| Anno | 2002 |
| Genere | Drammatico |
| Produzione | Italia |
| Durata | 101 minuti |
| Regia di | Matteo Garrone |
| Attori | Ernesto Mahieux, Valerio Foglia Manzillo, Elisabetta Rocchetti, Lina Bernardi, Pietro Biondi Bernardino Terracciano, Marcella Granito, Giuseppe Arena, Antonella Lori, Aldo Leonardi, Nadia Carlomagno, Rita Brugnoli, Rosario J. Gnolo. |
| Tag | Da vedere 2002 |
| MYmonetro | 3,26 su 5 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento mercoledì 16 settembre 2020
Diego, un giovane, che vive nella provincia di Caserta, diventa l'apprendista di Peppino, un nano che fa l'imbalsamatore. Ha vinto 2 David di Donatello, In Italia al Box Office L'imbalsamatore ha incassato nelle prime 12 settimane di programmazione 468 mila euro e 468 mila euro nel primo weekend.
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CONSIGLIATO SÌ
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Valerio, un ragazzo alto e bello, conosce allo zoo Peppino Profeta, nano imbalsamatore, e diventa prima suo amico e poi suo assistente. Guadagna bene e con lui si concede notti di lussuria in compagnia di "amiche" disinvolte e disponibili, che Peppino può permettersi grazie a una filiazione alla camorra di non chiara natura. Proprio durante uno dei "servizi" di Peppino alla malavita, in trasferta a Cremona, Valerio conosce Debora, se ne innamora e la porta con sé a vivere per qualche giorno da Peppino dove anche lui si appoggia temporaneamente. Peppino diventa geloso della ragazza che mina il legame tra lui e Valerio, legame che è ormai andato oltre la semplice amicizia.
Dall'area partenopea arrivano in questo inizio di millennio le più promettenti nuove voci del cinema italiano. Garrone è dello stesso bacino culturale di Sorrentino, col quale condivide un approccio mediterraneo alla tradizione noir del cinema di genere. Visione che si traduce in una fotografia densa e contrastata, in musiche vibranti d'atmosfera, in personaggi ammantati di grande fascino eppure possibili. Come è il Peppino Profeta interpretato da uno straordinario Ernesto Mahieux, demonietto di surreale cattiveria e follia. Un esordio non perfetto e pieno di punti oscuri, ma senz'altro importante e meritorio.
Al solito l'estate ormai agli sgoccioli si dimostra la stagione ideale per il recupero di tutti quei piccoli frammenti di cultura che erroneamente ci siamo lasciati alle spalle: fumetti non letti, cd non ascoltati, film non visti. In quest'ottica si colloca L'imbalsamatore, piccolo film troppo misurato, rigoroso ed in ultima analisi troppo italiano per sperare di farla franca al botteghino. Fortunatamente, complice un casuale quanto prezioso consiglio, ho rimediato a questa mancanza, constatando quanto di buono c'è nel film di Matteo Garrone.
La storia, gloria dei cieli, non è per una volta banale e si avvale di un uso delle ambientazioni (e sopratutto del modo di mostrarle tramite la fotografia) che restituiscono uno spaccato di Italia come ormai raramente si vede al cinema; prodigio ancora più apprezzabile se tenuto conto del contesto napoletano della storia, finalmente svincolato dall'abuso della "napoletanità" come panacea a tutti le deficienze di un film.
Valerio è un ragazzo bello e prestante, sufficientemente in gamba da anelare ad un futuro migliore ma inaspettatamente alla deriva nella sua vita, trascinata lungo un binario morto di quieta mediocrità. La svolta arriva con l'incontro con Peppino Profeta, un tassidermista colluso con la camorra ma dai modi garbati e dalla personalità ipnotica. Tra i due nasce un forte legame che convince Peppino ad assumere come aiutante Valerio. Inizialmente le cose sembrano funzionare ma lentamente il rapporto d'amicizia tra i due comincia a mutare, a disfarsi; Peppino inizia e dimostrare un attaccamento morboso nei confronti del ragazzo, quasi una sorta di distorta gelosia. I successivi viaggi di lavoro che i due intraprendono, per motivi legati alla criminalità, uniti all'intromissione nella vita di Valerio di una ragazza bella ed aggressiva, daranno la definitiva spallata al sodalizio lavorativo e non dei due. Ma Peppino è tutt'altro che intenzionato a perdere il "suo" Valerio ed il tragico epilogo è dietro l'angolo.
Bel film dunque. Una sorta di favola dark ma senza il ricorso ad artifici narrativi o visivi. Qui ci muove all'interno di una quotidianità scolorita e depressa nel quale lo spettatore non vorrebbe identificarsi ma che riproduce, purtroppo, una realtà fin troppo realistica. La vera mostruosità risiede nelle sfumate psicologie dei personaggi, semplici se non banali, eppure sfuggenti, mai perfettamente definibili e sottilmente viscide. La freddezza delle immagini si rispecchia nell'asetticità del contesto urbano e lavorativo, Peppino e Valerio svuotano carcasse di animali per donargli nuova forma ed eterna, statuaria vita; ma a ben vedere sono essi stessi svuotati di quella umanità che gli permetta di capire cosa vogliono veramente da se stessi e dalla vita.
Un ritratto di personalità negative quindi, in cui sebbene nessuno sia realmente malvagio tutti sono troppo intenti a venire a capo delle rispettive vite per non calpestarsi a vicenda. I rapporti umani che si instaurano tra i tre risultano quindi irrimediabilmente artificiosi e "sbagliati", instillando nello spettatore la consapevolezza che per ognuno di loro non è ormai più lecito nemmeno sperare.
"L'imbalsamatore" è un cupo film decadentista sulle miserie di un tassidermista omosessuale. Il personaggio principale, Peppino, è un fosco individuo di piccola statura, ben tratteggiato in tutta la sua natura ambigua e subdola. Peppino è un personaggio che ha un profondo slancio verso la bellezza, di cui è evidentemente privo.
Due paesaggi riempiono le inquadrature di L’imbalsamatore (Italia, 2002, 101’). Il primo è uno squallido litorale nei pressi di Caserta, schiacciato da un cielo scuro e carico di pioggia, serrato fra un mare fangoso e lunghe, terribili file di palazzacci abusivi. L’altro, a Cremona, è una pianura senza luce, perduta, anonima. Qui e là, nel Sud e nel Nord di un’Italia plumbea, pare non esserci niente [...] Vai alla recensione »