Il tamburo di latta

Film 1979 | Drammatico V.M. 14 142 min.

Titolo originaleDie Blechtrommel
Anno1979
GenereDrammatico
ProduzioneGermania, Francia
Durata142 minuti
Regia diVolker Schlöndorff
AttoriMario Adorf, Angela Winkler, David Bennent, Charles Aznavour, Andréa Ferréol, Tina Engel Daniel Olbrychski, Otto Sander, Wojciech Pszoniak, Joachim Hackethal, Gerda Blisse, Berta Drews, Heinz Bennent, Marek Walczewski, Katharina Thalbach, Mieczyslaw Czechowicz, Fritz Hakl, Mariella Oliveri, Roland Teubner, Ernst Jacobi, Werner Rehm, Ilse Pagé, Kate Jaenicke, Wigand Witting, Karl-Heinz Tittelbach, Emil Feist, Herbert Behrent, Brunc Thost, Zygmunt Huebner.
TagDa vedere 1979
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: V.M. 14
MYmonetro Valutazione: 3,00 Stelle, sulla base di 4 recensioni.

Regia di Volker Schlöndorff. Un film Da vedere 1979 con Mario Adorf, Angela Winkler, David Bennent, Charles Aznavour, Andréa Ferréol, Tina Engel. Cast completo Titolo originale: Die Blechtrommel. Genere Drammatico - Germania, Francia, 1979, durata 142 minuti. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: V.M. 14 Valutazione: 3,00 Stelle, sulla base di 4 recensioni.

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Un bimbo prodigio, che possiede inspiegabili poteri, decide di non crescere per reagire all'insulso mondo degli adulti. Ha vinto un premio ai Premi Oscar, Il film è stato premiato al Festival di Cannes,

Consigliato assolutamente no!
n.d.
MYMOVIES 3,13
CRITICA N.D.
PUBBLICO 4,00
CONSIGLIATO SÌ
La storia di un bambino prodigio, che rimane piccolo in mezzi ai giganti. Vincitore del 32° Festival di Cannes e Premio Oscar nel 1980 per il Miglior Film Straniero.

Un bimbo prodigio, che possiede inspiegabili poteri, decide di non crescere per reagire all'insulso mondo degli adulti. Ridicolizza una parata nazista antecedente allo scoppio della guerra; poi vive i momenti tragici del conflitto in cui perde un cugino, la madre e il padre (lui stesso ne ha provocato la morte all'invasione sovietica).

Recensione di Stefano Lo Verme

Danzica, anni '20. Nel giorno del suo terzo compleanno il piccolo Oskar Matzerath, figlio di Alfred e Agnes, riceve in regalo un tamburo di latta: da quel momento Oskar decide di smettere di crescere e di non separarsi mai più dal suo tamburo, che porta sempre con sé. Nel corso degli anni successivi, Oskar assisterà all'ascesa del nazismo, allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale e alla morte dei propri genitori.
Diretto dal regista tedesco Volker Schlöndorff, Il tamburo di latta è la versione cinematografica del celebre romanzo dello scrittore Günter Grass, considerato uno dei capolavori letterari del Novecento e adattato per il grande schermo dal regista stesso insieme a Jean-Claude Carrière e Franz Seitz. Vincitore della Palma d'Oro al Festival di Cannes nel 1979 e del premio Oscar come miglior film straniero, Il tamburo di latta è ambientato nella città polacca di Danzica fra il 1924 (l'anno di nascita del protagonista) e il 1945, e ripercorre uno dei periodi più cupi e drammatici della storia contemporanea attraverso gli occhi del piccolo Oskar Matzerath, nato in una famiglia della media borghesia e silenzioso testimone della follia collettiva che, nell'arco di pochi anni, condurrà l'Europa sull'orlo dell'abisso.
La sceneggiatura del film restituisce anche sullo schermo il carattere frammentario e barocco del complesso romanzo di Grass tramite una struttura narrativa suddivisa in diversi episodi, che illustrano ciascuno a proprio modo il percorso del personaggio principale, Oskar, interpretato dal prodigioso dodicenne David Bennent (figlio dell'attore Heinz Bennent), nel cui sguardo sbarrato si possono leggere tutta l'angoscia e l'orrore di un bambino di fronte alle atrocità del mondo degli adulti. E infatti il suo rifiuto di crescere rappresenta, in chiave metaforica, il desiderio di estraniamento del protagonista dalle mille ipocrisie quotidiane che lo circondano, oltre che la sua arma di difesa dalle insormontabili difficoltà dell'esistenza. Mentre il mondo intorno a lui va in pezzi e una tragedia di proporzioni incalcolabili incombe minacciosa, Oskar continua a battere sul suo prezioso tamburo e a urlare disperatamente contro chiunque tenti di portarglielo via. L'innovativa regia di Schlöndorff alterna continuamente i registri del comico e del grottesco, miscelando con disinvoltura i toni della commedia e della parodia con quelli del dramma (la morte della madre Agnes, l'assalto dei tedeschi alla Posta Polacca) e recuperando, in più di una sequenza, la dimensione onirica e surreale della storia (come nella bizzarra scena della nascita di Oskar). In questo modo, la pellicola riesce a trasmettere allo spettatore lo spirito satirico e corrosivo alla base dell'opera di Grass, sebbene risenta di una lunghezza forse eccessiva e di qualche discontinuità, soprattutto nella seconda parte. La forsennata protesta del piccolo Oskar, che preferisce restare nel corpo di un bambino e gridare al mondo la propria rabbia, terminerà soltanto nel finale, fra le rovine della guerra, quando il protagonista accetterà di separarsi dal suo tamburo per seppellirlo insieme al padre e riprenderà a crescere verso una dolorosa maturità.

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Oskar Matzerath (Bennent), nato a Danzica nel 1924, decide all'età di tre anni di non crescere più. Da quel giorno non si separa più dal suo tamburo, porta al cimitero la madre e i suoi due presunti padri finché nel 1945 si risolve a diventare adulto, ma molto speciale. Tratto dal romanzo (1959) di Günter Grass, Nobel 1999 per la letteratura, è una sagra grottesca, visionaria e ribalda di vent'anni di storia tedesca, vissuta e vista "dal basso" all'insegna del rifiuto e del disgusto. È una trasposizione (fatta con Jean-Claude Carrière) grevemente illustrativa che soltanto a tratti restituisce la dimensione onirica, parodistica e barocca di Grass: almeno in 3 o 4 sequenze arriva al bersaglio. Il suo punto di forza è D. Bennent (1966), figlio dell'attore Heinz che compare nel film come ortolano: un piccolo dodicenne che risulta credibile a 3 come a 18 anni, genietto disinibito e asociale. Il suo sguardo mette in evidenza tutto quel che c'è di risibile, futile, atroce e infantile nel mondo degli adulti. Palma d'oro a Cannes ex aequo con Apocalypse Now e Oscar per il miglior film straniero.

Tutte le recensioni de ilMorandini
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RECENSIONI DELLA CRITICA
Stefano Reggiani

Se n'è appena andata Maria Braun, arriva Oskar del Tamburo di latta: un altro modo di vedere la Germania, un altro spaccato di storia tedesca vibrante nel punto più empio, gli anni del nazismo. Fassbinder sogghignava, con una parafrasi melodrammatica, sulla ricostruzione del dopoguerra; Schlöndorff, che ha un senso più severo della politica e delle ascendenze culturali, cerca nel recente passato un [...] Vai alla recensione »

winner
miglior film straniero
Premio Oscar
1980
winner
palma d'oro al miglior film
Festival di Cannes
1979
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