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claudiofedele93
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lunedì 14 aprile 2014
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elysium: fantascienza e buona politica!
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Per chi ancora ne fosse all’oscuro, dietro a quel capolavoro fantascientifico di District 9 c’è la mano del giovane regista sudafricano Neill Blomkamp, classe 1979, che grazie ad una collaborazione con Peter Jackson in passato, è riuscito nel 2012 a farsi produrre da quest’ultimo la sua opera prima. Quando, di conseguenza, si realizza un film basato sull’integrazione razziale, sulle difficoltà di comunicazione tra la specie umana e quella aliena, con un audacia ed una potenza scenica senza pari tanto da contribuire in un qualche modo a fare la storia della fantascienza recente, è giusto avere tante aspettative e in egual misura paure per i lavori successivi; per questo ed molti altri motivi il nuovo progetto del regista (nato a Johannesburg), chiamato fin da subito semplicemente Elysium, ha sempre goduto di una certa attenzione fin da quando fu annunciato ufficialmente.
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Per chi ancora ne fosse all’oscuro, dietro a quel capolavoro fantascientifico di District 9 c’è la mano del giovane regista sudafricano Neill Blomkamp, classe 1979, che grazie ad una collaborazione con Peter Jackson in passato, è riuscito nel 2012 a farsi produrre da quest’ultimo la sua opera prima. Quando, di conseguenza, si realizza un film basato sull’integrazione razziale, sulle difficoltà di comunicazione tra la specie umana e quella aliena, con un audacia ed una potenza scenica senza pari tanto da contribuire in un qualche modo a fare la storia della fantascienza recente, è giusto avere tante aspettative e in egual misura paure per i lavori successivi; per questo ed molti altri motivi il nuovo progetto del regista (nato a Johannesburg), chiamato fin da subito semplicemente Elysium, ha sempre goduto di una certa attenzione fin da quando fu annunciato ufficialmente. Il ritorno di Blomkamp, dopo il successo di critica e pubblico del 2012, che si mette in proprio e scrive ancora una volta una storia che lo vede dietro alla macchina da presa, sarà l’occasione per dare la piena conferma delle doti del giovane autore? Elysium è un semplice blockbuster o nutre in sé qualche particolare ambizione?
Nell’anno 2154 esistono due classi di persone: i ricchi che vivono su una stazione spaziale artificiale immacolata chiamata Elysium e tutti gli altri che vivono su una Terra ormai sovrappopolata e in decadenza. La Segretaria di Stato Delacourt (Jodie Foster) è disposta a tutto pur di preservare lo stile di vita lussuoso dei cittadini di Elysium, ma questo non impedisce certo alla popolazione della Terra di cercare di accedervi con ogni mezzo a sua disposizione. Sarà Max (Matt Damon) ad accettare di un intraprendere una missione completamente folle e disparata per tentare di riportare l’equilibrio tra i due mondi.
Elysium si presenta fin dalle prime sequenze ai nostri occhi come un blockbuster atipico, dove alle tante scene d’azione e battaglie si unisce un messaggio forte, chiaro, che risuona cristallino fino alla fine della pellicola; per questo preciso motivo il secondo lavoro fatto da Neill Blomkamp ha il privilegio non solo di mostrarsi concretamente valido sotto molti punti di vista, primo tra tutti la sceneggiatura e la regia, ma anche di saper dare conferma che tutto quello che di buono ed eccellente si era visto in District 9 non era stato solo un caso o una mera coincidenza. Elysium per certi aspetti è un lungometraggio che si collega molto bene alla prima fatica del regista, grazie sopratutto ad un reparto estetico e a delle scenografie che ricordano molto la Johannesburg in lotta per la supremazia della razza umana. Tuttavia, laddove nell’opera del suo esordio il regista sudafricano cercava di adattare al meglio una fantascienza verosimile e moderna lavorando principalmente su una determinata allegoria e proponendo temi importanti come la tolleranza, il rispetto verso chi è diverso da noi o chi appartiene ad un altro universo, argomenti che essenzialmente erano alla base della pellicola, qui ci si allontana dalla Terra dei giorni nostri per fare un salto nel futuro di circa cento anni o poco più; a qualcuno potrà sembrare un qualcosa di poco conto, ma la scelta spazio-temporale è uno degli aspetti più importanti di questa produzione, in quanto già dalla data (2154) il regista vuole mandare un messaggio forte e chiaro affinché sia ben evidente che poco, alla fine, è il tempo che separa l’uomo tra l’oggi ed il domani di cui lui racconta.
Un film che dunque, al contrario dell’ottima fantascienza di Duncan Jones che abbiamo potuto apprezzare con Source Code o meglio ancora in Moon, la quale lavora più sui concetti e sui topoi fantascientifici (l’esplorazione dello spazio, i cloni etc…), cerca di fare del genere un punto di partenza attraverso il quale costruire una precisa struttura sociale su cui poi, a sua volta, muovere una violenta critica alla società. Blomkamp, come per District 9, non riesce proprio ad immaginare un mondo privo di umiliati e offesi, di gente unicamente ricca e di uomini e donne mossi da buoni sentimenti ed è per questo che Elysium, proprio come il suo precedente lavoro, gode al suo interno di un ottimo e profondo messaggio politico che si rivela sempre essere a fianco dei poveri ed al contempo spietato verso coloro che vivono e godo di benefici sulle spalle delle persone che rischiano la vita ogni giorno. Un particolare, questo qua, che inizia ad essere il marchio di fabbrica dell’autore, anche se tale assioma verrà confermato solo dalle sue future produzioni.
Tecnicamente il prodotto è valido, stiamo dopo tutto parlando di una regia camaleontica che qui si prende persino qualche libertà come ad esempio quella di voler omaggiate più e più volte videogiochi e film di genere e impostare qualche sequenza a rallentatore per enfatizzare la spettacolarità. Niente da eccepire, dunque, per quanto riguarda il talento di Blomkamp anche se stavolta è apparso molto più sperimentale con la telecamera in mano rispetto al passato. In definitiva bisogna comunque ammettere che quello che abbiamo tra le mani è sì un film realizzato per attirare giovani e puramente di intrattenimento, ma diretto sempre con intelligenza e con una padronanza tecnica mai invadente o eccessiva.
Elysium è davvero un valido film, un blockbuster atipico, intelligente e curato anche per quanto riguarda gli effetti speciali e le tante scene di azione; figlio dei più grandi film fantascientifici (tra i quali ci inseriamo anche il film Pixar Wall*e a cui Blomkamp si è senza dubbio ispirato nel ricreare gli ambienti malati, sovraffollati e inquinati del pianeta Terra) la seconda fatica del regista scoperto da Peter Jackson è minore solo alla prima in quanto non possiede la potenza narrativa né la profondità morale di cui era intriso District 9, che tutt’oggi dimostra di essere ancora un eccezionale film, erede delle storie del passato ed innovatore. Non fraintendete tuttavia il nostro giudizio, poiché Elysium è comunque uno dei miglior blockbuster in circolazione, che grazie ad un convincente Matt Damon, ad una straordinaria Jodie Foster e a Sharlto Copley sopra le righe ma incisivo, riesce a conquistare per il carisma dei suoi personaggi e la sua storia tanto semplice quanto alla fin fine abbastanza complicata nella messa in scena. Un prodotto, dunque, che trova una coerenza ed una continuità con quanto già visto in passato, che ancora fa parlare e focalizza l’attenzione su i poveri e mette quest’ultimi al centro di una realtà che se non è quella di oggi sarà quella di domani, ma il futuro di cui si parla adesso non è quello indefinito e impossibile da concretizzarsi, ma bensì quello che ogni giorno sembra avvicinarsi sempre di più al nostro presente. Neill Blomkamp firma così un secondo lungometraggio che non deluderà gli amanti del genere e gli appassionati cinematografici, ma l’aspetto più importante di tutta l’intera produzione sta nel fatto di darci la conferma che dopo Duncan Jones, anche Blomkamp è intenzionato a fare la migliore fantascienza possibile e a realizzare pellicole di spessore. Come premesse, queste, non sono niente affatto da prendere alla leggera!
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fabio1957
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mercoledì 9 aprile 2014
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rumoroso
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Per quanto siano originali e interessanti alcune idee, ad esempio la stazione orbitante paradiso ad uso e consumo di una fortunata èlite, che si autotutela nei suoi privilegi, nel complesso la trama è scontata, la sceneggiatura povera e i dialoghi insignificanti. Buone le scene d'azione e gli effetti visivi anche se in molti passaggi è eccessivamente rumoroso. Jodi Foster, che è una grande attrice, non è all'altezza dei suoi abituali standard, Matt Damon se la cava senza strafare.
Insomma si poteva fare di meglio.
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stefano bruzzone
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mercoledì 2 aprile 2014
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colossal
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è un colossal pazzesco... se vogliamo poco originale, ma cmq pazzesco. il ritmo è incalzante e gli effetti speciali si sprecano come se nulla fosse. bravo Damon nel ruolo dell'eroe che si sacrificherà per il bene dell'umanità in un film molto complicato da dirigere ma il regista direi che esegue il suo compito alla perfezione con inquadrature precise al centesimo di millimetro. anche il montaggio è stato messo a dura prova ma ha superato l'esame con un 10 e lode, voto che meritano regia ed interpreti anche loro messi alle corde da una sceneggiatura articolata, complessa e molto "tecnica" ; fotografia e costumi al top e pienamente sintonizzati con il resto.
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è un colossal pazzesco... se vogliamo poco originale, ma cmq pazzesco. il ritmo è incalzante e gli effetti speciali si sprecano come se nulla fosse. bravo Damon nel ruolo dell'eroe che si sacrificherà per il bene dell'umanità in un film molto complicato da dirigere ma il regista direi che esegue il suo compito alla perfezione con inquadrature precise al centesimo di millimetro. anche il montaggio è stato messo a dura prova ma ha superato l'esame con un 10 e lode, voto che meritano regia ed interpreti anche loro messi alle corde da una sceneggiatura articolata, complessa e molto "tecnica" ; fotografia e costumi al top e pienamente sintonizzati con il resto. tuttavia non può essere un film da 10 ma è cmq un ottimo film.
Voto: 8
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folgore94
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martedì 1 aprile 2014
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grande matt
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COINVOLGENTE DALL INIZIO ALLA FINE.OTTIMA LA SCENEGGIATURA,CHE TOCCA ARGOMENTI CONTEMPORANEI SVILUPPANDOLI IN MODO PREGEVOLE.
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giacomo b
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venerdì 28 marzo 2014
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un'apparente utopia che cela una"tangibile" realtà
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2154, Los Angeles: la terra è nell’oblio più totale. Gli uomini più “potenti” e ricchi si sono trasferiti su una struttura spaziale capace di simulare le caratteristiche ambientali-atmosferiche del pianeta terra. La restante, e palesemente superiore numericamente, parte della popolazione è restata sulla terra. Baraccopoli, discriminazioni, lavori forzati, sfruttamenti, stupri, ingiustizie e qualsivoglia violenza: questa è la situazione che milioni e milioni di persone devono quotidianamente vivere. L’unica forma di giustizia viene rappresentata da robot all’avanguardia, i quali sono poco predisposti al “dialogo”.
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2154, Los Angeles: la terra è nell’oblio più totale. Gli uomini più “potenti” e ricchi si sono trasferiti su una struttura spaziale capace di simulare le caratteristiche ambientali-atmosferiche del pianeta terra. La restante, e palesemente superiore numericamente, parte della popolazione è restata sulla terra. Baraccopoli, discriminazioni, lavori forzati, sfruttamenti, stupri, ingiustizie e qualsivoglia violenza: questa è la situazione che milioni e milioni di persone devono quotidianamente vivere. L’unica forma di giustizia viene rappresentata da robot all’avanguardia, i quali sono poco predisposti al “dialogo”.
Max Da Costa, un giovane operaio che fin da piccolo ha vissuto nel degrado più totale, svolge il lavoro di operaio. Durante una mansione viene esposto ad una notevole dose di radiazioni che lo metteranno a dura prova nei successivi cinque giorni di vita che gli restano. Il suo destino, quello della ragazza con la quale è cresciuto, Frey Santiago, la figlia di Frey e il destino dell’intera umanità sono nelle mani di Max, il quale dovrà spingersi ben oltre l’impossibile per ottenere la salvezza.
Dalla regia di Neill Blomkampe con protagonisti Matt Damon, Jodie Foster, Alice Bragae e Sharlto Copley, il film si rivela un successo.
Regia, cast, sceneggiatura, fotografia (impeccabile), scenografia, costumi, tutto perfettamente coordinato al fine di rendere il tutto “vivo” e suggestivo.
Una trama scorrevole e chiara, lontana solo per datazione ai giorni d’oggi. Il mondo rappresentato, allegoricamente, rimanda alla situazione odierna, tempi in cui i ricchi, o almeno una buona parte di essi, pur non avendo a disposizione, almeno non ancora, un pianeta tutto loro egualmente considerano una buona parte di popolazione nettamente “inferiori”.
La vita delle persone all’interno di baraccopoli non è una realtà distante millenni da noi; è la cruda realtà quotidiana. Neill Blomkamp in un film futuristico e fantascientifico è riuscito, tra suspanse, effetti speciali e colpi di scena, a mostrare un’attualità ben nota a tutti: il sempre più “tangibile” degrado del pianeta terra, sfruttato al limite delle sue potenzialità e risorse, notevoli ma non di certo infinite.
Elysium mostra un’ingiustizia non fantascientifica ma reale. Nessuna legge, codice o principio può garantire la salvezza ad un ricco e non ad un povero. Quella mostrataci è una selezione autocratica e arbitraria, partorita sostanzialmente da futili pregiudizi. Altri film, si pensi alla Fine Del Mondo del 2012, hanno mostrato una selezione ponderata in base a doti od meriti intellettuali, l’originalità del film sta proprio nel mostrare una selezione per la salvezza assolutamente ingiusta e priva di ogni “ratio”. Molti sono gli elementi del film che proiettano in un futuro in cui ogni male è guaribile, in cui si può ottenere "l'immortalità", o quantomeno una vita dalla esuberante longevità.
Peccato che questo “giardino dell' eden” non sia per tutti ma solo per i ricchi, solo per una nobiltà che a quanto pare è stata, è, e sarà per sempre avidamente attaccata ai suoi privilegi che non ha mai limitato.
Insomma tutto ciò per estrapolare una morale dal film e, soprattutto, per non soffermarsi solo e semplicemente ad una considerazione del medesimo legata a soli effetti ottici o recitativi, i quali sono stati comunque distintamente operati.
L’obiettivo di ogni film, indipendentemente dalla trama o tematica di cui tratta, è quello di “trasportare” lo spettatore in un mondo parallelo, distante dai suoi pensieri, dai suoi problemi, distante dalla realtà. Qualsiasi film che riesca egregiamente, non solo ad intrattenere lo spettatore, quanto a proiettarlo in una nuova realtà utopica, o come in questo caso meglio definibile distopica, che lo “incuriosisce” a tal punto da non consentirgli più di distinguere il concreto dall’astratto, la realtà dall’irrealtà, aprendogli la mente meglio di qualsiasi ipnosi o manipolazione con la sola e pura arte cinematografica e recitativa, può essere definito “buon film”.
Elysium riesce nella sua impresa, lasciando anche dopo i titoli di coda una sensazione di “smarrimento” legata al metaforico viaggio appena terminato, figura di un futuro forse, ma non essenzialmente, irrealizzabile.
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parieaa
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sabato 8 marzo 2014
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meglio la prima
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Rispetto a district 9, questo rimane un film più leggero,più semplice e con meno implicazioni culturali. E' meno capace di suscitare sdegno nello spettatore per ciò che si vedse sullo schermo: la metafora dei "gamberoni" e la trasformazione del protagonista in ciò che un tempo lo disgustava, sono state sfruttate alla perfezione per disegnare uno spietato specchio della società moderna e dei suoi lati più oscuri e crudeli. In questo film, c'è sì, una critica alla divisioni in classi ,che vige anche ai giorni nostri, e il sacrosanto diritto di cercare di migliorare la propria condizione, ma sono sviluppati più superficialmente, specialmente nella seconda parte del film, in cui il messaggio lascia chiaramente il posto all'azione e agli effetti speciali (entrambi belli come in district 9) e quindi a un film di più puro intrattenimento.
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Rispetto a district 9, questo rimane un film più leggero,più semplice e con meno implicazioni culturali. E' meno capace di suscitare sdegno nello spettatore per ciò che si vedse sullo schermo: la metafora dei "gamberoni" e la trasformazione del protagonista in ciò che un tempo lo disgustava, sono state sfruttate alla perfezione per disegnare uno spietato specchio della società moderna e dei suoi lati più oscuri e crudeli. In questo film, c'è sì, una critica alla divisioni in classi ,che vige anche ai giorni nostri, e il sacrosanto diritto di cercare di migliorare la propria condizione, ma sono sviluppati più superficialmente, specialmente nella seconda parte del film, in cui il messaggio lascia chiaramente il posto all'azione e agli effetti speciali (entrambi belli come in district 9) e quindi a un film di più puro intrattenimento.
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onufrio
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lunedì 10 febbraio 2014
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los angeles 2154
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Il regista del visionario District 9, scrive e dirige un nuovo film di fantascienza che ha un inizio davvero coinvolgente ed affascinante, ma purtroppo con il susseguirsi delle scene qualcosa si spezza e la storia rientra in binari che ci riporta a scenari già visti, con l'azione che prende il sopravvento tralasciando lo sviluppo di una storia che poteva essere davvero interessante. Matt Damon è il Salvatore corazzato di una Terra devastata, Jodie Foster è la cattivona di turno; Blomkamp parte bene ma conclude male, apprezzabile comunque è il progetto.
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ultimoboyscout
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lunedì 3 febbraio 2014
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tutti in fila per il nuovo eden.
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Il 2154 è lontanissimo ma il mondo immaginato da Blomkamp nel suo "Elysium" non è del tutto improbabile: i poveri vivono sulla Terra, pianeta ormai degradato e sul punto di implodere, i ricchi in una società apparentemente idilliaca priva di malattie, guerre, fame, sporcizia in una stazione spaziale simile al paradiso. Il problema (dipende poi dai punti di vista...) è che non ci può essere scambio tra i due mondi, ma Damon deve andare li per curarsi, costi quel che costi. Neil Blomkamp confeziona un altro film di taglio socio-politico in stile "Occupy Hollywood", girato in parte in Messico a Bordo Poniente, la più grande discarica di immondizia del mondo (si parla di dodicimila tonnellate al giorno, ma ora è chiusa!!!) riuscendo solo a generare un blockbuster gradevole che consente di capire che è un buon professionista ma non un autore di alto livello, ne il Messia come qualcuno lo voleva spacciare dopo "District 9".
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Il 2154 è lontanissimo ma il mondo immaginato da Blomkamp nel suo "Elysium" non è del tutto improbabile: i poveri vivono sulla Terra, pianeta ormai degradato e sul punto di implodere, i ricchi in una società apparentemente idilliaca priva di malattie, guerre, fame, sporcizia in una stazione spaziale simile al paradiso. Il problema (dipende poi dai punti di vista...) è che non ci può essere scambio tra i due mondi, ma Damon deve andare li per curarsi, costi quel che costi. Neil Blomkamp confeziona un altro film di taglio socio-politico in stile "Occupy Hollywood", girato in parte in Messico a Bordo Poniente, la più grande discarica di immondizia del mondo (si parla di dodicimila tonnellate al giorno, ma ora è chiusa!!!) riuscendo solo a generare un blockbuster gradevole che consente di capire che è un buon professionista ma non un autore di alto livello, ne il Messia come qualcuno lo voleva spacciare dopo "District 9". Film che parla del presente facendo finta che sia il futuro, una storia di pura fantascienza con morale e metafora di stampo evidentemente progressista, meno aggressivo e oltraggioso di "District 9". Qui regnano polvere e balordi senza denti, Los Angeles è un ammasso di detriti, sembra una città un pò messicana e un pò sudafricana, dominano tatuaggi coatti e minacciosi poliziotti robotici, Damon è pelato e pompato, la Foster bieca e luciferina e Sharlto Copley, attore feticcio del regista, è il suo braccio armatissimo: incipit suggestivo ma la ruggine fa capolino sulla fanta ferraglia nonostante si affrontino temi adulti quali crisi economica (immancabile ormai), capitalismo sfrenato e disiguaglianze sociali. Peccato che il regista, oltre ai già citati temi, ne mescoli molti altri, finendo per non approfondirne circa nessuno, peccando di grande qualunquismo. Ottimo il montaggio e i ritmi serrati ma un film "adulto" per davvero è ben altra cosa. E la sua è sci-fi finto povera. Film non brutto ma decisamente contraddittorio.
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rescart
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giovedì 30 gennaio 2014
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i danni del positivismo
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La fiducia cieca nella scienza ha portato gravi danni all'umanità e non sembra aver ancora finito di portarne. Alla fine dell'ottocento tutti pensavano che l'innovazione tecnologica avrebbe consentito agli essere umani di vivere finalmente in condizioni di benessere tali da far dimenticare tutti i sacrifici imposti ai lavoratori dalla rivoluzione industriale. Non andò esattamente così. Nuovi sacrifici furono richiesti sotto forma di guerre sempre più disastrose e di genocidi realizzati con metodi sempre più scientifici. Tutto ciò non fa che mettere in luce che le cosiddette “scienze esatte” sono ben lungi dall'essere tali. Non fosse altro che per il fatto di trattare i problemi solo in modo parcellizzato, un aspetto particolare per volta.
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La fiducia cieca nella scienza ha portato gravi danni all'umanità e non sembra aver ancora finito di portarne. Alla fine dell'ottocento tutti pensavano che l'innovazione tecnologica avrebbe consentito agli essere umani di vivere finalmente in condizioni di benessere tali da far dimenticare tutti i sacrifici imposti ai lavoratori dalla rivoluzione industriale. Non andò esattamente così. Nuovi sacrifici furono richiesti sotto forma di guerre sempre più disastrose e di genocidi realizzati con metodi sempre più scientifici. Tutto ciò non fa che mettere in luce che le cosiddette “scienze esatte” sono ben lungi dall'essere tali. Non fosse altro che per il fatto di trattare i problemi solo in modo parcellizzato, un aspetto particolare per volta. Per ogni malattia (o quasi) esiste ormai una cura, un vaccino ad hoc. Ma non esiste una ricetta preconfezionata per occuparsi dell'uomo nella sua totalità. Il vero problema con la scienza consiste nell'incapacità di individuare sempre con certezza quale sia il vero problema da risolvere. L'esempio più efficace è quello delle malattie psicosomatiche i cui sintomi non rimandano a nessuna patologia organica univocamente individuabile. Questo film ci suggerisce invece la possibilità che nel futuro il positivismo ed il metodo scientifico trionfino al punto da poter curare e guarire quasi miracolosamente qualunque patologia o degenerazione funzionale del corpo umano: ricostruire ossa, pelle, tessuti, organi. A condizione che non siano stati lesi organi vitali. Per dirla più terra terra, che non si sia già morti. Come dire che la scienza sarà in grado di fare miracoli, tranne l'uno: la risurrezione. Un'autolimitazione della sfrenata fantasia fantascientifica interpretabile come una sorta di lapsus freudiano, a dispetto o dimenticanza del capolavoro di Mary Shelley. E del buon senso che suggerisce di bandire dal codice penale la pena di morte.
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