| Titolo originale | Vitalina Varela |
| Anno | 2019 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Portogallo |
| Durata | 124 minuti |
| Regia di | Pedro Costa (II) |
| Attori | Vitalina Varela, Ventura, Manuel Tavares Almeida, Francisco Brito, Marina Alves Domingues Nilsa Fortes, Lisa Lopi, Bruno Brito Varela, Imídio Landim Monteiro, João Baptista Fortes, João Raimundo Monteiro, Benvinda Mendes. |
| Tag | Da vedere 2019 |
| Distribuzione | Zomia |
| MYmonetro | 3,83 su 9 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 15 novembre 2019
Vitalina Varela, una donna di 55 anni di Capo Verde, arriva a Lisbona tre giorni dopo il funerale di suo marito. Aspetta il suo biglietto aereo da oltre 25 anni. Il film ha ottenuto 2 candidature a NSFC Awards,
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CONSIGLIATO SÌ
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Lisbona. Muore Joaquim. La moglie Vitalina Varela torna da Capo Verde per il funerale, ma quando arriva a destinazione questo è già stato celebrato. Decide di rimanere comunque in Portogallo e di elaborare lì il lutto. Vitalina torna a Lisbona, in una nazione che non è (mai stata) sua, dove si parla una lingua che non ha mai accettato di parlare, per incontrare un marito che non c'è più e che l'ha tradita e ripudiata. Appena scesa dall'aereo le viene detto di tornare a casa, ma Vitalina ha atteso 40 anni di poter prendere quel volo e non ha intenzione di andarsene.
È questo il racconto, espresso in una forma anti-narrativa e che antepone la forza delle immagini allo storytelling, di una tenacia indomita, di una resilienza impossibile da scalfire. Quella del popolo capoverdiano, trapiantato a Lisbona e destinato a un purgatorio interminabile, costellato di sofferenze.
La gente che Pedro Costa ha preso a cuore al tempo di Ossos e che non ha più potuto abbandonare, per fare ritorno periodicamente in quei luoghi. Dal 1997 a oggi, infatti, Costa si è avviato su un percorso irreversibile, che ha progressivamente trasformato la sua poetica in una categoria a sé dell'arte e dello spirito. Una visione del mondo che assume una forma cinematografica lenta e sofferente, costellata di immagini di rara pregnanza e magnificenza visiva.
Soggetto pressoché unico del cinema di Pedro Costa sono diventati gli abitanti nullatenenti e indigenti di Fontainhas, un quartiere dimenticato e in parte smantellato dei sobborghi di Lisbona, abitato prevalentemente da immigrati provenienti da Capo Verde, discendenti di schiavi, privati da intere generazioni di una patria e di una identità. Costa si è mescolato a loro, ha vissuto con loro e non ha potuto fare a meno di riprenderli e raccontarli. Non fa eccezione Vitalina Varela, che prosegue il discorso con una nuova protagonista, già introdotta come personaggio minore in Cavallo denaro.
Proprio come in quel film è una scala, uno strumento di passaggio tra due aree e due mondi, ad aprire Vitalina Varela. Tra la discesa dagli scalini dell'aeroporto e l'ascesa degli stessi dell'epilogo si dipana la circolarità della storia di Vitalina, condotta ancora una volta tra le strade buie di Fontainhas, dove i personaggi transitano rumorosamente e mandano i propri lamenti all'indirizzo di Dio e della malasorte.
A mutare è la tavolozza su cui opera un Costa sempre più materico nella composizione delle inquadrature: colori saturi, arricchiti, che insistono fortemente su sprazzi di blu e rosso, che interrompono l'oscurità di un'inquadratura claustrofobica. La pelle nera e brillante di Vitalina Varela splende nella sua luminosa bellezza, evidenziata dalla fotografia di Leonardo Simões, e incarna la sofferenza multipla di essere nera, espatriata, povera e donna. Una vessazione che si legge sul suo volto scolpito e austero, nei suoi piedi lacerati e consumati dal troppo cammino.
Insieme a Vitalina, anche Ventura - già spettrale protagonista di Cavallo denaro - ritorna, in un ruolo secondario: ora è un prete, che celebra messa in una chiesa abbandonata, aggrappato a una fede sempre più remota. Ma nonostante lo scenario apocalittico, che prosegue e acuisce un dolore ancestrale, proprio di un popolo dannato, Vitalina Varela sembra chiudersi su una nota di speranza. Per una casa, eretta sull'ipocrisia e sulla perdizione, che crolla, eccone una che rinasce e che prova a invertire il flusso della dannazione eterna
"Vitalina Varela" è una sorta di dipinto a tinte tragiche, in cui lo squallore della vita e la bellezza delle immagini creano un'antitesi assoluta e senza vie d'uscita. L'autore ha inteso ritrarre la miseria e la tristezza umane al suo apice, servendosi dei migliori fotografi di scena. Fosse per me, non riguarderei mai questo fim, tanta la sua tristezza, ma aprirei una [...] Vai alla recensione »
Ritorno al passato. Sin dai tempi di No Quarto da Vanda (2000) Pedro Costa ha messo in moto un rigoroso processo di ricerca anti-spettacolare che tende a fare emergere il trascendente dalle immagini. La messa in scena minimale, spesso avvolta dall'oscurità è un tentativo di riprodurre gli ambienti della comunità capoverdiana nei sobborghi di Lisbona.