degli anni '90. Una appartenente al corpo militare della Guarda Civil, nel film di Agustín Díaz Yanes su Netflix Fantasma in guerra, e un'altra della Polizia Nacional in L'infiltrata.

Mettere a confronto i due film è utile per vedere ancora una volta come l'intelligenza naturale possa declinare in modo diverso un argomento molto simile con il film di Agustín Díaz Yanes che ha il respiro dell'affresco storico, con più attenzione al testo e al contesto, grazie anche all'utilizzo di immagini d'archivio mentre quello di Arantxa Echevarría è un primo piano, permanente e effettivo, sulla poliziotta Aranzazu Berradre Marín (pseudonimo della vera agente Elena Tejada) che a 22 anni è riuscita a infiltrarsi nel nucleo della banda terroristica a San Sebastián. A interpretare questa donna, che ha rinunciato alla sua vita per otto lunghi anni, c'è Carolina Yuste, perfetta - ha vinto il premio Goya nel 2025 come migliore attrice protagonista dopo quello come non protagonista per il precedente film della regista, Carmen y Lola nel 2018 - nel tenere costantemente la tensione su di sé per tutto il film (emblematica la sequenza delle sue urla sorde dentro la vasca da bagno).

Con un'attrice con questo carisma, la regista ha avuto gioco facile nell'introdurre con delicatezza, all'interno del tipico assetto da thriller poliziesco, una serie di situazioni che riflettono il carattere gregario delle donne all'interno dell'organizzazione terroristica anche se, verso la sua fine storica, come si vede bene Fantasma in guerra, si scopre che i capi erano cape.

L'infiltrata è diretto, scritto (Amèlia Mora e la stessa regista Arantxa Echevarría), montato (Victoria Lammers) e prodotto (María Luisa Gutiérrez e Mercedes Gamero) da donne, con uno sguardo preciso e con una critica politica feroce dei separatisti dell'Eta a cui la regista di Bilbao aggiunge anche quella di genere, dipingendo i terroristi come maschi (tossici?) che non vogliono le donne troppo tra i piedi. Difficile smentire del tutto questo ritratto (per certi versi confermato anche dal film di Agustín Díaz Yanes) però è evidente che, soprattutto nel ritratto del temibile terrorista Sergio Polo (il "male assoluto" non a caso interpretato da Diego Anido, uno degli attori più 'spaventosi' del cinema spagnolo, tra i protagonisti di As Bestas), c'è il rischio di un'eccessiva semplificazione narrativa, utile sicuramente a generare ulteriore tensione nelle dinamiche del thriller, qui particolarmente intimo e claustrofobico, un po' meno a raccontare la complessità del separatismo basco e delle politiche del governo spagnolo (nello speculare Fantasma in guerra si arriva ad accennare alle torture delle forze dell'ordine).

La regista e sceneggiatrice raddoppia il discorso delle donne in ambienti 'lavorativi' maschili, mostrando come anche nel reparto di polizia addetto a sorvegliare ciò che accade nell'appartamento dell'infiltrata, l'unica agente donna è oggetto di un trattamento diverso rispetto a quello degli altri colleghi, non solo quando si scopre che è 'pure' incinta. Qui entra in gioco il personaggio fondamentale del suo superiore, Ángel Salcedo soprannominato 'l'inumano' e interpretato da un grande del cinema spagnolo, Luis Tosar in questa occasione particolarmente misurato, che gestisce la squadra di supporto e che è stato il 'creatore' dell'infiltrazione, mosso da una sincera competizione con la Guardia Civil che ottiene molti più successi della Policia Nacional (proprio come si vede in Fantasma in guerra).

Sia lui che la giovane agente sono mossi probabilmente da uno stesso desiderio di affermazione della propria identità lavorativa che diventa ragione di vita. È in questa dedizione totale, in questo abbandonarsi completamente a una causa, in questo spogliarsi della propria anima che il film acquista la sua dimensione più interessante perché rispecchia esattamente, e paradossalmente, le motivazioni dell'altra parte, sfociando così in un'inattesa complessità narrativa.

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