| Anno | 2024 |
| Genere | Animazione, |
| Produzione | USA |
| Durata | 96 minuti |
| Regia di | Kelsey Mann |
| Attori | Pilar Fogliati, Deva Cassel, Marta Filippi, Federico Cesari, Sara Ciocca Stash, Amy Poehler, Phyllis Smith, Lewis Black, Diane Lane. |
| Uscita | mercoledì 19 giugno 2024 |
| Tag | Da vedere 2024 |
| Distribuzione | Walt Disney |
| MYmonetro | 3,57 su 19 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 27 giugno 2024
Il film segue Riley durante la sua adolescenza mentre incontra nuove emozioni. Il film ha ottenuto 1 candidatura a Premi Oscar, 2 candidature a Golden Globes, 1 candidatura a BAFTA, 1 candidatura a Critics Choice Award, 1 candidatura a Producers Guild, 1 candidatura a ADG Awards, In Italia al Box Office Inside Out 2 ha incassato 46,5 milioni di euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Riley è diventata officialmente una teenager: il che significa apparecchio per i denti, sonni inquieti e un'improvvisa voglia di rispondere male ai genitori. Il fatto è che con la pubertà la consapevolezza di sé di Riley è andata in crisi, complice anche la scoperta che le sue due migliori amiche, Grace e Bree, andranno in un liceo diverso dal suo dopo l'estate. Al momento però le tre ragazze sono in partenza per un campo estivo di hockey che durerà tre giorni, durante i quali Riley cercerà di farsi accettare da un nuovo gruppo per non correre il rischio di restare da sola in futuro. Il nuovo gruppo è una squadra di hockey composta da ragazze più grandi che la vedono come una primina un po' "cringe", tranne Viv, la caposquadra, che prende Riley sotto la sua ala. Ma Riley sta provando nuove emozioni e nella sala comandi della sua psiche, finora abitata da Gioia, Rabbia, Tristezza, Paura e Disgusto, arrivano Ennui, Invidia, Imbarazzo e soprattutto Ansia, potenza distruttiva che minaccia di sabotare ogni azione messa in piedi dal dream team capitanato dall'esuberante Gioia.
Era davvero difficile dare un seguito a Inside Out, geniale messa in scena dei costrutti che caratterizzano la mente umana osservati allo stato primario dell'infanzia.
Le idee altrettanto geniali alla base di Inside Out 2 sono due: la prima è quella di seguire la crescita di Riley, il cui personaggio che era basato sulla figlia di Pete Docter, regista e sceneggiatore del film originale, e qui invece "solo" produttore esecutivo (la sceneggiatura questa volta è di Meg LeFauve, che aveva co-firmato anche il copione di Inside Out, e Dave Holstein, mentre il soggetto è di LeFauve insieme a Kelsey Mann, storico animatore Pixar qui al suo debutto alla regia). Questo consente ai bambini che hanno amato il primo film e adesso sono diventati adolescenti di crescere insieme al secondo episodio, un po' come è successo per la saga di Harry Potter.
La seconda impavida intuizione è quella di ribaltare la premessa del film precedente, che in effetti alla lunga sarebbe risultata claustrofobica, nello stabilire che siamo tutti eterodiretti da emozioni che esercitano un controllo totale dall'interno verso l'esterno: non a caso il film si chiamava Inside Out. Questa premessa rischiava davvero di farci sentire, soprattutto in giovane età, impossibilitati a gestire quei tipi strani che abitano la nostra mente, che agiscono in autonomia e in modo distinto l'uno dall'altro (altrimenti che caratterizzazioni drammaturgiche avrebbero?).
Inside Out 2 invece punta a far agire sinergicamente le emozioni, comprese quelle nuove, che cercano di soppiantare le precedenti perché questa è l'adolescenza: la necessità percepita di cambiare tutto di sé, cedendo al ricatto dell'approvazione dei coetanei e alla preoccupazione di non essere abbastanza per quel mondo che non è composto solo da genitori comprensivi e amici d'infanzia.
Inside Out 2 fa un ottimo lavoro nel ricreare la confusione e la fragilità emotiva che dominano la testa e il cuore degli adolescenti, divorati da sensi di inadeguatezza e inaciditi dal sarcasmo per nascondere le loro false sicurezze. Se il primo film finiva per accettare tutte le emozioni come legittime, questo individua (correttamente) l'ansia come tossica e inutile per gestire le complessità del reale.
A ben guardare in Inside Out 2 c'è anche una critica della positività incrollabile statunitense (Gioia) per lasciare spazio ad emozioni meno assertive: ma mai fino al punto di cedere alla sfiducia nelle proprie possibilità di riuscita. Il messaggio finale è comunque di autonomia di pensiero e di azione, di ammissione delle proprie responsabilità e di cautela verso il diniego dei propri limiti. Riley deve imparare a dominare le proprie spinte conflittuali senza lasciarsi condizionare da nessuno, comprese le proprie emozioni, che sono tutte legittime, ma devono stare su sedile passeggeri, non mettersi al volante.
Se la regia di Mann è meno pirotecnica e viscerale di quella di Docter, la sceneggiatura crea un crescendo emotivo che culmina in una commozione finale che coinvolgerà anche quei genitori che riconosceranno l'autolesionismo adolescenziale dei loro figli. Peccato che i ruoli collaterali di Ennui (molto azzeccata la scelta di Deva Cassel come doppiatrice, nell'originale Adèle Exarchopoulos) e Imbarazzo, siano poco sviluppati, sia perché sono componenti fondamentali del make-up emotivo di un teenager, sia perché avrebbero potuto costituire una splendida sponda comica, e per la caratterizzazione poco a fuoco di Invidia, che appare molto poco invidiosa.
Arriva nei cinema e anche con grandi risultati ai botteghini di tutto il mondo, il tanto atteso sequel del capolavoro della Pixar, “Inside Out”, e anche questa nuova opera è di ottimo livello. Un film d’animazione divertente, tenero, toccante, incentrato sui cambiamenti e la confusione emozionale dovuta alla pubertà e all’inizio dell’adolescenza di una bambina, [...] Vai alla recensione »
È tutto nella mente. È tutto nella nostra mente, affollata come una riunione di condominio. È nella nostra mente che si incontrano e si scontrano le emozioni. La Gioia, la Tristezza, la Rabbia, sì. Ma anche, questa volta, emozioni più sottili e ambigue.
Ogni volta che vedo un film Pixar, e in particolare Inside Out e, adesso, Inside Out 2, ho come la sensazione che loro, gli alchimisti delle sceneggiature Pixar, siano gli unici capaci di portare al cinema tutto quello che la letteratura del Novecento, da Proust a Borges, e la scienza, da Bergson a Freud a Oliver Sacks. Tutto quello che la nostra coscienza ha elaborato sembra poter approdare in un film Pixar.
È come se loro fossero dentro il futuro, mentre tanti bravi autori di animazione sono fermi a Esopo, o ad Andersen, a Collodi o ai fratelli Grimm. I film Pixar sembrano usciti da un’équipe di poeti e premi Nobel per la psicologia.
L’idea di Inside Out era semplice e geniale. L’intuizione che siamo tutti creati, modellati, dominati dalle nostre emozioni. Nel 2015, in Inside Out di Pete Docter, la ragazzina Riley, undici anni, viveva secondo le indicazioni di una specie di torre di controllo dentro la sua mente. Nella quale convivevano – e discutevano, e litigavano – le sue emozioni.
Adesso, in questo sequel diretto nove anni dopo da Kelsey Mann, da un copione di Meg LeFauve e Dave Holstein, la faccenda si complica, la ragazzina cresce. Appaiono emozioni nuove, più sottili, più adulte. Ma il gioco, può dire lo spettatore, è sempre lo stesso. Come può affascinarci di nuovo?
Beh, io non sono una ragazzina di tredici anni, non vengo dal Minnesota, non ho mai sognato di giocare a hockey come Riley. Eppure so che quel film parla anche di me. So cosa vuol dire quell’enorme pulsante rosso che appare all’improvviso, con scritto 'pubertà', un allarme atomico che ho vissuto sulla mia pelle come credo tutti gli abitanti di questo pianeta. E anche io ho sentito affiorare dentro di me una creaturina nervosa, tremebonda e insicura che cerca di pianificare tutto: l’Ansia. Così come a tredici anni ho conosciuto l’Imbarazzo. E mi sono sentito così, una cosa informe, maldestra, mal vestito in una tuta, una figura brutta che si nasconde allo sguardo degli altri.
Non sorprende leggere di come il team del film abbia consultato varie ragazzine di tredici anni, per capirle, per capire i loro sentimenti, le loro paure, le loro doppie e triple verità. Ed ecco irrompere nel film l’Ansia, l’invenzione forse più eclatante de film. Una wrecking ball che spacca i muri diventati fragili delle sicurezze di Riley.
E mentre la storia oscilla fra i due piani, quello del mondo “reale” e quello che accade dentro la testa di Riley, noi corriamo in un ottovolante lungo tutte le sue complessità. E scopriamo, una volta di più, che siamo fatti di gocce di memoria e di flussi di coscienza, che il senso di Sé di ciascuno è un alberello fragile, di ghiaccio, pronto a farsi inghiottire. Non sono sicurissimo che Inside Out 2 sia un film per bambini, ma sono sicurissimo che sia un film per tutti coloro che hanno toccato, sfiorato, conosciuto l’adolescenza e ne sono stati travolti.
Tradizione vuole che, quando la Pixar si cimenta nella dura arte del sequel, quasi mai il risultato sia all'altezza dell'episodio precedente. Da Cars 2 a Alla Ricerca di Dory, da Gli Incredibili 2 a Monsters University (in realtà un prequel, ma poco cambia), ogni aggiunta al filone narrativo di un'opera prima sembra destinato a lasciare nello spettatore la sensazione di un lieve ma evidente passo indietro, [...] Vai alla recensione »