| Titolo originale | Le Tableau Volé |
| Anno | 2024 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Francia |
| Durata | 91 minuti |
| Regia di | Pascal Bonitzer |
| Attori | Alex Lutz, Léa Drucker, Nora Hamzawi, Louise Chevillotte, Arcadi Radeff Laurence Côte, Matthieu Lucci, Ilies Kadri, Vincent Nemeth, Alexandre Steiger, Doug Rand, Peter Bonke, Adrien de Van, Christophe Paou, Taddeo Kufus, Eric Marcel, Morgane Lombard, Lucia Sanchez, Joël Lefrançois, Philippe Dusseau, Axelle Bossard, Gilles Louzon, Yun-Ping He, Marisa Borini, Alain Chamfort, Olivier Rabourdin. |
| Uscita | giovedì 8 maggio 2025 |
| Tag | Da vedere 2024 |
| Distribuzione | Satine Film |
| MYmonetro | 3,39 su 16 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento mercoledì 7 maggio 2025
Ispirato ad un fatto realmente accaduto, un film che racconta le disavventure di un uomo e di un quadro rubato. In Italia al Box Office Il quadro rubato ha incassato 163 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Un giorno André Masson, un esperto d'arte che lavora come banditore della celebre casa d'aste Scottie's, riceve una lettera in cui gli viene comunicato il ritrovamento di "I girasoli", un dipinto di Egon Schiele, scomparso dal 1939 dopo essere stato saccheggiato dai nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale. Si trova nell'abitazione di Martin, un giovane operaio chimico che abita a Mulhouse, nell'Est della Francia. Piuttosto scettico sulla sua autenticità, André si reca comunque sul posto per esaminare il quadro assieme a Bertina, una sua collega ed ex-moglie per valutarlo e, dopo un'attenta analisi, scopre che si tratta dell'originale.
Da questo momento la sua carriera può decollare definitivamente ma ci sono alcuni eventi che invece possono metterla in crisi. André punta ad avere per il dipinto il miglior prezzo possibile ma un potenziale acquirente gioca al ribasso. Potrà contare però sull'aiuto decisivo di Aurore, una stagista dal comportamento ambiguo con cui ha un rapporto conflittuale.
L'inganno dell'arte. Si muove lungo la dialettica tra vero e falso il film di Pascal Bonitzer, ispirato a un'incredibile storia realmente accaduta e il cui titolo rende dichiaratamente omaggio a L'hypothèse du tableau volé di Raúl Ruiz.
Non c'è l'unità di luogo del film del cineasta cileno che si svolgeva all'interno di una casa borghese, ma si avverte la sua stessa natura thriller, lì evidenziata dalla scomparsa di uno dei sette dipinti di Frédéric Tonnerre. Non c'è il quadro al centro della scena né il carattere illusionista/magico di Welles di F for Fake. Ma è indubbio che "I girasoli" di Schiele sia il vero protagonista nascosto di Il quadro rubato. Prima c'è la sua tenue luce che comunque illumina la parete in cui è appeso. Poi rivela gradualmente la sua identità, prima la sua autenticità e poi il suo valore.
Attorno al dipinto si muovono i destini dei protagonisti, da André Masson sempre sul filo dell'instabilità resa dalla recitazione volutamente disturbante di Alex Lutz, a Martin che ha quasi paura del cambiamento che può avere la sua vita fino ad Aurore che rappresenta quasi l'opposto di Bertina; le due protagoniste femminili sono anche in evidente contrapposizione, quasi in un continuo cortocircuito tra luce e ombra, sottolineata dalla rispettiva interpretazione di Louise Chevillot e Léa Drucker. Anche se diversissime, Bonitzer le mostra come due figure sfuggenti, apparentemente ai margini della storia, ma che poi diventano decisive ogni volta che agiscono. Oltre che sul quadro di Schiele, anche sulla caratterizzazione di Aurore il cineasta francese estende la sua riflessione sull'imbroglio, la truffa, evidente nelle bugie che la ragazza racconta sulla sua vita.
Il quadro rubato è un film che mostra non tanto il mondo della pittura ma chi ne trae profitto. Per questo sono tese ed incalzanti le scene delle aste, dove quella finale del quadro è già anticipata da quella di un libro. C'è nello sguardo del cineasta un'indiscutibile eleganza ma anche una tensione nascosta. In ogni immagine si possono rintracciare i misteri che si possono cogliere guardando "I girasoli".
Ma Bonitzer non ne fa una dichiarazione di estetica. Ex-critico dei Cahiers du cinéma, il cineasta si interroga (stavolta dal punto di vista del cineasta) sulla bellezza e sul valore dell'arte. Al tempo stesso si collega con la sua filmografia come regista mettendo in evidenza come la vita del protagonista possa essere stravolta da un evento (come in Jean-Pierre Bacri in Cherchez Hortense) o si confronta con i generi come il giallo, come è già accaduto in Alibi e sospetti. In più, l'illusione di un'alternanza tra vita reale e rappresentazione lascia avvertire l'influenza dell'opera di Jacques Rivette con cui Bonitzer ha collaborato a più riprese come sceneggiatore.
Caratterizzato da uno stile classico ma efficace, Il quadro rubato è una commedia/thriller morale ed acida dalla scrittura brillante, un tableaux vivant dove i personaggi rivelano le loro ossessioni e la loro follia grazie anche alle prove di alto livello dei suoi attori. Un cinema sull'ambiguità vecchio stampo, controllato formalmente ma che sa essere anche intrigante.
«Questo è un mestiere che consiste nel recitare una parte, nel mettere in scena uno spettacolo», osserva Aurore, giovane stagista dall'aria insieme docile e perturbante: una frase che vale come chiave d'accesso non solo al microcosmo dell'arte che Pascal Bonitzer mette in scena né Il quadro rubato, ma al gesto stesso del rappresentare, alla sua ambiguità strutturale, alla sua vocazione a dire il vero [...] Vai alla recensione »
André Masson è un esperto d'arte che lavora presso una pregiata casa d'aste parigina: all'apparenza arrogante, senz'altro disincantato, pur di vendere un pezzo si dichiara disposto a «comportarsi come una prostituta», metafora con la quale spiega alla stagista Aurore l'essenza della professione. Chiamato a valutare un dipinto attribuito a Egon Schiele e ritrovato nella casa di Martin, giovane operaio [...] Vai alla recensione »
Il mercante d'arte André riceve una chiamata. Sembra che a casa di un giovane operaio di Mulhouse ci sia un quadro di Egon Schiele, I girasoli, trafugato e creduto distrutto dai nazisti. L'operaio, ne ignora il valore e vuole venderlo. Sarà mica il caso di dare un'occhiata al dipinto? Certo che sì. Sarà mica il caso di dare un'occhiata al nuovo film del vecchio Bonitzer? Certo che si.
Il sogno di tutti i critici d'arte. Di tutti i curatori di musei. Dei sognatori che pensano di fare soldi con la crosta che sta in cantina. André Masson, banditore presso la casa d'arte Scottie's, riceve una lettera che dice: "Guardi che abbiamo ritrovato un quadro di Egon Schiele, quello con i girasoli". Era scomparso dal 1939, saccheggiato dai nazisti durante la Seconda guerra mondiale.
Ritrovato da una modesta famiglia di provincia, rubato dai nazisti nel '39, il meraviglioso dipinto I girasoli di Egon Schiele (ma è vero?) mette in moto un sorprendente, sagace percorso giallo tra arte, società, coppie e famiglie, un surplace coinvolgente e rivelatore. Bonitzer, grande sceneggiatore (di Rivette, Téchiné e Ruiz) qui è un regista sovrano e insieme delicatissimo nel mantenere l'ambiguità [...] Vai alla recensione »
I Girasoli di Schiele ritrovati (la storia è vera) da un battitore d'asta ambizioso e un giovane e timido operaio che rinuncia al denaro per onestà, ed è l'unica figura morale in un mondo di squali. Commedia dove da una parte l'arte è merce e il denaro è tutto, dall'altra c'è il valore dell'amicizia che conta più dei soldi. Personaggi un po' slabbrati e un po' troppo costruiti, ma l'equilibro tra [...] Vai alla recensione »
Il film prende spunto da un fatto realmente accaduto poco dopo il 2000. Alex (Lutz), che lavora in una casa d'aste internazionale, riceve una lettera che sostiene l'esistenza di un quadro di Egon Schiele a Mulhouse, cittadina francese ai confini con la Germania. Insieme all'ex moglie Bertina (Drucker) va alla ricerca del quadro per autenticarlo e, sbalorditi, i due riconoscono I girasoli, una cupa [...] Vai alla recensione »
È un giallo ambientato nel mondo oscuro e scintillante delle case d'asta. No, è una commedia che costruisce una serie di ipotesi amorose per poi smontarle con sistematica brillantezza. Macché, è una riflessione sulle classi sociali che rielabora una storia vera il ritrovamento di un dipinto perduto di Egon Schiele nella casa di un ignaro operaio di Mulhouse, in Alsazia per esplorare le diverse sfumature [...] Vai alla recensione »
Pascal Bonitzer (classe 1947!!!) è uno dei decani della sceneggiatura francese e non solo. La sua penna, che si è affilata sui Cahiers du Cinema, ha lavorato tra gli altri per Techiné, Rivette (soprattutto), Ackerman, Fontaine e Verhoeven. Come regista ha firmato nove regie, di cui forse la più importante è la prima, Encore (1996), anche se da noi sono stati distribuiti Piccoli tradimenti (2003) e [...] Vai alla recensione »
C'è una lunga tradizione di film, basati su fatti reali oppure completamente inventati, incentrati sulle avventurose vicende legate a dipinti rubati. I film basati su fatti reali hanno non di rado a che fare con le vicende accadute durante il Nazismo, quando il regime, nel 1937, fece esporre a Monaco le opere di quella che venne battezzata "entartete Kunst", ovvero arte degenerata, opere di avanguardia, [...] Vai alla recensione »
«I girasoli» di Egon Schiele, dispersi in epoca nazista, rispuntano a sorpresa in casa di un operaio che sbarca a fatica il lunario. All'asta saranno battuti a 25 milioni di euro ma chi intascherà l'assegno... Un film nobile ed elegante che mette a confronto rapacità e galanteria. Buona la scrittura e gli interpreti, peccato per l'argomento un po' abusato.
Ispirato ad una storia vera, il film di Bonitzer ripercorre la vicenda del dipinto di Egon Schiele I girasoli, nato da una rilettura del quadro di Van Gogh, che si credeva perduto poiché saccheggiato dai nazisti durante l'ultima guerra e destinato alla distruzione come arte degenerata. È stato poi ritrovato invece nella modesta abitazione di Martin (Arcadi Radeff), un giovane operaio francese che vive [...] Vai alla recensione »
Il film che Il quadro rubato dovrebbe o potrebbe essere e che lo stesso titolo suggerisce - e cioè la storia del furto di un dipinto ritrovato di Egon Schiele - è in realtà ciò che il suo autore scientemente lascia fuori campo, costruendo la sua mirabile sceneggiatura (Bonitzer è soprattutto uno sceneggiatore) su ciò che ruota attorno al quadro stesso.
Nel 1914, dopo aver visto I girasoli di Vincent van Gogh, Egon Schiele restò così suggestionato da realizzarne una versione personale: anziché appariscenti e rigogliosi, i suoi fiori sono appassiti e smorti, a testimoniare l'atmosfera tragica dell'incipiente Prima guerra mondiale. Creduta scomparsa dal 1939 e stimata da Christie's tra i 4 e i 6 milioni di sterline, nel 2003 l'opera risbucò all'improvviso [...] Vai alla recensione »
Correva l'anno 2000 quando in casa di un giovane operaio chimico nella periferia di Mulhouse, nella provincia francese, avvenne il sorprendente ritrovamento de "I girasoli", un dipinto di Egon Schiele disperso nel 1939 nel caos delle spoliazioni naziste e delle distruzioni della cosiddetta "arte degenerata". Come è noto, il pittore e incisore austriaco lo dipinse in omaggio al famoso quadro di Van [...] Vai alla recensione »