| Titolo originale | Hope Gap |
| Anno | 2019 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Gran Bretagna |
| Durata | 100 minuti |
| Regia di | William Nicholson |
| Attori | Annette Bening, Bill Nighy, Josh O'Connor, Aiysha Hart, Ryan McKen Nicholas Burns, Rose Keegan, Nicholas Blane, Sally Rogers, Jason Lines, Joe Citro, Steven Pacey, Derren Litten, Finn Bennett. |
| Distribuzione | Vision Distribution, Cloud 9 |
| MYmonetro | 2,80 su 6 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento sabato 2 gennaio 2021
Quando il padre gli confessa di volersi separare dalla moglie, un uomo cerca di trovare una soluzione per ricomporre i pezzi della sua famiglia. In Italia al Box Office Le cose che non ti ho detto (Hope Gap) ha incassato 6,2 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Nella cittadina costiera di Seaford, nel sud dell'Inghilterra, Edward e Grace sono una coppia sposata da quasi trent'anni. Con il figlio adulto Jamie che vive a Londra e non fa visita troppo spesso, i due coniugi tirano avanti tra silenzi e vecchie abitudini. Grace crede in Dio, raccoglie poesie e vuole parole d'amore; Edward cerca una pace più terrena nella solitudine e nella storia napoleonica. Una mattina a colazione, l'uomo le comunica che il loro matrimonio è finito, e che da un anno ha una nuova compagna. Per Grace è un trauma con cui è impossibile venire a patti, mentre Jamie si trova preso in mezzo tra i due genitori.
Un dramma sulla separazione coniugale dai toni adulti ed elegiaci, tanto sentito da risultare inconsapevole, in una storia dalle radici teatrali che lascia ampio spazio al mestiere degli interpreti principali Annette Bening e Bill Nighy.
Le cose che non ti ho detto (Hope Gap) è soltanto il secondo film del regista William Nicholson, ma è un'opera che trasuda maturità nel bene e nel male, e l'espressione di un cinema borghese vecchio stampo che non ha paura di risultare pretenzioso. Più che come regista, Nicholson è conosciuto per la sua carriera di scrittore, con esperienza da romanziere, autore teatrale e sceneggiatore di corpose produzioni in costume. Le cose che non ti ho detto (Hope Gap) lo riporta nel nativo Sussex, con le scogliere a picco sul mare e le cittadine di provincia ventose, per adattare senza particolari guizzi registici un suo testo teatrale che osserva le ceneri di un matrimonio appena andato in fumo. È ammirevole l'equità con cui Nicholson presenta le posizioni dei due coniugi, entrambe incresciosamente valide e riconducibili ad archetipi di genere superficiali ma al tempo stesso ben delineate. Come metà più focosa e articolata della coppia, Annette Bening divora minuti su schermo e pagine di copione, in un accento inglese non suo, lottando per un matrimonio già morto contro ogni evidenza. Bill Nighy, attore che pure sa bene come accendere la scintilla irriverente del fascino, recita sgusciando via, intagliando un intero personaggio dall'atto di abbassare lo sguardo.
Nel tono pomposo della sceneggiatura di Nicholson, entrambi diventano voci di possenti allegorie e metafore. La poesia torna spesso nel film, ma è un'aggiunta superflua e insipida: più che nei tentativi di echeggiarne gli umori sentimentali nel lirismo didattico dei grandi autori, Nicholson ha successo nell'esplorare il linguaggio individuale dei personaggi, uniti nell'equiparare la rottura a un lutto. Grace ne parla come se fosse un plateale e singolare assassinio, il cui sangue chiede apertamente giustizia. Nei monologhi passeggianti di Edward, invece, la morte è un male necessario e la storia di un matrimonio è come una disastrosa campagna di Russia per Napoleone, costretto a sacrificare i feriti lasciandone indietro i cadaveri per far sì che qualcuno possa tornare a casa. Simbolo degli altalenanti registri di Le cose che non ti ho detto (Hope Gap) è il personaggio di Jamie, figlio dubbioso preso alla sprovvista da tanta materia funebre in quella che per lui era una noiosa visita al luogo natale. C'è quasi dell'imbarazzo plastificato nel modo in cui la sceneggiatura tratteggia un pre-trentenne (sfruttando poco il potenziale di Josh O'Connor, fenomenale in La Terra di Dio) e la sua vita contemporanea in quel di Londra, e d'altra parte è giusto così; a segnalare che l'occhio di Nicholson è puntato senza compromessi sul rimorso e sulle prospettive di un'età crepuscolare, a cui i pericoli dell'autoindulgenza non importano più.
Nicholson affronta un tema sempre di grande impatto nel cinema, quello della dissoluzione del matrimonio. In questo film lo fa con la tecnica sopraffina di chi conosce bene le scenografie teatrali e riesce a entrare in stretto contatto con i propri personaggi. Il film si sviluppa con un intreccio che prende corpo lentamente ma inesorabilmente, andando a illuminare quegli angoli bui del rapporto [...] Vai alla recensione »
Il senso di "Le cose che non ti ho detto" è racchiuso in una frase che echeggia in sottofinale. Dice: "All'inizio c'erano tre persone infelici, ora ce n'è solo una". Non sembri cinica o crudele, perché in amore spesso le cose vanno proprio così. Scritto e diretto dal regista britannico William Nicholson, classe 1948, noto per la sceneggiatura del "Gladiatore", il film è disponibile a pagamento "on [...] Vai alla recensione »