| Anno | 2018 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 80 minuti |
| Regia di | Alessandro Cassigoli, Casey Kauffman |
| Attori | Irma Testa, Lucio Zurlo, Emanuele Renzini, Ugo Testa, Simona Ascione Anna Cirillo. |
| Uscita | giovedì 4 aprile 2019 |
| Tag | Da vedere 2018 |
| Distribuzione | Cinecittà Luce |
| MYmonetro | 3,13 su 10 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 28 ottobre 2019
La storia di formazione di Irma, seguita intimamente dai sedici ai diciannove anni, attraverso gioie, speranze e una dura sconfitta che cambierà lei e la sua vita. In Italia al Box Office Butterfly ha incassato 10,3 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Irma Testa a soli diciotto anni diventa la prima pugile italiana a prendere parte all'Olimpiade. Per arrivare a salire sul ring di Rio 2016 la ragazza ha dovuto rinunciare alla spensieratezza adolescenziale, alla quotidianità a casa dalla sua famiglia, alle amicizie a Torre Annunziata, paese in cui è nata. Questi sacrifici le cominciano a sembrare tutti vani quando viene eliminata ai quarti di finale del torneo e si ritrova a ripensare alle scelte che l'hanno portata a far coincidere la boxe con il senso della sua esistenza. La pressione che le è stata messa addosso sembra opprimerla ma la riconquista della tranquillità le farà vedere le cose più chiaramente.
Quello di Butterfly è uno di quei casi che fa riflettere su come il cinema del reale sia diventato uno dei generi più interessanti dell'ultimo panorama cinematografico.
La storia della pugile Irma, con tutti i suoi successi e delusioni personali, è infatti veritiera, ma la narrazione del film è costruita come se fosse pura finzione. Il confine tra le scene "rubate" al reale e quelle scritte a tavolino appare (poi così non è, ovviamente) talmente labile da confondere.
Questa flessibilità e senso del racconto nella maniera in cui si mette in scena la vita è frutto dell'esperienza dei due registi nel campo documentaristico. Alessandro Cassigoli e Casey Kauffman hanno infatti entrambi dimestichezza con le immagini non filtrate dalla scrittura, ma hanno trovato un modo per inserirle in un quadro più ampio e organizzato. Lo avevano già fatto nel loro primo lungometraggio The Things We Keep, mettendosi loro stessi in primo piano, ma è qui che confermano la forza della loro idea.
Sarebbe stato prevedibile e sicuramente più facile per loro, considerato il background, seguire Irma e puntare tutto sui suoi trionfi ed i suoi fallimenti sportivi, invece hanno scelto di modulare la sua personalità proiettandola in una dimensione introspettiva.
Alla protagonista si chiede di incontrare i propri famigliari, di riflettere ad alta voce sui quattro anni di preparazione all'Olimpiade, di andare al mare con le amiche; il resto è relegato come sottofondo. Il match decisivo per la sua carriera viene, per esempio, immortalato solamente attraverso uno schermo e la sua trasformazione in "paladina del ghetto" ritratta dai media è filtrata dagli occhi dell'allenatore Lucio, unica figura paterna nella vita di Irma e punto di riferimento per lo spettatore. In questo modo quella a cui si assiste è la storia semplice di un'adolescente che, come tante altre, è in cerca di una propria strada; un coming of age mai appesantito dall'assetto documentaristico, ma con il fascino della vicenda reale. Un approccio ibrido in equilibrio perfetto tra intrattenimento e riflessione.
Dopo aver visto Butterfly, il coinvolgente documentario su Irma Testa, la prima pugile italiana a essersi qualificata alle Olimpiadi, quelle di Rio, le qualificazioni per i Giochi di Tokyo del 2020 assumono un altro interesse. E forse anche le Olimpiadi stesse. A Rio il sogno della diciottenne di Torre Annunziata s'infranse subito. Ora, dopo un periodo difficile in cui si è anche chiesta se continuare [...] Vai alla recensione »