| Anno | 1990 |
| Genere | Drammatico |
| Produzione | Italia |
| Durata | 114 minuti |
| Regia di | Mario Monicelli |
| Attori | Giancarlo Giannini, Vittorio Caprioli, Stefania Sandrelli, Emmanuelle Seigner, Pietro Tordi Elisa Mainardi, Daniele Dublino, Donatella Ceccarello, Carlo Colombo, Benito Artesi, Mauro Vestri, Antonello Fassari, Armando Marra, Claudio Spadaro, Stefano Sabelli, Emy Valentino, Beatrice Palme, Gea Martire, Samuela Sardo, Santi Bellina. |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 3,06 su 3 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Tratto da un romanzo di Giuseppe Berto. Un uomo rivive gli ultimi dieci anni attraverso la classica cura psichiatrica del lettino. Tutto è cominciato ... Ha vinto 2 Nastri d'Argento, ha vinto un premio ai David di Donatello,
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CONSIGLIATO SÌ
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Tratto da un romanzo di Giuseppe Berto. Un uomo rivive gli ultimi dieci anni attraverso la classica cura psichiatrica del lettino. Tutto è cominciato dopo la morte del padre, che aveva perso la testa per una ragazzina. L'uomo è afflitto dalla sindrome del fallito, perché non è riuscito a diventare né un grande scrittore né un grande sceneggiatore. La moglie poi lo tradisce e lui si chiuderà sempre di più in se stesso, come in un guscio senza uscita. Il film pur drammatico ha una grande dose di ironia e di episodi grotteschi. In certi momenti però il manierismo è lì in agguato e per fortuna viene smussato dalla consueta bravura di Giannini. Vittorio Caprioli è da citare nella parte dello psicanalista. Monicelli per questo film ha vinto il David di Donatello per la migliore regia.
Giuseppe è uno sceneggiatore di mezza età che si innamora di una giovanissima ragazza (E.Seigner). Il loro rapporto verrà costantemente messo alla prova dalle continue crisi di Giuseppe, l'uomo soffre di un "Male Oscuro" che nessuno è riuscito a scovare e che soltanto l'aiuto di uno psicanalista (interpretato da Vittorio Caprioli) riuscirà a trovare [...] Vai alla recensione »
Il male oscuro di Giuseppe Berto, uscito nel ‘64, era il romanzo (autobiografico) di una nevrosi. Affidato a una scrittura quasi automatica, così ossessiva e segreta nel suo insistente, ininterrotto fluire, che la nevrosi arrivava quasi a materializzarsi di fronte all’occhio del lettore: con una tecnica che era insieme stilistica e psicanalitica. Ridurlo per lo schermo in queste stesse cifre era addirittura [...] Vai alla recensione »