| Anno | 2024 |
| Genere | Animazione |
| Produzione | Italia, Germania |
| Durata | 70 minuti |
| Regia di | Giovanni Columbu |
| Tag | Da vedere 2024 |
| MYmonetro | Valutazione: 4,00 Stelle, sulla base di 2 recensioni. |
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Ultimo aggiornamento martedì 4 febbraio 2025
Alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale, dei ragazzi rubano dei cavalli subendone le conseguenze. In Italia al Box Office Balentes ha incassato 3,5 mila euro .
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ASSOLUTAMENTE SÌ
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Nell'entroterra sardo del 1940 la guerra si avverte soltanto come un'eco lontana, e lo stesso può dirsi per la modernità tutta. In un contesto povero e rurale, Ventura e Michele, grandi amici di 11 e 14 anni, si mettono in testa di rubare e liberare dei cavalli da un allevamento militare della zona, prima che gli animali possano essere venduti all'esercito e poi imbarcati per andare a combattere. Tra la bravata e il gesto valoroso, l'impresa viene scoperta e l'intervento delle milizie armate mette in pericolo i due ragazzi.
Elegiaco e crepuscolare, il primo film animato del regista Giovanni Columbu è una capsula dal passato che evoca un mondo a parte dalla storia del nostro paese.
Columbu, che viene da una prolifica carriera tra arte, televisione e cinema stesso, si mette alla prova in un formato nuovo e sforna un'opera di folgorante originalità stilistica. Sue sono infatti le migliaia di disegni, su acrilico e carta, che vengono poi animate al rotoscopio per dar vita a immagini di grande dinamismo pittoriale in bianco e nero. Una tecnica che suggerisce gli eventi più che catturarli appieno, e che gioca con le sagome e le ombre sui paesaggi a contrasto. Benché riempiano spesso lo schermo attraverso lo spazio negativo, tali composizioni non sono mai inerti; grande merito è anche del notevole lavoro sul sonoro, attento ad accompagnare i dialoghi con un tangibile spettro uditivo elevato al medesimo livello: il vento, il crepitio del fuoco, i passi sul terreno e tutti gli altri elementi del luogo radicano le animazioni in un reale che si costruisce passo passo nella mente dello spettatore.
La storia si basa su fatti realmente accaduti e tramandati a voce al regista da sua nonna, in quel luogo di confine tra mitologia popolare, folklore e documento storico. È un racconto che parla dell'epoca soltanto di riflesso, nonostante sia intriso di quella cupezza che accompagna i periodi oscuri. L'orizzonte più immediato è quello della giovinezza come veicolo sia dell'ingenuità che dell'idealismo, dei gesti futili ma simbolici anche nella loro tragicità. Sarebbe stata una bella "balentia", una prodezza, se i due protagonisti fossero riusciti a liberare quei cavalli: una piccola epopea incastonata in un mondo altrimenti ben piantato per terra, fors'anche prigioniero della sua mestizia.
Nel 1940, alla vigilia della Seconda guerra mondiale, Ventura e Michele, ragazzi sardi di 11 e 14 anni, rubano da una azienda agricola dei cavalli destinati all'esercito e a una anacronistica e atroce morte (vedi War Horse di Spielberg, ambientato però durante la Grande guerra). La soffocante atmosfera fascista dell'epoca, frutto di rassegnazione allo sfruttamento, mai dimenticate violenze squadriste, [...] Vai alla recensione »