La casa delle estati lontane

Film 2015 | Drammatico +13 91 min.

Titolo originaleRendez-vous à Atlit
Anno2015
GenereDrammatico
ProduzioneIsraele, Francia
Durata91 minuti
Regia diShirel Amitay
AttoriGéraldine Nakache, Yaël Abecassis, Judith Chemla, Arsinée Khanjian, Pippo Delbono Makram Khoury, Pini Tavger, Yossi Marshek.
Uscitagiovedì 16 giugno 2016
DistribuzioneParthénos
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: +13
MYmonetro 2,25 su 7 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Shirel Amitay. Un film con Géraldine Nakache, Yaël Abecassis, Judith Chemla, Arsinée Khanjian, Pippo Delbono. Cast completo Titolo originale: Rendez-vous à Atlit. Genere Drammatico - Israele, Francia, 2015, durata 91 minuti. Uscita cinema giovedì 16 giugno 2016 distribuito da Parthénos. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 - MYmonetro 2,25 su 7 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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I conflitti del Medio Oriente e la speranza di pace in na commedia sulla fratellanza popolata da fantasmi. In Italia al Box Office La casa delle estati lontane ha incassato 26,7 mila euro .

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Consigliato nì!
2,25/5
MYMOVIES 2,00
CRITICA 2,50
PUBBLICO N.D.
CONSIGLIATO NÌ
Progetto di impostazione teatrale, che fallisce quando insegue il favore del pubblico e lo trova quando pare farne a meno.
Recensione di Marianna Cappi
lunedì 13 giugno 2016
Recensione di Marianna Cappi
lunedì 13 giugno 2016

1995, Atlit, Israele. Cali torna nella casa dove ha trascorso le vacanze della sua infanzia, a un'ora di strada a Tel Aviv, e ritrova la sorella maggiore, Darel, e la minore, Asia. I genitori sono morti e la casa va risistemata e venduta. Affiorano, nel tempo trascorso insieme dalle tre donne, i dubbi, i fantasmi, gli storici motivi di litigio e il desiderio di dirsi l'amore reciproco a lungo rimandato. Attorno, la pace sembra per la prima volta a portata di mano, ma il 4 novembre riscriverà completamente lo stato d'animo del Paese e la decisione delle tre sorelle.
Esordio alla regia di Shriel Amitai, già assistente di Rivette, La casa delle estati lontane è un lavoro di impostazione sostanzialmente teatrale (come testimonia, tra l'altro, la presenza di Pippo Delbono), dove il cinema entra, non senza ragione, attraverso i luoghi (pochi interni della casa, il giardino, la strada antistante) e i volti delle protagoniste. Il casting è senza dubbio uno dei punti di forza del film, se non quello definitivo: la morbidezza di Darel (Abecassis), la determinazione di Cali (Nakache), la leggerezza di Asia (Chemla) sono tratti del carattere e del fisico, declinati in maniera da mostrare la loro unicità senza negare una sensibilità comune. E però il film è anzitutto un film di parola, dove il ruolo del leone spetta al dialogo e l'improvvisazione degli interpreti, se c'è stata come sembra, nasce a partire da esso. Su questo fronte il copione è discontinuo: a tratti trascina lo spettatore, stringendolo sul divano tra le ragazze, e a tratti lo fa sbalzare bruscamente fuor di finzione o lo trova impermeabile, perfino annoiato. Come spesso avviene, è quando la scena, sulla carta, fa di tutto per cercare il riso, la sorpresa, il dramma, che perde la scommessa, e dove, al contrario, pare dimenticare l'esistenza di un pubblico, lo trova concentrato e partecipe al proprio fianco.
Emblema di un luogo, Israele, che è insieme paradiso e inferno, crogiolo di vitali utopie e colpevoli rimozioni, la casa di famiglia è un essere vivente, che nasconde piccoli segreti e fantasmi ingombranti, su tutti quelli dei genitori, Mona e Zach. Attraverso le loro figure si consuma il balletto identitario delle figlie, e di Calì in particolare, tra autonomia e attaccamento, salto nel futuro e culto della memoria. La Storia con la maiuscola entra invece in punta dei piedi, da un accenno di dialogo o da un rigurgito televisivo, e solo nel finale dispiega la sua drammatica onda d'urto, con il discorso di Rabin e il suo epilogo tragico. Qui, la regista franco-israeliana tratteggia finalmente un bel momento cinematografico, che non abbisogna di commenti visivi o sonori superflui. Lo stesso non si può dire, purtroppo, della parentesi del ragazzo palestinese e dell'asino Rasputin, in forte odore di banalità.

Sei d'accordo con Marianna Cappi?
Su MYmovies il Dizionario completo dei film di Laura, Luisa e Morando Morandini

Nella piccola città di Atlit, in Israele, 3 sorelle francesi, caratterialmente antipatiche, si ritrovano per vendere la casa ereditata dai genitori, dove da piccole trascorrevano le vacanze. È il 1995, Rabin, Arafat e Clinton sono giunti a un accordo di pace. L'atmosfera generale è quella di una familiare confusione e di antichi dissapori, anche tra le sorelle. In disaccordo sul futuro della loro eredità, visitate dagli spiriti dei genitori defunti, tra una risata e un ricordo, buttano fuori astio e nostalgia. Poi Rabin viene ucciso. Sentimenti e politica si fondono. La pace può prosperare solo quando si connetterà alle sue radici, quando si faranno i conti con il passato. Messaggio di tutto rispetto, ma trattato con velata banalità. Scritto e diretto dall'esordiente Amitay, ha tante idee interessanti e altrettanti strappi narrativi che non riescono a catturare del tutto l'attenzione per la vicenda.

Tutte le recensioni de ilMorandini
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RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
giovedì 23 giugno 2016
Flyanto

Come si può facilmente evincere dal titolo, "La Casa delle Estati Lontane" richiama subito e alla mente la tematica del ricordo, del rivivere con nostalgia un'epoca passata che ora non esiste più. Ed infatti la storia ruota tutta intorno a tre sorelle le quali, trasferitesi all'estero (chi in Europa, chi in Canada), hanno lasciato giovanissime la propria terra natale, [...] Vai alla recensione »

STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Paolo D'Agostini
La Repubblica

Siamo nel 1995, nei pressi di Tel Aviv. Le tre sorelle Darel (la maggiore) che vive in Canada, Cali che vive in Francia, e Asia che vaga in cerca di se stessa e vuole partire per l'India, da tempo lontane tra loro e da Israele, si ritrovano nel villaggio natale di Atlit per vendere la casa di famiglia. I genitori sono morti in un incidente. La sola che inizialmente oppone resistenza è la maggiore, [...] Vai alla recensione »

Anna Maria Pasetti
Il Fatto Quotidiano

"La pace è la più grande delle nostre preghiere" diceva Rabin poco prima di essere assassinato. Era il 1995 e Israele stava sfiorando un processo pacifico col mondo arabo senza precedenti. È in quel frangente che prende forma la storia di tre sorelle, di ritorno nella natìa Atlit per vendere la casa di famiglia. Ormai vivono altrove, dove stanno edificando esistenze "autonome" da un passato dolce [...] Vai alla recensione »

Alessandra Levantesi
La Stampa

Una casa in stato di abbandono, un giardino inselvatichito, un sapore di Mediterraneo nell'aria di un tiepido ottobre 1995, e tre sorelle che si rincontrano dopo lunga separazione. Sono ritornate nella cittadina costiera di Atlit, - Darel dal Canada, Cali dalla Francia, Asia non si sa bene da dove - per vendere la villa delle estati della loro infanzia.

Claudio Trionfera
Panorama

Un bel titolo italiano evocativo, La casa delle estati lontane, che seduce più dell'originale Rendez-vous è Atlit, film franco-israeliano come la sua regista Shirel Amitaì. Una pellicola che ben raffigura la natura palpitante di mare, radure incolte e sterpaglie bruciate dal sole che incontrano tre sorelle francesi, Cali, Darel e Asia (Géraldine Nakache, Yaòl Abecassis, Judith Chemla ritrovatesi nella [...] Vai alla recensione »

Massimo Bertarelli
Il Giornale

Si ritrovano nella casa ereditata dai genitori le tre sorelle. Quanti dolci ricordi a Atlit, nell'Israele in cerca di pace, in quell'ottobre '95. Ma hanno bisogno di soldi, si deve vendere. Tra i possibili compratori s'infiltrano anche i fantasmi di papà, mamma, di un misterioso ragazzino palestinese e perfino dell'amato asino Raspulin. Chissà se è la reincarnazione di Francis, il mitico mulo parlante [...] Vai alla recensione »

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