Come un tuono

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Un film di Derek Cianfrance. Con Ryan Gosling, Bradley Cooper, Eva Mendes, Dane DeHaan, Emory Cohen.
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Titolo originale The Place Beyond the Pines. Thriller, durata 140 min. - USA 2012. - Lucky Red uscita giovedì 4 aprile 2013. MYMONETRO Come un tuono * * * - - valutazione media: 3,11 su 86 recensioni di critica, pubblico e dizionari. Acquista »
   
   
   

Opera in tre atti su violenza e paternità negate Valutazione 3 stelle su cinque

di Giorpost


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martedì 27 gennaio 2015

In una cittadina dello stato di New York si consuma la vicenda di due uomini dalle vite completamente agli antipodi e dalle differenti aspirazioni. Pur non incontrandosi mai ma, anzi, sfiorandosi appena, interagiscono in modo tanto fortuito quanto tragico. Il loro unico tratto in comune è quello di avere entrambi un figlio di un anno.
Luke Glanton ha il volto di Ryan Gosling, stuntman per un giostraio che grazie alle sue piroette in sella alla moto è la star indiscussa della compagnia. Vive in solitudine, è un duro e spesso va a sfogarsi con la sua inseparabile due ruote nei percorsi boschivi. Viene a sapere che ha un figlio avuto da un flirt di un anno prima con Romina, ragazza ispanica del luogo, che ora convive con Kofi, uomo perbene che ha deciso di prendersi cura di lei e del piccolo Jason. Nulla di strano, ma Luke, dopo aver assistito in chiesa al battesimo cattolico del figlioletto, decide improvvisamente di dare una sterzata alla sua vita che fino ad allora gli aveva riservato ben poco, soprattutto per non aver beneficiato di un padre e vorrebbe evitare al suo erede medesima sorte cercando di riconquistare sia lui che la madre. Ma gli servono più soldi e allora prima si dimette dal circo poi trova un lavoro come aiuto meccanico da Robin, un burbero e solitario aggiusta tutto che gli diventa anche amico, oltre a dargli un tetto dove vivere (una roulotte). Spinto da questi, inizia a rapinare banche di piccolo taglio approfittando della sua agilità con il mezzo da corsa con il quale “corre come un fulmine” e potrebbe “schiantarsi come un tuono”. Ma dopo alcuni colpi andati a buon fine e dopo aver consegnato molti soldi e regali a Romina, il destino ci mette mano mescolando la vita di Luke a quella di un poliziotto alle prime armi, tale Avery Cross nei panni del quale troviamo Bradley Cooper. Cross, figlio d’ arte, inizia un breve ma concitato inseguimento successivo ad una rapina fatta alla meglio da Luke, stavolta senza la sua abituale motocicletta (smontata da Robin, preoccupato dell’ escalation nella quale Luke sta precipitando); la corsa finisce fuori ad una casa a due piani ove egli si barrica. Dopo aver permesso agli abitanti di scappare, Luke sale al secondo piano e, conscio di avere i minuti contati, chiama Romina al telefono implorandola di non raccontare mai al figlioletto chi fosse suo padre e facendo appena in tempo a dirglielo, quando irrompe nella stanza l’ incerto piedipiatti che spara per primo, senza prima intimare di gettare la pistola, ammazzando e facendo cadere dalla finestra il “rapinatore della moto”. Colpito a sua volta al ginocchio dall’ unica pallottola che Luke abbia mai effettivamente sparato, è sottoposto ad una indagine interna guidata dal Procuratore Distrettuale, affermando che si è trattato di legittima difesa e trasformandosi in “eroe” per aver eliminato un altro pezzo di feccia dalla terra e per salvato i due cittadini inermi (fatti allontanare proprio da Luke).
 
Inizia così il solito folklore poliziesco fatto di medaglie e conferenze stampa con immancabile discorso da politicante. Avery, ora protagonista della storia, si trova a recitare un ruolo che non gli appartiene venendo, suo malgrado, coinvolto in atteggiamenti mafiosi da parte di uno sparuto gruppo di colleghi, capitanati dal detective De Luca (un rientrante Ray Liotta: lo sbirro infedele poteva mai non essere italo americano?). Ha una laurea in legge, è un puro (per ora) ed infatti prova ribrezzo allorquando i corrotti colleghi lo trascinano a casa di Kofi per sottrarre indebitamente il danaro consegnatole da Luke. Denuncerà il fatto al suo capitano, ma dopo che questi non solo si rifiuta di avviare un’ indagine interna ma mette in guardia la gang dalla sua spiata, è quindi è costretto (dopo aver subito velate intimidazioni da De Luca e su consiglio dell’ esperto padre) a rivolgersi al Procuratore Distrettuale minacciando di andare alla stampa e facendo richieste specifiche per avere il posto di vice, puntando, dunque, ad ottenere il massimo profitto dalla situazione fortuita che gli si è presentata davanti. In fondo un ginocchio infortunato può valere una carriera?
 
Passano 15 anni, Cross è diventato Procuratore capo e corre per l’ elezione di quello generale dello Stato di New York. Divorziato e ormai benestante, al funerale del padre viene investito dalla scelta di suo figlio AJ di andare a vivere con lui. Pur restio e non entusiasta, lo accoglie in casa ma non se ne prende abbastanza cura come un padre dovrebbe; AJ appare, infatti, come il classico adolescente bullo e dedito a sostanze illegali, figlio di un papà troppo preso dalla carriera. AJ ha dunque bisogno di una spalla fragile, più debole di lui, uno da usare a suo piacimento e al liceo chi risponde a questi requisiti è, manco a dirlo, Jason, 16 anni, orfano di padre. Indovinate un po’? Inizia a questo punto la lenta ed inesorabile lotta dell’ adolescente buono per capire chi fosse davvero suo padre, cercando di difebdersi dall’ adolescente cattivo, in una sorta di inersione dei ruoli dove chi fu cattivo genera un bravo ragazzo, mentre chi è stato “integerrimo”  ha un figlio ribelle. Avery, scoperto che suo figlio sta frequentando e mettendo nei guai proprio quel ragazzo, lo intima a lasciarlo perdere.
 
Interpretando con brillantezza i rispettivi ruoli, i due astri nascenti del firmamento hollywoodiano non recitano mai insieme in quanto l’ uno entra in scena quando l’ altro ne esce. Si tratterebbe, in effetti, di un film in 3 atti dove il primo è ottimamente mantenuto da Gosling, il secondo è traghettato dal bravo attore metà newyorkese e metà napoletano mentre il terzo ed ultimo vede come protagonisti, seppur non assoluti, i due giovani, in una sorta di cerchio della vilenza che si chiude. Nel quadro d’ insieme fanno vediamo la Mendez, quel Liotta sempre incisivo e due caratteristi del calibro di Bruce Greenwood e soprattutto Harris Yulin, dotato di classe sopraffina e ottimamente doppiato.
 
Ora, parliamoci chiaro, The place beyond the pines (USA, 2012), non è un film che entra negli annali, ne tantomeno può collocarsi nel meglio delle carriere dei 2 protagonisti, ma di certo si presenta con una storia interessante, forse troppo fatalista, ma con un bel bagaglio tecnico, a partire da una fotografia asciutta e stilizzata, arrivando alle scene action ben costruite. Tra le prime cose che ci chiediamo quando guardiamo una pellicola è quale tipo di messaggio si è voluto trasmettere, oppure a quale tema si è voluto dar voce. In quest’ opera credo che l’ argomento principe sia la violenza, ma non solo. Viene trattato con una certa delicatezza anche quello della solitudine, la stessa che accomuna Luke ad AJ, ovvero trovarsi senza una guida, un padre. Luke perché non l’ ha avuto, AJ perché ce l’ ha ma è troppo assente e paradossalmente, forse, proprio per il concatenarsi degli eventi successivi alla sparatoria con Luke. In quest’ universo di figli problematici cresciuti con la disperazione di farsi notare, Jason pare aver trovato comunque un suo equilibrio con Kofi il quale, pur non essendo palesemente suo genitore si prende cura di lui volendogli davvero bene come se lo fosse. Ma ciò nonostante Jason, una volta scopertp che il padre di AJ è l’ uomo che gli ha ucciso quello biologico, decide di indagare su chi fosse stato davvero quell’ uomo che l’ ha procreato, in un viaggio a ritroso che lo porta fino a Robin, il meccanico, in un viaggio nelle passioni di Glanton che spesso vengono trasmesse geneticamente. Il finale, leggermente scontato, ci consegna però la speranza che non tutto è perduto, anche quando fisicamente una persona non c’è più ed anche quando quella persona, quel padre, era partito col piede sbagliato, salvo però cercare una redenzione, un rimedio agli errori fatti fin lì. Cross, croce in inglese, è un po’ lo spartiacque involontario della vita di diverse persone, da quei colleghi corrotti sbattuti giustamente in cella (impossibile non trovare alcune similitudini con Pride and glory) a quel figlio che grida disperato per far sentire al mondo che esiste, passando per Romina alla quale ha comunque provocato la scelta obbligata di restare a fianco di Kofi, fino alla moglie che l’ ha lasciato presumibilmente per il suo eccessivo arrivismo. Ma Cross è una croce soprattutto per Jason, mentre mangia il suo gelato o mentre guida una moto, perché lui non ha chiesto quella vita, non ha avuto modo di scegliersi un padre.
 
Un film di pistole, padri, velocità, bullismo e solitudine. Un film non capolavoro ma difficilmente dimenticabile perché per qualche giorno ti restano dentro certe immagini, certi ruoli, determinate caratteristiche della società americana qui molto ben descritte e che gridano allo scandalo.
Infine credo si possa dire che l’ ottimo Cianfrance, regista di talento, abbia voluto sottolineare come anche l’ uomo combatte ogni giorno la sua battaglia per crescere un figlio e a volte la vince, a volte la prede. In questo non ci sono differenze con le mamme.
 
Buona prova musicale di Mike Patton (Faith no more), autore di una original soundtrack davvero minimalista e lineare con il film.
 
Voto: 7

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