Imaculat

Film 2021 | Drammatico 114 min.

Regia di Monica Stan, George Chiper. Un film Da vedere 2021 con Ana Dumitrascu, Vasile Pavel, Cezar Grumarescu, Ilona Brezoianu, Rares Andrici. Cast completo Genere Drammatico - Romania, 2021, durata 114 minuti. - MYmonetro 3,00 su 5 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento giovedì 9 settembre 2021

Una ragazza confinata in un centro di riabilitazione per tossicodipendenti che diventa luogo deputato all'osservazione delle relazioni di potere che si instaurano all'interno di un gruppo Il film è stato premiato a Venezia,

Consigliato sì!
3,00/5
MYMOVIES 3,00
CRITICA 3,00
PUBBLICO
CONSIGLIATO SÌ
Un dramma autobiografico astratto nei toni ed essenziale nelle riflessioni.
Recensione di Roberto Manassero
giovedì 9 settembre 2021
Recensione di Roberto Manassero
giovedì 9 settembre 2021

La giovane Daria viene ricoverata in un centro di riabilitazione per disintossicarsi dalla droga, dipendenza lasciatale da una relazione finita da tempo. Bionda, timida, dall'aria innocua e innocente, Daria viene inizialmente coperta di attenzioni e lusinghe da parte degli altri pazienti, salvo poi cominciare a essere abusata psicologicamente e fisicamente. Poco alla volta, però, pagato il prezzo dell'inesperienza, comprende le complesse regole dell'istituzione in cui si trova e prova a ribaltare la situazione in suo favore.

Un dramma stilizzato sui rapporti di forza all'interno di un sistema chiuso, con una protagonista forte della propria fragilità e ambiguità.

Immaculat nasce da un episodio autobiografico di Monica Stan (co-regista del film con George Chiper-Lillemark), che a 18 anni finì in riabilitazione e capì in prima persona la complessità delle relazioni in un ambiente dalle regole coercitive. Da quell'esperienza dolorosa e formativa è nato un racconto astratto nei toni ed essenziale nelle riflessioni, visivamente concentrato sui volti dei personaggi e moralmente interessato a osservare li modo in cui si modificano nel corso del tempo i rapporti di forza fra dominatori e dominati, vittime e carnefici, predatori e prede.

Il film è ovviamente centrato su Daria, con le inquadrature strette in formato anamorfico che ingabbiano il volto dell'attrice Ana Dumitrașcu, ma si apre anche agli altri pazienti della struttura riabilitativa, i quali entrano in relazione con la protagonista e sviluppano personalità cangianti e in perenne conflitto. I colori uniformi dei costumi (virati sul grigio e sul beige), le severe scenografie dell'ambiente ospedaliero e la fitta rete di dialoghi spingono il film verso una una razionalità di stampo teatrale; al tempo stesso, però, il continuo variare dei legami, i ribaltamenti di ruoli e di posizioni, lo portano in territori impreviste e spiazzanti.

Il modello del prison movie ispira l'evoluzione della trama e le continue negoziazioni a cui la protagonista è costretta per sopravvivere, passando da figura angelicata e passiva a manipolatrice calcolatrice. La forza della sceneggiatura della sola Stan, però, sta anche nella scelta di rompere con il genere carcerario, introducendo il desiderio eterosessuale e dunque il ruolo della femminilità in un ambiente dominato da presenze maschili. La virginale Daria difende la propria sessualità e si nega ai suoi possibili predatori, tenendo così sotto controllo la possibile violenza e usandola a proprio favore.

La messinscena ossessiva scelta dai due registi, composta quasi interamente di insistiti primi piani, con le inquadrature che tagliano i volti o li dislocano in maniera incongrua nello spazio, serve in definitiva a spogliare i personaggi delle loro identità fittizie, riducendo ciascuno al proprio corpo, alla propria solitudine, e facendo emergere di conseguenza la violenza primordiale e calcolatrice di tutti i rapporti personali.

Il limite di un simile approccio - al di là degli evidenti rimandi al cinema di Von Trier, al cinismo anche estetico di Dogville e Manderlay - è la natura provocatoria e programmatica del racconto, come se il film, visivamente controllato e di assoluta coerenza espressiva, fosse un ragionamento a tesi da cui è impossibile fuggire, replica paradossale della condizione dei suoi personaggi.

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