| Anno | 2021 |
| Genere | Documentario, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 85 minuti |
| Regia di | Daniele Gaglianone |
| Uscita | giovedì 20 gennaio 2022 |
| Tag | Da vedere 2021 |
| Distribuzione | ZaLab |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 3,56 su 9 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 28 gennaio 2022
Una riflessione sulla vecchiaia e su cosa si può scoprire guardandosi in questo specchio, che nasce da un lungo percorso di ascolto e decine di lunghi incontri in cinque regioni italiane. In Italia al Box Office Il Tempo Rimasto ha incassato 9,5 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Da un'idea del regista Andrea Segre (ZaLab) in collaborazione con Istituto Luce Cinecittà, ha preso il via nel 2019 "Archivio '900", progetto di conservazione digitale delle memorie vive del secolo scorso, di prossima pubblicazione sul portale dell'Istituto. Da questa collezione di testimonianze video raccolte in cinque regioni (Piemonte, Veneto, Lazio, Sicilia e Calabria) è scaturito Il tempo rimasto, un film "dedicato alle memorie delle ultime persone che hanno vissuto il mondo e la vita prima delle grandi trasformazioni tecnologiche del '900. Com'era la vita prima dell'elettricità, prima della macchina, prima del riscaldamento, prima del telefono, prima della televisione?", nelle parole di Segre, anche produttore insieme a Stefano Colizzolli, anche cosceneggiatore con il regista Daniele Gaglianone.
Più che video interviste, quelle di Il tempo rimasto sono veri e propri "ascolti" di persone anziane che ricordano (anche se il regista preferisce la parola "vecchi"). Ascolti perché viene dato loro il tempo non solo di rievocare e riferire i piccoli e grandi fatti delle proprie vite, ma anche di ripetersi, esplicitare, concedersi le pause scaturite da un'emozione.
Nel farlo si appoggiano spesso alla suggestione di ritorni in luoghi a loro cari o foto in bianco e nero. La loro esperienza è quella di un tempo e di un mondo in cui ogni cosa ha richiesto pazienza, spostamento, fatica. Un passato che sembra lontano anni luce. A tratti appaiono come gli ultimi abitanti di un pianeta rimasto isolato e appena scoperto da nuove civiltà.
Il documentario di Gaglianone compie un doppio lavoro sul tempo: il recupero di memorie "minori", non al centro della Storia, e il prodigio di rappresentare una circolarità tra prima e ultima età della vita umana. Guardando l'obiettivo della macchina da presa questi seniores infatti si mostrano per ciò che sono (tornati ad essere): dei bambini. Privi del supporto di memorie vicarie ed estranei all'infosfera totalizzante, come piccoli, giocano, vicini all'uscita di scena, a rivivere lo stupore e il pudore delle prime volte: la prima volta che si è visto il mare, o si incontrato lo sguardo della persona della vita, che si è ballato con un coetaneo, sentito parlare di sesso, tagliato i capelli dopo aver ottenuto il permesso.
Di quel mondo non interconnesso, in cui la lentezza era un valore e un indice di autorevolezza, non si parla solo con rimpianto, come se si trattasse di un'età dell'oro. Anzi, è ancora aperta la ferita di diritti fondamentali negati, povertà e durezze difficili da verbalizzare, ingiustizie non sanate, oppressioni non combattute fino in fondo. Alcune delle quali sono tristemente tornate attuali, in un'ulteriore ciclicità evocata dal film.
Ma anche la memoria di felicità semplici: la solidarietà tra più e meno abbienti, il rispetto per l'istruzione come vettore di emancipazione sociale ed economica, la cui unica alternativa, specie per le donne, è sempre stato il matrimonio; l'assenza di ossessione per la bellezza (quanta saggezza in quel "piacente", aggettivo ingiustamente desueto). A volte nella consapevolezza di essere gli estremi messaggeri di un mondo manuale (quante mani, in campo), fragile, rimosso dall'immaterialità del contemporaneo. Un mondo di azioni e sentimenti che questo film sa scovare e far brillare.
Una raccolta di testimonianze del passato, molto bello, toccante. Proprio vero che ognuno di noi tiene il suo incomprensibile percorso di vita.
Da un'idea del regista Andrea Segre (ZaLab) in collaborazione con Istituto Luce Cinecittà, ha preso il via nel 2019 "Archivio '900", progetto di conservazione digitale delle memorie vive del secolo scorso, di prossima pubblicazione sul portale dell'Istituto. Da questa collezione di testimonianze video raccolte in cinque regioni (Piemonte, Veneto, Lazio, Sicilia e Calabria) è scaturito Il tempo rimasto, un film "dedicato alle memorie delle ultime persone che hanno vissuto il mondo e la vita prima delle grandi trasformazioni tecnologiche del '900. Com'era la vita prima dell'elettricità, prima della macchina, prima del riscaldamento, prima del telefono, prima della televisione?", nelle parole di Segre, anche produttore insieme a Stefano Colizzolli, anche cosceneggiatore con il regista Daniele Gaglianone.
Più che video interviste, quelle di Il tempo rimasto sono veri e propri "ascolti" di persone anziane che ricordano (anche se il regista preferisce la parola "vecchi"). Ascolti perché viene dato loro il tempo non solo di rievocare e riferire i piccoli e grandi fatti delle proprie vite, ma anche di ripetersi, esplicitare, concedersi le pause scaturite da un'emozione.
Il tempo è sempre stato un protagonista implicito nei film di Daniele Gaglianone, sin dai titoli che lo chiamano in causa, da I nostri anni a Ruggine. I nostri anni è probabilmente il titolo d'esordio che meglio dialoga sulla lunga durata con quest'ultimo Il tempo rimasto poiché già allora era l'età avanzata a decretare l'inutilità della vendetta dei partigiani nei confronti del repubblichino un tempo [...] Vai alla recensione »