| Titolo originale | Fatal Memories |
| Anno | 1992 |
| Genere | Drammatico |
| Produzione | USA |
| Regia di | Daryl Duke |
| Attori | Shelley Long, Helen Shaver, David McIlwraith, Sara Botsford, Georgann Johnson Dean Stockwell, Duncan Fraser, Paula Shaw, Robert Wisden. |
| MYmonetro | 2,79 su 1 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 7 febbraio 2019
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CONSIGLIATO SÌ
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Felicemente sposata con due figli e in attesa di trasferirsi in Svizzera, Eileen Franklin conduce una vita tranquilla, in California. Da qualche tempo, però, viene scossa da immagini ricorrenti angoscianti. Come improvvisi flash, le scorrono davanti agli occhi scene che in realtà appartengono alla propria infanzia. Ricordi vaghi riaffiorano e si fanno più nitidi. La donna si rende conto che quelle immagini riportano a galla l'uccisione della sua migliore amica, cui ha assistito inerme. Decisa ad andare fino in fondo, denuncia il responsabile, portandolo sul banco degli imputati.
Firmato da Daryl Duke, produttore e regista canadese di serie tv e telefilm di successo Uccelli di rovo,Il tenente Colombo), recentemente scomparso, Ricordi fatali colpisce al cuore dell'istituzione familiare, minando ogni certezza e sicurezza affettive. Un ritratto familiare all'apparenza normale di cui, poco alla volta, smontati i cardini, non resta più nulla.
La pellicola è un thriller, più precisamente, un legal movie, dove l'identità del colpevole è ben presto svelata. Quel che più conta è il percorso mentale della protagonista, indipendentemente dalla causa che le ha consentito di sbloccare quel procedimento di rimozione che per anni le aveva impedito di prendere coscienza dell'accaduto, e il suo progressivo liberarsi da un peso divenuto insostenibile.
Ad essere messa sotto accusa è la figura paterna, responsabile dell'assassinio, che il regista descrive esclusivamente attraverso il racconto della protagonista, lasciando intuire appieno, l'articolato e complesso meccanismo psicologico di sottomissione, di senso di colpa, di paura mista a odio, che ha caratterizzato il loro rapporto. Ma il film riesce anche a svelare, in maniera puntuale, quella sorta di pratica omertosa, che impedisce alla madre e agli altri fratelli di prendere posizione e di spalleggiare le scelte della figlia.