| Anno | 2010 |
| Genere | Animazione |
| Produzione | Cina |
| Durata | 103 minuti |
| Regia di | Liu Jian |
| MYmonetro | Valutazione: 3,00 Stelle, sulla base di 1 recensione. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 6 ottobre 2023
La banale quotidianità di personaggi marginali, non toccati dal grande miracolo economico cinese.
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CONSIGLIATO SÌ
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Sullo sfondo della crisi finanziaria del 2008, periodo in cui molte attività cinesi sono costrette alla chiusura, Zhang Xiaojun perde il proprio lavoro in una fabbrica di scarpe. Una delle guardie del supermercato picchia il ragazzo credendolo un ladro. Zhang decide così di provare a ottenere un risarcimento finanziario dal direttore, senza però riuscirci. Il suo desiderio più grande è quello di poter far ritorno al villaggio in cui è cresciuto per poter lavorare come contadino, ma una serie di imprevisti gli impediscono di prendere il treno. Suo malgrado, senza saperlo, il suo destino si lega direttamente a quello del direttore del supermercato, in una notte di luna piena che sembra non finire mai.
Proponendo uno stile quantomai personale e solo apparentemente scarno, a discapito di qualche imperfezione, Liu Jian ci accompagna nella Cina della crisi economica attraverso lo sguardo alienato dei suoi personaggi.
Prima di Have a Nice Day e Art College 1994, il regista cinese Liu Jian ha firmato il suo esordio alla regia con Piercing I, film d'animazione che in qualche modo ha anticipato lo stile e i temi a lui cari. Discusso, celebrato e criticato, apprezzato in diversi festival internazionali, il film di Jian ha il pregio di affrontare più temi con uno stile inconfondibile e controverso, ma dall'indiscutibile efficacia espressiva. Il tema, che lega le vicende dei diversi protagonisti, è quello della crisi finanziaria del 2008. Questo evento catalizzatore, pur spingendo i personaggi verso i propri interessi, emerge quasi esclusivamente attraverso lo sfondo di una Cina nel quale tutto sembra indurre a una rapida e illusoria ripresa economica. In questo contesto, i protagonisti si staccano dallo scenario circostante come adesivi consumati, risultando dissociati da una realtà deprimente e squallida. I personaggi che Jian disegna e anima sono figure effimere destinate a dissolversi e a vivere in uno stato di alienazione perenne, in un mondo in cui non sembrano sopravvivere le buone azioni ma solo criminalità, corruzione e ingiustizia. Ciò che emerge dalla visione di Piercing I, non è solo la critica sociale che pur muove l'intera opera, ma è soprattutto una messa a fuoco sull'interiorità e sulla coscienza dei diversi protagonisti, messi a nudo attraverso un'estetica che ha nelle proprie intenzioni una precisa volontà espressiva.
Lo stile di Jian è estremamente minimalista ma allo stesso tempo si compone di dettagli determinanti che arricchiscono la scena. Il disegno più accurato è circoscritto al solo sfondo, alle insegne al neon, ai negozi e ai simboli caratteristici di un capitalismo idealizzato e illusorio. Al contrario, Jian tratteggia le figure dei suoi protagonisti con meno perizia scenica, lontana da ogni forma di realismo. L'estetica che caratterizza questo film, indubbiamente divisiva in termini di consenso e gradimento, fa dell'inclinazione artigianale la sua chiave di volta. Questo stile sembra adattarsi perfettamente ai propositi contenutistici che Jian manifesta, pur esponendosi a numerosi rischi. Il comparto sonoro, infatti, presenta un doppiaggio a tratti sconnesso e fuori fuoco, che poco si bilancia con le emozioni e con i dialoghi dei protagonisti. Il primo film di Liu Jian è un noir d'animazione secco e spietato, all'interno del quale vivono le contaminazioni cinematografiche del genere: dal cinema di Tarantino a quello dei Coen, dagli stilemi dei film pulp alle peculiarità del poliziesco, in un'opera solo apparentemente povera in cui si cela il talento e la creatività del suo autore.