The Terminal

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Un film di Steven Spielberg. Con Tom Hanks, Catherine Zeta-Jones, Stanley Tucci, Diego Luna, Zoe Saldana.
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Titolo originale The Terminal. Commedia, durata 128 min. - USA 2004. uscita venerdì 3 settembre 2004. MYMONETRO The Terminal * * * - - valutazione media: 3,29 su 54 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
   
   
   

Silvia Bizio

La Repubblica

È il singolo set più grande della carriera di Steven Spielberg, quello costruito per The Terminal (il sito ufficiale del film), l'attesissimo film che sta per uscire negli Stati Uniti e che inaugurerà a settembre la Mostra del cinema di Venezia. Ed è il set più 'vero': lo stesso, enorme hangar di Palmdale a nord di Los Angeles, che venne usato, nel passato, per la costruzione del Boeing 747. Spielberg ha voluto che il suo megaset avesse al centro un terminal da grande aeroporto internazionale. A visitarlo, (come ha potuto fare 'L'espresso'), quel set sembra un luogo non definito: potrebbe essere il JFK di New York, il Charles de Gaulle di Parigi, lo Schiphol di Amsterdam o l'anonimo hub di Francoforte. Un 'nonluogo', per usare la definizione dell'antropologo Marc Augé.
The Terminal, il terminale, di Spielberg, non è solo un luogo anonimo, anche un approdo molto speciale, per un naufrago molto speciale: Tom Hanks, al momento l'attore preferito del grande regista. Recita il ruolo di un immigrato, Viktor Navorski, un turista il cui paese nell'Europa dell'est scompare dalla mappa, proprio mentre l'ignaro viaggiatore è in volo per New York. Con in mano un passaporto della terra di nessuno, Viktor si ritrova bloccato all'aeroporto in attesa dell'autorizzazione per entrare negli States. Un'autorizzazione che non arriva mai. E allora, perché non torna in patria? Perché complicati regolamenti burocratici glielo impediscono. Non gli rimane che organizzarsi per sopravvivere nella sala transito del terminal in cui è sbarcato. Passano giorni, settimane, mesi: Viktor scopre un mondo complesso quanto assurdo in questo minisistema. "Vi lamentate dei vostri scioperi dell'aria? Io sono bloccato in aeroporto da due mesi", dice sul set Hanks, che trova sempre il lato comico di ogni situazione. Nonostante le estenuanti riprese indoor no-stop dello scorso autunno.
Ancor prima della sua prossima uscita negli Stati Uniti, The Terminal è già una leggenda, come del resto tutti i film di Spielberg. In questa commedia-dramma Hanks, per non cedere alla disperazione e alla solitudine, fa amicizia con gente di ogni tipo, non sempre raccomandabile: ma negli aeroporti, come nelle stazioni ferroviarie, succede di tutto. E poi, come in ogni commedia americana che si rispetti, c'è il colpo di fulmine. Che deve restituire al povero Viktor (Hanks) un minimo di affetti lasciati in patria. L'oggetto del desiderio, desiderio ricambiato, è una bellissima assistente di volo. Interpretata da una superba Catherine Zeta-Jones. Ma tutto il cast di The Terminal pullula di star di primo piano. Per citarne solo una, oltre a Hanks e a Zeta-Jones, recita anche il bravo Stanley Tucci nel ruolo di un funzionario dell'Homeland Security. "Viktor è un uomo plagiato dalla struttura politica del paese da cui proviene", spiega Hanks, reduce da The Ladykillers (un altro film di successo) dei fratelli Coen: "Nel film la sua patria somiglia a una di quelle ex repubbliche sovietiche ancora soggette al fascino del comunismo. L'equilibrio sociale è fragile, come lo è la democrazia". "Ma attenzione", spiega Spielberg, "The Terminal era stato concepito prima dell'11 settembre. Ed è stato successivamente aggiornato per riflettere l'ambiguità del sentimento americano nei confronti degli immigrati stranieri" (il copione è di Sacha Gervasi e Jeff Nathanson, basato su una precedente versione di Andrew Niccol, l'autore di Truman Show, e prodotto da Walter Parkes, Laurie MacDonald, e dallo stesso Spielberg). Tucci, un 'caucasico' (ossia un bianco nel linguaggio politicamente corretto), incarna un personaggio sgradevole, un funzionario della Homeland Security, l'agenzia governativa recentemente creata dal presidente Bush. "Nel nostro paese ci sono tanti di quei detenuti che non c'è più posto disponibile", dice a un certo punto del film il personaggio di Tucci, il regista-interprete noto per Big Night. Parole non rassicuranti per Viktor.
"Quando il copione è stato scritto", spiega Hanks, "poteva sembrare una parodia politica, oggi non lo è più, è un film di sconcertante realismo. Una volta c'era libertà di movimento e tanta cordialità negli aeroporti. Tutto finito". Conferma Spielberg: "Abbiamo passato giornate a studiare come funziona un vero terminal. La vita degli aeroporti americani è molto cambiata. L'aria che si respira non è più amichevole come quando Abagnale (il personaggio di Prova a prendermi, il precedente film di Spielberg con Leonardo DiCaprio e sempre con Hanks) faceva finta di essere un pilota della PanAm. Adesso si sospetta di tutti". La pellicola di Spielberg non è solo finzione, e nemmeno commento politico o filosofico sulla repressione e i 'nonluoghi'. Il film è ispirato all'avventura reale di un esiliato iraniano, Merhan Karimi Nasseri, rimasto per anni chiuso dentro all'aeroporto Charles de Gaulle di Parigi. "Ma le differenze con la nostra storia sono abissali", precisa Hanks, "a partire dal fatto che Nasseri si rinchiude in aeroporto per una sua forma nevrotica, di bisogno di un bozzolo protettivo. O forse di puro opportunismo politico. Non è il caso di Viktor. La sua è una storia di sopravvivenza".
Hanks insiste sul realismo della vicenda: "Ho affrontato il personaggio e la sua disavventura chiedendomi sempre: cosa farebbe un uomo normale in quelle circostanze? Per dormire unirebbe due file di sedie. Per mangiare rovisterebbe dapprima nei bidoni della spazzatura, ma poi inizierebbe a fare amicizia con gli inservienti dei ristoranti del terminal, che finirebbero per regalargli fette di pizza e toast. Quando vivi di espedienti devi saper essere creativo. Molte sequenze nel film non erano nel copione, le abbiamo escogitate noi man mano". The Terminalè anche uno dei film più romantici di Spielberg. "Il naufrago di Cast Away (Hanks) parla a un pallone che si è costruito; mentre Viktor seduce Catherine Zeta-Jones - dico - non l'ultima arrivata. La natura in fondo è più crudele dell'ufficio passaporti", sorride Hanks con una strizzata d'occhio. C'è anche parodia e un pizzico di comicità: i cinefili più attenti individueranno citazioni dalla commedia Playtime di Jacques Tati (1967), la cui sequenza di apertura era ambientata in un aeroporto. "Sì, è un piccolo omaggio a Tati, uno dei miei idoli", conferma Spielberg. Del set il regista si mostra entusiasta: "Sono riuscito a scritturare di nuovo Hanks per pura fortuna. Ma non siamo ancora sposati", smentisce scherzando coloro che pensano che i due fanno ormai coppia fissa. "Nel mondo di oggi perfino rapporti come questi vanno ridefiniti di volta in volta. E se è vero che uno come lui è uno strumento prezioso nelle mani di un regista, è altrettanto vero che ti fa lavorare il doppio: non puoi permetterti di sbagliare".
Da L’Espresso, 18 giugno 2004

di Silvia Bizio, 18 giugno 2004

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