| Anno | 2015 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 81 minuti |
| Regia di | Raffaele Schettino |
| Attori | Chiara Travisonni, Alessandra Tavarone, Mara Calcagni, Raffaele Schettino Gaetano Tavarone, Maretta Capossela, Giovanni Buldo, Mariella Ramundo, Roberto Seniga, Leandro Taraschi, Banda della Posta, Rosaria Genua, Cantori Della Valnerina Ferentillo, Peto e Leo Lega di Cultura Piadena. |
| Uscita | giovedì 19 gennaio 2017 |
| Distribuzione | Groucho Cinema |
| MYmonetro | 2,72 su 3 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 20 gennaio 2017
Una storia di rapporti umani che racconta una vicenda semplice tra magia, musica e passione.
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CONSIGLIATO SÌ
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Nell'Italia burrascosa della seconda guerra mondiale, il giovane Gianni viene chiamato alle armi nella campagna di Russia.
Convinto dell'abominio verso cui conduce la guerra, sceglierà ben presto di disertare per fuggire tra le foreste gelate dei paesaggi settentrionali, fino a venir accolto da una famiglia di Piadena. Qui, rinvigorito dalle cure dell'amabile Teresa, promette di sposarla. Il 1943 è però l'anno dell'armistizio, che rimette in discussione la loro vita insieme, e tutte le decisioni prese durante il conflitto sembrano avere meno importanza quando il giovane, tornato nel paesino natale in Irpinia, ritrova il primo amore, Tina, con cui senza troppi rimorsi mette su famiglia. Teresa, senza pace per l'amore perduto, si reca in paese dove scopre il tradimento dell'amato e in preda a una rabbia ancestrale ricorre ad una maledizione che condanna il povero Gianni a una vita di sciagure.
Con ritmi dilatati e una struttura narrativa frammentaria, l'esordio alla regia di Raffaele Schettino è opera ambiziosa. Il richiamo a un'esistenza rurale, con la spiritualità che assume la forma di una condizione necessaria per l'uomo, prende corpo nella musica e nei canti tradizionali che appaiono come elementi essenziali a scandire i cambiamenti radicali della società postbellica, oggi così lontana da noi ormai dimentichi delle atrocità raccontate dai nonni e dalle sempre più rare testimonianze.
In questo senso, la scelta di portare in scena gli abitanti dei luoghi in cui è ambientata la storia regala spaccati di vita immediati e livelli di spontaneità tali da essere riconducibili al cinema nato in quel periodo storico preciso, in cui l'esigenza di raccontare, di non dimenticare l'orrore, superava il vizio formale.
L'operazione risulta, però, in ultima istanza, la ricerca costante di un effetto di realtà che non sfrutta al massimo le caratteristiche del mezzo cinematografico. Fatta eccezione per un prologo che recupera filmati di repertorio realizzati durante la guerra, la claudicante regia perde la struttura narrativa dietro un montaggio frammentario e una fotografia cromaticamente piatta (se si esclude l'uso del bianco e nero). La scelta di Schettino di rivolgersi a tre direttori della fotografia - a seconda delle zone in cui sono state realizzate le riprese - penalizza la comprensione dell'andamento del racconto che non segue la normale successione degli eventi, giocando con l'intervallarsi di accadimenti in cui luoghi e tempi s'invertono, mescolandosi e finendo per spaesare e confondere i vari livelli su cui si dipana la storia. Il fil-rouge che unisce luoghi e persone, la guerra e le conseguenze di un amore, sono frammenti di un dialogo con lo spettatore in cui la vera e propria carenza è riconducibile alla mancata specificità dei luoghi narrati, alle sequenze che, pur evitando il cliché territoriale, non mostrano mai raccordi significativi che diano all'azione la misura spazio temporale in cui si svolge.
In un viaggio che tocca Lombardia, Umbria e Campania è comunque degna di merito la certosina ricostruzione iconografica: costumi e scenografie originali contribuiscono a proiettare in un passato ormai remoto con quello spirito tutto italiano per cui l'improvvisazione vinceva sul canovaccio, e la vita sulla mise en scène.
Ho visto “Il Mondo Magico” e del film mi ha colpito la freschezza non cercata dell’opera prima. Non ci sono effetti speciali, né forti emozioni o azioni spettacolari, ma questo promuove altri tipi di sentimenti, ci si ferma a riflettere. Il film ispira serenità, nonostante lo sfondo di guerra degli interessanti filmati d’epoca e le storie drammatiche ma composte [...] Vai alla recensione »
Bizzarra, curiosa favola nell'Italia della seconda guerra mondiale. Il fante Gianni diserta durante la campagna di Russia e dopo un lungo cammino trova rifugio da una famiglia di Piadena, nel Cremonese. Giura a Teresa che la sposerà, ma dopo l'8 settembre torna nella sua Frigento, in Irpinia e riabbraccia Tina, l'amore di gioventù. E intanto si rifa viva la promessa, e mancata, sposa.