| Anno | 2024 |
| Genere | Documentario |
| Produzione | Italia, Libano, Francia, Colombia |
| Durata | 70 minuti |
| Regia di | Giovanni C. Lorusso |
| Attori | Arafat Yasser Al Ali, Muhammad Ramzi Zayed, Jinen Al Ali, Jihad Khalaf Esa Nour Amjad Al Nasim, M Obama, Muhammad Esam Ghannam, BGYBissan Yasser Al Ali. |
| MYmonetro | Valutazione: 3,50 Stelle, sulla base di 2 recensioni. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 2 settembre 2024
Un giorno nella vita di una comunità di rifugiati palestinesi nell'ospedale abbandonato noto come ex Gaza Hospital a Sabra (Beirut, Libano) attraverso gli occhi dell'undicenne Arafat. In Italia al Box Office A Man Fell ha incassato 213 .
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CONSIGLIATO N.D.
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"Il Gaza Hospital era il migliore ospedale del Medio Oriente. Prima che arrivassero gli israeliani, arrivavano persone da tutto il mondo, i dottori più importanti hanno lavorato qui (...) e poi la milizia venne e rubò tutto". Nel buio quasi totale, la voce di un uomo apre quest'immersione nel Gaza Hospital di Sabra. Città il cui nome è tristemente noto per il massacro del 1982 di sciiti libanesi e cittadini palestinesi, ad opera delle Falangi libanesi e dell'esercito israeliano. Già ospedale dell'OLP (Organizzazione per la Liberazione della Palestina), il Gaza Hospital è stato smantellato ed è diventato rifugio per i palestinesi lì esiliati. Tuttora è una fortezza fatiscente di undici piani, l'ultimo riparo per un'umanità al limite della sopravvivenza, asserragliata nel degrado e sospesa in una dimensione atemporale. Secondo l'Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l'occupazione sono circa mezzo milione (dati del 2019) i palestinesi residenti in Libano fin dai tempi della Nakba, l'esodo forzato del 1948. In quanto privi di documenti, lo sono anche di assistenza sanitaria, scolarizzazione, lavoro, casa. Abbandonati a se stessi in un limbo, anche dall'ONU e dall'ambasciata, ma non hanno perso il sogno di ritornare in Palestina. Tra loro, bambini come Arafat e Muhammad cercano di distrarsi con piccoli giochi e vorrebbero esplorare i pericolosi piani sotterranei dell'edificio, alcune loro coetanee, come Noor, cercano carta e pennarelli con cui disegnare, o lo fanno sui muri, altre cantano, ballano, o si prendono cura di piccole piante invasate in bottiglioni di plastica; alcune ragazze più grandi, come Jinen, ascoltano musica e si truccano, altri adulti fumano, si fanno compagnia coi pochi telefoni cellulari, qualcuno cerca delle carte da gioco perse.
Tra gli occupanti dell'edificio gira voce che un uomo sia caduto, cercando di intrufolarsi in una casa per rubare. È una leggenda o è accaduto veramente? In ogni caso, è l'unica domanda che movimenta l'infinita giornata dei segregati.
Prodotto da Labo GCL, Primates, Revok con il supporto dell'Atelier Milano Film Network 2023, A Man Fell è interamente girato in soli diciotto giorni da Lo Russo all'interno dell'ex ospedale, con inquadrature fisse che documentano il tempo dilatato e privo di dignità dei suoi abitanti. È il secondo lungometraggio di Lo Russo dopo Song Of All Ends, presentato a Bellaria Film Festival e al FCAAAL di Milano nel 2024 e incentrato su una famiglia in un campo profughi palestinese di Shatila a Beirut.
Il regista è anche direttore della fotografia e la direzione estetica del film è dettata infatti tutta sulla luce negata e la sfida del riprendere un contesto simile, tra mancanza di elettricità e un'illuminazione parziale e limitata, finestre che delimitano lo spazio della vita e indicano la possibilità di una speranza, torce elettriche indispensabili per esplorare i piani completamente bui, terrazze piene di spazzatura che sono l'unico approdo alla vita, tramite il sole, la visione di un orizzonte. L'edificio sembra assorbire e annullare la luce che proviene dall'esterno, unico segnale di una città in movimento insieme al brulicare sonoro che arriva dalla strada insieme alle preghiere della moschea. Il film è scritto da Lo Russo e co-prodotto con Yasser Kamal Al Ali, barbiere già abitante del Gaza Hospital con i suoi tre figli, insieme al quale, per un incontro fortuito, il progetto ha potuto nascere. Insieme hanno assemblato la struttura del film, tra osservazione e messa in scena di situazioni tra un appartamento e l'altro. Nelle parole di Lo Russo, una documentazione ravvicinata di "un monolite di resistenza passiva della condizione palestinese".
Il Gaza Building, un ex ospedale dell’OLP, è un simbolo della sopravvivenza palestinese nel campo profughi di Sabra (Beirut) a nord del campo di Shatila. Negli undici piani dell’edificio, l’adolescente Arafat passa il tempo a spiare il suo vicino, a distruggere le parti cadenti della struttura e ad addestrare il suo cane. Insieme al suo amico Muhammad pensa a come esplorare i sotterranei proibiti, dove «ci sono solo sesso, droga e morte». Nel frattempo tutti nel palazzo parlano della storia probabilmente falsa di un uomo che è caduto dal quarto piano dell’edificio per motivi ignoti.
“Il Gaza Hospital era il migliore ospedale del Medio Oriente. Prima che arrivassero gli israeliani, arrivavano persone da tutto il mondo, i dottori più importanti hanno lavorato qui (…) e poi la milizia venne e rubò tutto”. Nel buio quasi totale, la voce di un uomo apre quest’immersione nel Gaza Hospital di Sabra. Città il cui nome è tristemente noto per il massacro del 1982 di sciiti libanesi e cittadini palestinesi, ad opera delle Falangi libanesi e dell’esercito israeliano. Già ospedale dell’OLP (Organizzazione per la Liberazione della Palestina), il Gaza Hospital è stato smantellato ed è diventato rifugio per i palestinesi lì esiliati.
Tra gli occupanti dell’edificio gira voce che un uomo sia caduto, cercando di intrufolarsi in una casa per rubare. È una leggenda o è accaduto veramente? In ogni caso, è l’unica domanda che movimenta l’infinita giornata dei segregati.
Il film è scritto da Lo Russo e co-prodotto con Yasser Kamal Al Ali, barbiere già abitante del Gaza Hospital con i suoi tre figli, insieme al quale, per un incontro fortuito, il progetto ha potuto nascere. Insieme hanno assemblato la struttura del film, tra osservazione e messa in scena di situazioni tra un appartamento e l’altro. Nelle parole di Lo Russo, una documentazione ravvicinata di “un monolite di resistenza passiva della condizione palestinese”.