L'arte del sogno

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Un film di Michel Gondry. Con Gael García Bernal, Charlotte Gainsbourg, Alain Chabat, Miou-Miou, Pierre Vaneck Titolo originale La science des rêves. Commedia, durata 105 min. - Francia, Italia 2006. - Mikado Film uscita venerdì 19 gennaio 2007. MYMONETRO L'arte del sogno * * * - - valutazione media: 3,31 su -1 recensioni di critica, pubblico e dizionari. Acquista »
   
   
   
pulce canterina sabato 27 gennaio 2007
onirico/geniale-da vedere Valutazione 3 stelle su cinque
80%
No
20%

Geniale: come le animazioni che lo caratterizzano. Tenero: come l'impossibilità di dichiarare l'amore a chi si ama davvero; e drammatico, perché l'irrealizzabile spinge alla fuga. Colorato: come i nostri sogni. Sconclusionato: come il protagonista, disadatto alla vita. Claustrofobico, talvolta, come i nostri incubi. Poetico: con le sue nuvole di bambagia e città di cartone. Da vedere. Perché stimola l'intelligenza visiva e l'immaginazione affettiva, così arida in chi vive di giorni grigi ed uguali. Bravo Gondry. Davvero bravissimi il charlottiano Bernal e la dolcemente malinconica Gainsburg. Un plauso agli attori non protagonisti. Ottima la colonna sonora. Sconsigliato a chi non sa sognare. [+]

[+] lezioni di sogno? (di gianpa)
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doc.apocalypse venerdì 19 gennaio 2007
geniale, piccolo capolavoro!!! Valutazione 4 stelle su cinque
60%
No
40%

Benvenuti nel magico mondo di Michel Gondry! 3 anni dopo aver firmato un capolavoro, Eternal Sunshine of the Spotless mind, Gondry era atteso al varco, per la 1° volta senza il suo fido sceneggiatore Kaufman, per la 1°volta regista in patria, lui, francese d'America, riuscendo a superarlo in maniera magnifica! Un film onirico, nuovamente psicologico, dentro la testa del protagonista, un bravissimo Gael Garcia Bernal, rappresentata come un studio televisivo, tra folli sogni in grado di miscelarsi con la realtà, dando vita ad un concentrato visivamente irresistibile. Bernal è un messicano rimasto orfano del padre, deciso a tornare dalla madre, in Francia, dove ad attenderlo c'è un alienante lavoro, per lui giovane creativo, in una sorta di copisteria, portata avanti da dei folli soggetti! Unica nota positiva l'incontro con la vicina di pianerottolo, Charlotte Gaingsbourg, artistoide come lui con la passione per i giocattoli di pezza. [+]

[+] pienamente d'accordo (di feanor)
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dorella giovedì 25 gennaio 2007
sogno o son desto? Valutazione 3 stelle su cinque
67%
No
33%

Credevo che Amelie fosse un personaggio fantasioso, che vive in un mondo tutto suo e in cui fa entrare solo una persona. Ma Stéphane è sicuramente un passo avanti. Sto parlando del protagonista del nuovo film di M. Gondry che, dopo aver esplorato la mente umana in Se mi lasci ti cancello, torna con le sue visioni immaginifiche in L'arte del sogno, una traduzione del titolo che questa volta rende giustizia alla bellezza del film. Stéphane si trasferisce a Parigi sperando in un incarico di illustratore, col sogno di poter pubblicare finalmente il suo catastrofico calendario. In realtà il lavoro non è quello che si aspetta, ma in compenso si innamora della sua vicina (a cui però inspiegabilmente non dice di essere il suo vicino). [+]

[+] sempre dietro ai grandi nomi... (di puls)
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giulia gibertoni martedì 18 settembre 2007
paradisi artificiali Valutazione 3 stelle su cinque
75%
No
25%

Stéphane, timido illustratore trasferitosi dal Messico in Francia, intraprende un impiego di incerta soddisfazione. Conosce però quasi subito l’altra metà della sua anima: Stéphanie. Cercare di parlarle non è semplice, ecco allora che il protagonista, che pure è sicuro della corrispondenza tra il suo sé e quello di lei, sceglie invece di evadere in un mondo di sogno. Le sue fantasticherie vengono perfino a comprendere il mondo onirico di Stéphanie, dotata di suo per le favole belle, mentre fabbrica e colleziona animali di feltro. Ne deriva una incerta battaglia tra i livelli di sogno e di realtà, come pure tra i sentimenti di Stéphane e la sua stessa insicurezza, contrastata da una tensione sempre presente verso il cuore dell’amata. [+]

[+] bella (di anonimo397120)
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skyros mercoledì 24 gennaio 2007
love is dream is love Valutazione 4 stelle su cinque
70%
No
30%

Quanta confusuione nella testa di Stephane, poveretto non riesce a distinguere il sogno dalla realtà... eh si, lui si sfrza di autoconvincersi, "è solo chimica", ci svela perfino la formula alchemica per comporre un sogno... in televisione naturalmente, una televisione di cartone, perchè quella vera, quella che "ci fa il lavaggio del cervello nel week-end" è meglio buttarla nel fiume, si ma da un ponte, così farà un bello splash.... Geniale Michael Gondry, la sua poetica ruota attorno a pochi concetti, si dichiara surreale (sono le parole di Stephanie), fa il verso a René Clair e al primissimo Bunuel, ma tutto ha un senso e soprattutto una logica semplice: non è vero che a volte non si riesce a distinguere i sogni dalla realtà, a volte non si vuole. [+]

[+] concordo!! (di alvy)
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marco mercoledì 21 febbraio 2007
da sogno! Valutazione 4 stelle su cinque
57%
No
43%

Una scatola di cartone può trasformarsi in una metropoli in movimento o in una telecamera che riprende l'emittente privata del nostro ego. Un bellissimo film,incorniciato da un regista molto bravo e da attori in splendida forma,che rendono la storia romantica reale e, al tempo stesso, surreale. Un film d'altri tempi, che chi è incatenato nella vita moderna, potrà non apprezzare, come si può non apprezzare la creazione di un quadro astratto, che da uno sbuffo di colore, sa riempire la tela con fontane di luce sfavillanti. In parole povere, l'arte del sogno, è un film per intenditori, che chiedono alla pellicola di farli rilassare, divertire, emozionare e naturalmente sognare... ma con tanta intelligenza. [+]

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piernelweb domenica 27 maggio 2007
l'arte del cinema Valutazione 3 stelle su cinque
100%
No
0%

Michel Gondry torna in Europa a dirigere il suo nuovo film intimamente connesso e conseguente all'amatissimo "Se mi lasci ti cancello". Il successo concede maggiore libertà all'autore che ne aprofitta a piene mani: libero spazio alla fantasia e alle invenzioni visive materializzate perlopiù in cartapesta senza uso del digitale. Il film è surreale, originale, a tratti molto divertente e si avvale della buona interpretazione dei due interpreti principali. Come nel suo lavoro precedente Gondry incentra il racconto sulle autocomplicazioni dell'amore, puro ma frenato dai mille risvolti del quotidiano, dalle non amissioni e dai fraintendimenti che si accavallano fra sogno e realtà. "Un film felice sull'infelicità e su quello che si affolla intorno a noi quando stiamo per addormentarci(E. [+]

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darjus mercoledì 11 aprile 2007
l'insano rapporto regista-attore Valutazione 2 stelle su cinque
50%
No
50%

Il rapporto regista-personaggio/attore non è mai agevole. Qui Gondry costruisce una favola amara sul rapporto fantasia-sogno versus realtà-rigidità e l’affida al buon Bernal/Stephane, come incarnazione della prima coppia, contrapposta alla seconda. Tuttavia, un po’ per confondere le acque, che sarebbero troppo chete, e un po’ per incapacità di dominare la materia, Gondry sfaccetta la caratterizzazione del suo personaggio: 1. un viziato ed eterno bambino, borghese e capriccioso; 2. uno schizofrenico, con evidenti problemi relazionali, verso il quale avere pena; 3. un meraviglioso sognatore, creativo e poeta. Ma la plusvalenza di Stephane, invece di essere un pregio, diventa un limite, nel momento in cui ogni altra scena od episodio del film è volto a sostenere, in modo didascalico e compiaciuto, la tesi del “sognatore contro la grigia realtà”. [+]

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davidestanzione venerdì 9 luglio 2010
e la nave gondriana va, straniante e accattivante Valutazione 3 stelle su cinque
50%
No
50%

A seguito del suo ingombrante, deliberatamente struggente e subitaneo capolavoro "Eternal Sunshine of the Spotless Mind" (mi rifiuto di citare il titolo italiano..), Gondry satura la propria estetica onirico-visionaria, sublima, reinventa, legittimizza i suoi stessi... stereotipi di narrazione e di ricerca visiva (il film con Jim Carrey e Kate Winslet era sperimentalein modo diverso, più al servizio di un plot romandecadente, e il tocco di Gondry risultava meno straniante ma più avviluppante in termini di commozione), confeziona un film solo lievemente sfumato di un umorismo peraltro congelato&caustico (Gondry avrà poi modo di sguinzagliare la sua vena surrealdivertissement in "Be Kind Rewind") ma, paradossalmente, realizza anche il suo manifesto poetico più autobiograficamente (perché no?) esemplificativo, un racconto di formazione malcelatamente fiabesco dalla plurale, fantasiosa e poliespressiva creatività:lo Stephane di Gael Garcìa Bernal illustra in un fantomatico dreamstudio la ideale protoricetta dei sogni, si abbondona a flashback (schizzati di oleoso rosso sangue sullo schermo) in cui rivisita un concerto di Duke Ellington "vissuto" insieme al padre, dorme nel letto della sua infanzia, ripercorre con la memoria il ricorrente incubo adolescenziale delle mani "grosse come delle case" onnipresente nei suoi rapid eye movement, si imbatte in un rasoio iperallucinato che incrementa anziché ridurre la peluria facciale del suo capo (emblema di un universo gondriano "radicalsovvertito"), volteggia nei cieli plumbei di una città cartonata e "animata" in senso classico (leggasi stopmotion), appende quadri al volo, "simula" la gestualità dello scoparsi la segretaria, discute con le vicine di monoculari e stereoscopici inventori di 3D (similprofano l'accostamento beethoveniano) e (non ultimo) finisce con l'innamorarsi della sua sua vicina di casa (Charlotte Gainsbourg), disgraziatamente non ricambiato. [+]

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luca scialo venerdì 5 giugno 2020
tra amelie e jim carrey Valutazione 3 stelle su cinque
0%
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Dopo il discreto successo riscontrato con Se mi lasci ti cancello, storia molto originale sull'oblio dei sentimenti, Michel Gondry prova a bissare con una pellicola sempre incentrata su quel magico labirinto, ancora non del tutto esplorato dalla scienza, che è la mente umana.
Il tema questa volta non è l'oblio, ma il sogno. Di fatti, rispetto alla precedente pellicola, i colori e lo stile sono più fiabeschi, ludici. Che prendono il posto di quello più cupo e melancolico. Un inno alla voglia di restare sempre bambini, risposta più fantasiosa all'inevitabile incedere nel tempo. Affrontato in modo rassegnato nell'altro film.
Stephane, dopo la separazione dei genitori quando era ancora bambino, aveva deciso di lasciare Parigi per seguire il padre in Messico. [+]

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