| Titolo originale | The Terminal |
| Anno | 2004 |
| Genere | Commedia |
| Produzione | USA |
| Durata | 128 minuti |
| Regia di | Steven Spielberg |
| Attori | Tom Hanks, Catherine Zeta-Jones, Stanley Tucci, Diego Luna, Zoe Saldana, Chi McBride Barry Shabaka Henley, Kumar Pallana, Eddie Jones, Michael Nouri, Jude Ciccolella. |
| Uscita | venerdì 3 settembre 2004 |
| Tag | Da vedere 2004 |
| MYmonetro | 3,23 su 19 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento domenica 20 settembre 2020
Tom Hanks recita il ruolo di un immigrato, Viktor Navorski, un turista il cui paese nell'Europa dell'est scompare dalla mappa, proprio mentre l'ignaro viaggiatore è in volo per New York. In Italia al Box Office The Terminal ha incassato 7,2 milioni di euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Viktor Navorski giunge all'aeroporto J.F. Kennedy di New York dalla Krakozhia, un piccolo stato sorto dalla frantumazione dell'Urss. Nel momento in cui giunge al desk dei visti viene però bloccato. In Patria c'è stato un colpo di stato. Il nuovo regime non viene riconosciuto dagli Stati Uniti e quindi lui non può entrare in America. Benché il responsabile dell'aeroporto, in attesa di un'ispezione per passaggio di grado, a un certo punto lo spinga ad infrangere la legge Viktor non esce dal terminal che diventa la sua casa in attesa di poter realizzare il sogno per cui è giunto negli States. Steven Spielberg ha realizzato, ispirandosi solo per lo spunto iniziale ad un fatto realmente accaduto, un film molto severo sul proprio Paese anche se presentato in confezione regalo. Perché non bisogna farsi trarre in inganno dalla storia d'amore tra Viktor e la hostess Amelia o dal clima idilliaco che si costituisce tra lui e gli inservienti del terminal. Il senso del film sta altrove. Sta nel ritornare, dal punto di vista della filmografia spielberghiana, in uno spazio concentrazionario. Lo erano il Jurassic Park, lo era per definizione il lager di Schindler's List, lo era l'aula di tribunale di Amistad. Questa volta il regista affronta uno dei non luoghi per eccellenza: l'aeroporto. Ci 'rinchiude' il suo protagonista(bella l'immagine dello spazio ampio e luminoso che diventa prigione in cui costruirsi con le proprie mani nicchie di creatività) e lo mette di fronte al non sogno americano. Stanley Tucci è perfetto nel delineare il ritratto di un'America sempre più chiusa in se stessa, dimentica delle sue origini e dei suoi ideali, in cui lo straniero viene tollerato solo se piega il capo e quasi 'sparisce'. E' un'America in cui si scivola spesso (chi vede o ha visto il film comprenderà il riferimento) su una pulizia di facciata mentre si cerca di 'applicare regole' che negano la speranza agli uomini ma la lasciano alle bestie (la scena dei medicinali è una delle più intense del cinema di spielberghiano). Spielberg ama il suo Paese e ce lo ha dimostrato in più di un'occasione. Proprio per questo non vuol assistere al dissolversi dell'American Dream. Che, a volte, può stare anche in una scatola di peanuts.
La premiata ditta Spielberg-Hanks e' ormai più affidabile del binomio Schumacher-Ferrari. Ma se le gare di Formula 1 sono diventate più noiose delle tribune politiche (ma rimpiangeremo prima o poi questi tempi...) al cinema è impossibile annoiarsi nonostante sia possibile prevedere il tipo di film a cui si assisterà. Certo, anche prima di vedere alcuni film italiani, sai già quello che ti aspetti e infatti puntualmente resti deluso. L'effetto-sorpresa, evidentemente, non è fondamentale. Ben più importante è la fattura, la sostanza del prodotto e, in quanto a questo, la media dei film americani resta notevolmente superiore a quella nostrana. Ma questo già lo si sapeva. Oltretutto Spielberg riesce a fare virtuosismi anche costipato all'interno di un aeroporto. Molti altri avrebbero preso a pretesto la bella idea (con qualche precedente nella realtà) di un uomo diventato improvvisamente senza patria mentre era in volo e costretto ad abitare all'interno di quella piccola cittadella che è il JFK, per scaricare sugli spettatori le proprie ansie claustrofobiche. Spielberg no, il suo aeroporto è uno degli spazi più ariosi visti recentemente al cinema: si respira più qui che in tanti road-movies da cameretta. E mentre lui si diverte a fare il Capra e lo spettatore sprofonda inebetito nel sorriso di Catherine Zeta-Jones, Tom Hanks giganteggia con la consueta disinvoltura, ora sappiamo che non sfigura neanche nel confronto con Monsieur Hulot e Charlot. E trascina con sé gli altri protagonisti in un'interpretazione complessiva di rilievo. Insomma, niente di nuovo: il solito ottimo film americano. Che barba, che noia, eh?
Semplicemente ‘inaccettabile’. È il destino di Viktor Navorski, apolide per un colpo di Stato alla sua Krakozhia e bloccato nella sala arrivi dell’aeroporto JFK. Catapultato nell’anticamera degli Stati Uniti d’America, Viktor Navorski è il piccolo grande eroe che anima con grazia magistrale il film diretto da Steven Spielberg, l’uomo finito in una falla [...] Vai alla recensione »
Non ha avuto una calorosa accoglienza alle prime proiezioni per la stampa, ma The Terminal è il film giusto per aprire un Festival che, nelle intenzioni degli organizzatori, punta sulla qualità senza dimenticare lo spettacolo e l'intrattenimento. Ingredienti sapientemente miscelati come sempre da Steven Spielberg anche in questo nuovo film (nelle sale dal 3 settembre, distribuito da Uip), una commedia [...] Vai alla recensione »