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maria martina
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venerdì 4 ottobre 2013
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rush: la vita corre su 4 ruote
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1970. La formula uno è sport per cultori del rischio e dell'adrenalina. Le macchine sfrecciano a 300 km/h lungo le piste, la meccanica è cosa ancora comprensibile ed, a parte una radiolina con la quale comunicare con i box,l'elettronica non ha ancora preso piede. In questo contesto due giovani piloti diversi eppure così adorabilmente complementari decidono di lasciare un futuro sicuro dietro una scrivania per rischiare la propria vita su macchine piccole, fragili ma incredibilmente veloci.Lauda è un uomo riflessivo, antipatico e saccente; Hunt è uno spaccone, biondo, affascinante ed intrepido, disposto ad accettare qualsiasi rischio pur di ottenere la corona d'alloro al collo e stappare lo champagne.
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1970. La formula uno è sport per cultori del rischio e dell'adrenalina. Le macchine sfrecciano a 300 km/h lungo le piste, la meccanica è cosa ancora comprensibile ed, a parte una radiolina con la quale comunicare con i box,l'elettronica non ha ancora preso piede. In questo contesto due giovani piloti diversi eppure così adorabilmente complementari decidono di lasciare un futuro sicuro dietro una scrivania per rischiare la propria vita su macchine piccole, fragili ma incredibilmente veloci.Lauda è un uomo riflessivo, antipatico e saccente; Hunt è uno spaccone, biondo, affascinante ed intrepido, disposto ad accettare qualsiasi rischio pur di ottenere la corona d'alloro al collo e stappare lo champagne.Il film racconta una dicotomia continua, due modi di vivere che si scontrano continuamente e che collidono con un grande incidente nel quale Lauda rischia la vita. Ma se pensate che questo sia un film per raccontare un semplice incidente, vi sbagliate. Questo film è la narrazione di due modi di vivere: da una parte la disciplina di Lauda e dall'altra la sfrontatezza di Hunt. Enzo Ferrari non ebbe grandi parole per Hunt, visto come il modello di una parabola discendente in cui un grande pilota smette di aver fame e si lascia andare ad altre e più terrene emozioni.Qui Ron Howard riabilita il giovane Hunt,raccontando tutto il suo amore per la vita di un pilota che portò la propria vita così vicina alla morte da confendere poi i confini del proprio vissuto. Non c'è nessun tentativo di moralizzazione: ognuno decide della propria vita e corre per se' , e così gli occhi di Lauda diventano lo sguardo per comprendere la vita di chi decise di vivere una vita fatta d'istinti e di passioni estreme, così sbagliata e così intensa da essere desiderata anche solo per un momento, per provare come ci si sente. Ron Howard è Lauda, ed Hunt rappresenta la nostra voglia di vivere in maniera spericolata e discinta. E' la giovinezza che spinge, è la spensieratezza di anni in cui si poteva sognare di essere chiunque si volesse, è la vita che corre su ruote.
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luca scial�
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venerdì 4 ottobre 2013
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la mitica sfida lauda-hunt
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Siamo negli anni '70, quando la Formula Uno regalava sfide ad alta velocità e i piloti dovevano, oltre agli avversari, sorpassare anche la Morte che pendeva costantemente sul loro collo. In quella decade furono due piloti ad infiammare le gare del mondiale: Niky Lauda e James Hunt, agli antipodi sulla pista ma anche nella vita privata. Il primo era metodico, calcolatore, pragmatico; il secondo istintivo, fatalista, esuberante, amante della bella vita. Lauda veniva da una famiglia ricca, che non volle mai appoggiarlo in questa avventura; il secondo invece proveniva dal nulla e si fece spazio col proprio talento. Si sfidarono già in Formula 3 e giunsero quasi insieme in F1: il primo sulla Ferrari, Hunt sulla McLaren.
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Siamo negli anni '70, quando la Formula Uno regalava sfide ad alta velocità e i piloti dovevano, oltre agli avversari, sorpassare anche la Morte che pendeva costantemente sul loro collo. In quella decade furono due piloti ad infiammare le gare del mondiale: Niky Lauda e James Hunt, agli antipodi sulla pista ma anche nella vita privata. Il primo era metodico, calcolatore, pragmatico; il secondo istintivo, fatalista, esuberante, amante della bella vita. Lauda veniva da una famiglia ricca, che non volle mai appoggiarlo in questa avventura; il secondo invece proveniva dal nulla e si fece spazio col proprio talento. Si sfidarono già in Formula 3 e giunsero quasi insieme in F1: il primo sulla Ferrari, Hunt sulla McLaren. In particolare fu un Mondiale a rendere la loro sfida epica: quello del 1976, quando Lauda, in testa per quasi tutto il campionato, fu vittima di un brutto incidente e Hunt ne approfittò per recuperare terreno. Una situazione che spinse l'austriaco a velocizzare la sua guarigione e tornare in pista.
A oltre 40 anni di distanza da Le 24 di Le Mans, col mitico Steve McQueen, nei pit stop delle sale cinematografiche sosta un nuovo film sulla Formula Uno, entusiasmante e ben fatto. Dopo aver alternato film buoni a film meno buoni, spaziando tra la fantascienza, la commedia e la leggenda, Ronald Howard torna infatti al Cinema raccontando una storia anch'essa in fondo epica, ma ispirata a una storia vera: la sfida in F1 negli anni '70 tra l'austriaco Niky Lauda e l'inglese James Hunt. Il film ricostruisce quegli anni, evidenziando le vicende private dei due piloti, che poi si riflettono inevitabilmente sulle loro vicende sportive.
Lo scontro così assume caratteri epici, tra due personaggi agli antipodi tanto nella vita privata quanto in quella professionale. Le loro vite sono sapientemente ricostruite in modo coinvolgente, al punto da meritare l'attenzione dello spettatore senza momenti di pausa; appassionati di F1, che quella storia l'hanno letta, vista in documentari o vissuta in prima persona; o semplici amanti del buon cinema. Howard infatti mette da parte i tecnicismi e utilizza gli effetti speciali quanto basta per rendere avvincenti le gare. Ma il successo è anche dovuto ai due attori, molto simili ai due piloti: Chris Hemsworth nei panni dell'esuberante Hunt e Daniel Brühl nei panni del cupo Lauda. Il tutto avente come sfondo gli eccentrici anni '70, che resero tale anche questo sport su quattro ruote, nel quale di tanto in tanto perdeva la vita qualcuno.
Tra i difetti si scorgerà forse un'eccessiva romanzizzazione ed epicizzazione della storia. Ma è inevitabile, altrimenti si sarebbe trattato di un comune documentario.
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giuseppe2604
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giovedì 3 ottobre 2013
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da vedere!
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Determinazione, speranza, tenacia, voglia di vita.. Un altro capolavoro di Ron Howard..
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chicca3004
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giovedì 3 ottobre 2013
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veramente bello
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Mi è veramente piaciuto questo film, ben scritto e ben girato. Non conoscevo la storia di Niki Lauda, se non per il suo terribile incidente, e mi è piaciuto scoprirla così. Ed è stato bello anche vedere come a quei tempi la formula 1 la faceva il pilota, e non la tecnologia e l'ingegneristica come oggi. A quel tempo era davvero entusiasmante seguire una gara di formula 1!
I personaggi sono ben tratteggiati, e ti coinvolgono nella loro storia. Le scene delle gare ben girate e, nel momento dell'incidente di Lauda, o nella gara finale con tutta quella pioggia, ti tengono con il fiato sospeso.
Un bel film, lo consiglio.
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andw 68
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giovedì 3 ottobre 2013
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capolavoro
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Semplicemente fantastico il miglior film degli ultimi anni
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elvira_d
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mercoledì 2 ottobre 2013
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ron howard può rendere interessante qualsiasi cosa
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il film è inteso e coinvolgente, nonostante parli di piloti di formula uno. tutto è raccontato delinendo benissimo la personalità così diversa dei due piloti e mostrando tutto il mondo che ruota intorno a loro, senza stereotipi o eccessi introspettivi sul perchè o sul percome dell'amore per questo mondo: i discorsi li fanno, non sentiamo manfrine interminabili, ma il giusto. ottima la frase che si sente anche nel trailer "Non metterti con uomini che, per cercare la normalità, cercano di uccidersi correndo in macchina" anche le ricostruzioni delle gare non sono lunghe (come ci si aspetterebbe da un film così) e anzi sono godibili.
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il film è inteso e coinvolgente, nonostante parli di piloti di formula uno. tutto è raccontato delinendo benissimo la personalità così diversa dei due piloti e mostrando tutto il mondo che ruota intorno a loro, senza stereotipi o eccessi introspettivi sul perchè o sul percome dell'amore per questo mondo: i discorsi li fanno, non sentiamo manfrine interminabili, ma il giusto. ottima la frase che si sente anche nel trailer "Non metterti con uomini che, per cercare la normalità, cercano di uccidersi correndo in macchina" anche le ricostruzioni delle gare non sono lunghe (come ci si aspetterebbe da un film così) e anzi sono godibili. bel film davvero.
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claude.kaivalya
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mercoledì 2 ottobre 2013
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uomini al limite
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A chi ricorda di essere stato un bambino innamorato di quelle automobiline che sfrecciavano veloci dentro uno schermo non sempre a colori, quando la F1 era una religione ferrarista ed i duelli veri erano fatti di staccate al cardiopalma senza abs e traiettorie obbligate dalla telemetria, questo film ha il merito di parlare di quegli uomini e di quelle emozioni adulte che sembra abbiano perso cittadinanza nel modo dei motori contemporanei. A ben vedere la contraddizione tra passione e fredda imperturbabilità, che contraddistingue i protagonisti non è completamente reale: quando gli occhi conturbanti di una donna o la tua posizione arretrata in gara ti chiedono di mostrare di che pasta sei fatto, hai poco da aggrapparti a quel 20% di rischio che da accettabile diventa improbabile, ed improvvisamente ti ritrovi in compagnia del dolore e della solitudine.
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A chi ricorda di essere stato un bambino innamorato di quelle automobiline che sfrecciavano veloci dentro uno schermo non sempre a colori, quando la F1 era una religione ferrarista ed i duelli veri erano fatti di staccate al cardiopalma senza abs e traiettorie obbligate dalla telemetria, questo film ha il merito di parlare di quegli uomini e di quelle emozioni adulte che sembra abbiano perso cittadinanza nel modo dei motori contemporanei. A ben vedere la contraddizione tra passione e fredda imperturbabilità, che contraddistingue i protagonisti non è completamente reale: quando gli occhi conturbanti di una donna o la tua posizione arretrata in gara ti chiedono di mostrare di che pasta sei fatto, hai poco da aggrapparti a quel 20% di rischio che da accettabile diventa improbabile, ed improvvisamente ti ritrovi in compagnia del dolore e della solitudine. Certo il maschio medio non può non provare un’istintiva predilezione per quel “mascalzone” di Hunt che non si fa mancare proprio nulla e vive ogni giorno come se fosse l’ultimo, schiavo dell’adrenalina e delle emozioni forti, a paragone di un Lauda con tratti da sfigato sociopatico timoroso della felicità, ma per entrambi spicca una determinazione incrollabile nel volere raggiungere la bandiera a scacchi prima degli altri, usando le proprie armi senza risparmio (talento superlativo e temerario coraggio, contro sensibilità da collaudatore e spregiudicato tatticismo): il resto è verosimile romanticismo, fatto di rivalità spietata ma rispettosa, seducenti illusioni e tragedie sorde. Laddove un’auto poteva essere competitiva senza sponsor ed un pilota che non aveva paura di morire poteva diventare campione del mondo c’è molto per pensare e ripensare a quello che le gare di F1 sono diventate negli ultimi anni. Se poi non riesci a rinunciare al piacere di immaginarti sbronzo in compagnia di James e due procaci fanciulle, oppure barricato con Niki in un box puzzolente di benzina e solventi, rincorrendo la modifica definitiva per limare quei due maledetti secondi a giro e chiedendoti alla fine perché dovresti scegliere una delle due opzioni, comprenderai come il suono sporco e assordante di quelle monoposto ululanti ed imbizzarrite sarà riuscito a ricordarti il bambino che eri …
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catcarlo
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martedì 1 ottobre 2013
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rush
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Mettendo mano a ‘Rush’, l’ex Richie Cunningham si è preso due rischi mica da ridere. Il primo è il film di ambientazione sportiva, sempre sul limite di suonare falso in special modo quando, come qui, vengono rievocati fatti realmente accaduti; il secondo sta nell’avere come primo nome in cartellone Chris Hemsworth cercando di farlo sembrare un vero attore. Se con l’Australiano la missione può dirsi compiuta solo nei limiti (non vastissimi) del possibile, il risultato complessivo della pellicola va oltre ogni aspettativa: la scrittura di Peter Morgan (già assieme al regista per ‘Frost/Nixon’) funziona e lo spettatore ne viene coinvolto dall’inizio alla fine.
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Mettendo mano a ‘Rush’, l’ex Richie Cunningham si è preso due rischi mica da ridere. Il primo è il film di ambientazione sportiva, sempre sul limite di suonare falso in special modo quando, come qui, vengono rievocati fatti realmente accaduti; il secondo sta nell’avere come primo nome in cartellone Chris Hemsworth cercando di farlo sembrare un vero attore. Se con l’Australiano la missione può dirsi compiuta solo nei limiti (non vastissimi) del possibile, il risultato complessivo della pellicola va oltre ogni aspettativa: la scrittura di Peter Morgan (già assieme al regista per ‘Frost/Nixon’) funziona e lo spettatore ne viene coinvolto dall’inizio alla fine. Il motore della storia è, ovviamente, il contrasto tra i caratteri dei personaggi principali, con l’irruento James Hunt, pilota vecchio stile tutto genio e sregolatezza (alcool e, soprattutto, donne) a confronto con un perfezionista come Nicky Lauda, sempre dentro alle righe e freddo fino a essere scostante: a parte la passione per le corse, l’unico punto d’incontro è il contrasto con le rispettive famiglie d’origine, per il resto sono scintille dal primo sguardo e solo il tempo farà crescere il rispetto reciproco. Se di Hemsworth si è già scritto - interpreta il pilota inglese risultando più bello dell’originale, ma mostrando qualche legnosità di troppo – lo spagnolo Brühl disegna un Lauda di sorprendente mimetismo e notevole intensità, specie nei difficili momenti dell’affrettato rientro dopo l’incidente. I due si portano via quasi tutto lo spazio disponibile, con le altre figure che restano essenzialmente di contorno, comprese la Suzy Miller (signora Hunt) di Olivia Wilde e la Marlene Lauda di Alexandra Maria Lara: solo la oramai comprovata bravura consente a Favino di far risaltare il suo Clay Regazzoni. Fin qui niente da meravigliarsi, verrebbe da dire, visto che abbiamo un regista di valore (pure se reduce da un paio di passi falsi) e un ottimo sceneggiatore che ottengono il massimo da un classico hollywoodiano come le alchimie fra due persone per molti versi agli antipodi e ci aggiungono una riuscita - a parte le targhe delle macchine italiane - rievocazione degli anni Settanta visti con una punta di nostalgia: a far la differenza, allora, è l’efficacissima messa in scena delle gare che raggiunge il suo apice nella ricostruzione del folle Gran Premio del Giappone, conclusione della stagione di Formula 1 del 1976 sotto il diluvio che allagava il circuito del Fuji. Mischiando abilmente filmati d’epoca e nuovo girato, tanto che la cesura quasi non si sente, Howard e il suo montatore Daniel P. Hanley riescono a far sentire l’adrenalina e la tensione di quelle lontane gare anche a chi (come il sottoscritto) ha abbastanza anni da potersele ricordare. Fra coloro che vissero da vicino quell’avventura, qualche pasdaran ha storto il naso, perchè non è vero che non si sopportavano, i difetti sono stati esasperati, i fatti sono andati così e non cosà: magari sarà anche vero – almeno fin dove il tempo passato non distorce il ricordo – ma sono considerazioni che non scalfiscono minimamente il valore di un film che, grazie a un ritmo che non presenta la minima caduta di tono, fa volare le sue ore di durata regalando una sovrabbondante dose di emozioni. Splendidamente accompagnato dalle azzeccate musiche di Hans Zimmer, ‘Rush’ ha tutte le carte per conquistare anche a chi non ha il minimo interesse per la F1 e il mondo delle corse in macchina in generale, oltre che per lanciarsi a tutta velocità verso la Notte degli Oscar.
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paolorol
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martedì 1 ottobre 2013
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ci siamo bevuti il cervello??? fiction televisiva
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Ma per favore!! Sono allibito dalle recensioni a 5 stelle, nonchè da quella della Cappi. Sono andato a vederlo infinocchiato da una recensione (marchetta) della RAI, che ne diceva ogni bene possibile.
Invece ho assistito ad una fiction televisiva di bassissimo livello, adatta ad un pubblico dalla bocca molto buona e ancora in grado di farsi entusiasmare da due effettacci audio/video.
La storia è raccontata utilizzando la forma del documentario, con un'irritante voce fuori campo e con sovraimpressioni da cronaca sportiva (in senso deteriore), con una penosa e fumettistica descrizione dei personaggi, contrapposti in modo geometrico e ridicolo. Il bello ma dannato contro il brutto ma saggio.
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Ma per favore!! Sono allibito dalle recensioni a 5 stelle, nonchè da quella della Cappi. Sono andato a vederlo infinocchiato da una recensione (marchetta) della RAI, che ne diceva ogni bene possibile.
Invece ho assistito ad una fiction televisiva di bassissimo livello, adatta ad un pubblico dalla bocca molto buona e ancora in grado di farsi entusiasmare da due effettacci audio/video.
La storia è raccontata utilizzando la forma del documentario, con un'irritante voce fuori campo e con sovraimpressioni da cronaca sportiva (in senso deteriore), con una penosa e fumettistica descrizione dei personaggi, contrapposti in modo geometrico e ridicolo. Il bello ma dannato contro il brutto ma saggio.
La sceneggiatura ed i dialoghi sono a livello di sms inviati da ripetenti delle elementari.
La recitazione è a dir poco imbarazzante, su tutti spicca l'assoluta immobilità espressiva della moglie di Lauda, che non ha neppure due espressioni (con cappello/senza cappello come Clint Eastwood) ma una sola: sorrisino imbecille H24.
Il montaggio poi è una delle cose peggiori di questo orrendo pastrocchio: frenetico, da videoclip, basato su fulminee inquadrature da fumetto, dettagli che non trasmettono mai il senso dell'azione. Impossibile riuscire a capire cosa succede in pista. Nessun appassionato di Formula 1 si tratterrebbe dall'uccidere un regista che facesse una cronaca sportiva in questo modo. Non si capisce...niente!! Te lo spiega la voce fuori campo, meno male che Silvio c'è! Sempre e solo inquadrature pseudospettacolari e attenzione a dettagli scenografici che nulla hanno a che vedere con la ricostruzione dell'accaduto. Dettaglio parafango/dettaglio fango/dettaglio gomma/dettaglio casco/dettaglio luci riflesse nelle pozzanghere/dettaglio sorrisino moglie. VERGOGNA!!!!
Orrenda anche la musica: epica, ridondante e martellante, peggio di quella di tanti fantasy per menti semplificate.
Orrenda e ridicola anche la Colonna Sonora
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[+] personale
(di andw 68)
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sara kavafis
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martedì 1 ottobre 2013
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duello psicologico
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Ron Howard mette in scena un duello storico ed epocale della Formula Uno: il duello "fino all'ultimo respiro" tra l'austriaco Lauda e l'inglese Hunt. Più che un duello tra due piloti è una vera battaglia psicologica tra due personalità agli antipodi ma ossessionati l'uno dall'altro. Questa ossessione sembra essere necessaria sia per Hunt che per Lauda a tal punto da farne un vero e proprio obiettivo delle loro vite. Lauda , qui interpretato da un convincente Daniel Brühl, bruttino e riservato, riesce a trarre proprio da questa eterna sfida , energie che gli permetteranno non solo di tornare dopo un quasi letale incidente "sul campo di battaglia" e sfidare Hunt ma sopra ogni cosa a vincere "nell'asfalto della vita".
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Ron Howard mette in scena un duello storico ed epocale della Formula Uno: il duello "fino all'ultimo respiro" tra l'austriaco Lauda e l'inglese Hunt. Più che un duello tra due piloti è una vera battaglia psicologica tra due personalità agli antipodi ma ossessionati l'uno dall'altro. Questa ossessione sembra essere necessaria sia per Hunt che per Lauda a tal punto da farne un vero e proprio obiettivo delle loro vite. Lauda , qui interpretato da un convincente Daniel Brühl, bruttino e riservato, riesce a trarre proprio da questa eterna sfida , energie che gli permetteranno non solo di tornare dopo un quasi letale incidente "sul campo di battaglia" e sfidare Hunt ma sopra ogni cosa a vincere "nell'asfalto della vita". Forse il vero obiettivo per Lauda non è vincere il mondiale di Formula Uno ma battersi contro Hunt significa lottare contro tutto quello di cui la vita l'ha privato : bellezza , popolarità , sostegno dalle persone che lo circondano. La decisione di ritirarsi ad una gara molto pericolosa a causa della pioggia intermittente è la vera vittoria di Lauda: da questo momento Lauda va incontro alla felicità che così lo terrorizzava . Sa che non ritirandosi avrebbe perso la persona che gli era sempre stata accanto, sua moglie. Hunt (interpretato da Chris Hemsworth) al contrario vince un titolo mondiale ma la sua personalità fragile non riesce a trarre beneficio da questo duello con Lauda e tra feste, droga, alcool fallisce pure negli affetti della vita arrivando a non trovare mai se stesso. "Many rivers to cross and but I can`t seem to find my way over".... Un film molto bello, dal ritmo incalzante. Ron Howard si conferma ancora una volta, dopo "Il duello Frost/Nixon", abilissimo nel destreggiare sfide tra titani. [-]
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[+] la psicologia è un'altra cosa
(di paolorol)
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