Insyriated

Film 2017 | Drammatico, +13 85 min.

Titolo originaleUne famille syrienne
Titolo internazionaleIn Syria
Anno2017
GenereDrammatico,
ProduzioneBelgio, Francia
Durata85 minuti
Regia diPhilippe Van Leeuw
AttoriHiam Abbass, Diamand Bou Abboud, Juliette Navis, Mohsen Abbas, Moustapha Al Kar Alissar Kaghadou, Ninar Halabi, Jihad Sleik, Elias Khatter, Dana Abed, Ahmad Abu-Khdeir, Tia Alkerdi, Husam Chadat, Issan Dib, Axam Hamada, Yara Ibrahim, Orwa Khultum, Madjd Tarabay.
Uscitagiovedì 22 marzo 2018
TagDa vedere 2017
DistribuzioneMovies Inspired
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: +13
MYmonetro 3,45 su 7 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Philippe Van Leeuw. Un film Da vedere 2017 con Hiam Abbass, Diamand Bou Abboud, Juliette Navis, Mohsen Abbas, Moustapha Al Kar. Cast completo Titolo originale: Une famille syrienne. Titolo internazionale: In Syria. Genere Drammatico, - Belgio, Francia, 2017, durata 85 minuti. Uscita cinema giovedì 22 marzo 2018 distribuito da Movies Inspired. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 - MYmonetro 3,45 su 7 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento lunedì 26 marzo 2018

Un dramma da camera intenso con Hiam Abbass che interpreta una donna intrappolata in un appartamento familiare mentre fuori infuria una guerra sanguinosa. In Italia al Box Office Insyriated ha incassato 46,3 mila euro .

Insyriated è disponibile a Noleggio e in Digital Download
su TROVA STREAMING e in DVD e Blu-Ray Compra subito

Consigliato sì!
3,45/5
MYMOVIES 4,00
CRITICA 3,08
PUBBLICO 3,26
CONSIGLIATO SÌ
Un claustrofobico dramma a porte chiuse che non vacilla mai davanti all'orrore della realtà.
Recensione di Francesca Ferri
venerdì 27 gennaio 2017
Recensione di Francesca Ferri
venerdì 27 gennaio 2017

La guerra in Siria, ma quella vista da dietro le tende sempre chiuse, attraverso le finestre che non si possono mai aprire, attraverso lo sguardo delle donne che combattono in casa quanto gli uomini in città. La guerra in Siria è quella che costringe una famiglia qualsiasi in un giorno qualsiasi a nascondersi nella propria casa e a sperare di vivere anche quando la morte sembra a ogni bombardamento più vicina. Con coraggio e determinazione Oum Yazan (Hiam Abbass) difende il proprio nido, raccogliendo attorno a sé i suoi figli, suo padre anziano, la domestica e i vicini, giovani sposi con un neonato, che invece pianificano la fuga in Libano. Divisa tra partire e restare, la famiglia è costretta ad affrontare giorno per giorno la fame, la paura, l'angoscia nel silenzio di un segreto che non deve essere rivelato, nel timore di scoprire che il mondo non sarà più lo stesso.

Philippe Van Leeuw, direttore della fotografia belga, diventa per la seconda volta regista per filmare la Siria con la stessa urgenza che aveva mostrato in Le jour où Dieu est parti en voyage (2009), storia di una donna tutsi durante il genocidio del 1994.

Per la seconda volta Van Leeuw racconta la grande storia attraverso le storie per rispondere, forse, a quella domanda che sorge di fronte ai rifugiati, agli sbarchi nel Mediterraneo, ai tragici telegiornali: da cosa fuggono? È nelle quotidiane angosce, nelle conversazioni a letto, nell'intimo delle vite dei civili, che il regista va a cercare la risposta per un claustrofobico dramma a porte chiuse. Primi piani e sequenze lente scandiscono il racconto della guerra racchiuso in sole ventiquattro ore tra le mura di una casa in stato d'assedio permanente.

Se le prime immagini del cortile del palazzo ridotto in macerie chiariscono subito l'intenzione di realismo del regista, il primo piano sull'anziano dallo sguardo stanco, affacciato alla finestra, avvia la rappresentazione della guerra che si combatte ogni giorno in casa. "Lascia il mondo fuori, non vale più niente", consiglia il padre rassegnato alla figlia, mentre si sente l'eco delle bombe vicine, sempre più vicine. Da casa non è possibile uscire, a meno che non si voglia rischiare la morte. Damasco è irriconoscibile da dietro le pesanti tende color senape del salone.

Van Leeuw sfoglia l'intera gamma dei sentimenti per esplorare l'essere umano nella banalità del quotidiano in cui lo spettatore si immedesima finché non scoppia una bomba. Tutti allora si riparano in cucina, un rifugio nel rifugio che è piuttosto una prigionia. "Insyriated", infatti, era all'origine il titolo del film che vuole giocare sul significato della parola inglese, "reclusi in Siria".

Se la casa, tuttavia, rimane l'unica ancora di salvezza, basta un'incursione di militari a trasformarla in un palcoscenico di violenza e umiliazione che Halima (Diamand Bou Abboud, emergente attrice libanese) è costretta a subire per proteggere la famiglia. Perché la guerra è anche quella che, senza pietà, si combatte sul corpo delle donne e che, senza pietà, il regista ci mostra. Come le donne, i loro corpi, le loro vite, così la casa porta i segni dell'orrore che ha cambiato irreparabilmente l'ordine delle cose. La telecamera, così, indugia sugli argenti di un'altra epoca, sulla grande sala da pranzo, sulle sedie intarsiate in legno. L'arredo elegante di una casa borghese di Damasco diventa quasi una scenografia teatrale a testimonianza di una felicità perduta. "La guerra finirà presto e saremo di nuovo tutti in pace", Oum Yazan rassicura suo figlio ma non lo spettatore.

Van Leeuw dimostra, dunque, di saper condurre abilmente il gioco di questa messa in scena dai toni cupi, senza mai vacillare davanti all'orrore della realtà né mai compiacersi nel decorare la finzione. D'altronde, dalla malinconia del nonno all'energia della figlia, tutti in famiglia riescono a trovare un modo per non sentire il rumore assordante delle bombe e continuare a vivere. Tutti risplendono di verità.

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
mercoledì 4 aprile 2018
vanessa zarastro

La grande protagonista di “Une famille syrienne” (il titolo originale)è la paura, mentre la guerra siriana tra forze armate governative e ribelli, costituisce lo scenario del film. A Damasco, sul palcoscenico di una casa vissuta come un bunker, c’è rimasta una sola famiglia che sopravvive reclusa al II piano: il nonno con la nuora Oum Yazzan (Hiam Abbass), tre nipoti [...] Vai alla recensione »

STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
giovedì 22 marzo 2018
Emiliano Morreale
La Repubblica

Una famiglia bloccata in un appartamento a Damasco. Fuori c'è la guerra, si sentono le bombe, i cecchini sono appostati, nell'edificio non è rimasto nessuno. Ma la capofamiglia non vuole andare via dalla sua casa, e insieme a lei ci sono il nonno, la domestica, le due figlie (con il fidanzato di una di loro) e una coppia di vicini con un neonato, che stanno per partire.

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