| Anno | 1963 |
| Genere | Comico |
| Produzione | Italia |
| Durata | 90 minuti |
| Regia di | Mario Amendola |
| Attori | Totò, Erminio Macario, Franca Polesello, Toni Ucci, Gianni Agus Mario Pisu, Mario Castellani, Linda Sini, Franco Giacobini, Mimmo Poli, Nando Angelini, Bruno Scipioni, Gianni Morandi, Corinne Fontaine. |
| MYmonetro | 2,50 su 1 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento mercoledì 3 dicembre 2025
Totò e Macario in carcere ricordano e sognano spettacoli di strip tease.
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CONSIGLIATO NÌ
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Ninì e Mimì, i due contrabbassisti scalcagnati protagonisti di Totò di notte n.1, sono ora in carcere. Totò è abile nell'astrarsi dalla condizione attuale sognando spogliarelli a colori. Insieme i due poi raccontano ai compagni di cella i viaggi compiuti nel passato grazie ai soldi di Mimì e con la pretesa di trovare un ingaggio adeguato alla loro presunta caratura internazionale.
I due comici si fanno coinvolgere in una replica del già poco riuscito film del 1962.
Corbucci e Grimaldi, con la complicità alla regia di Mario Amendola, non rendono un buon servizio ai due attori in questo tentativo di accodarsi ai cosiddetti 'mondomovie', cioè a quel sottogenere che aveva avuto inizio con Europa di notte di Alessandro Blasetti per poi virare verso collage di immagini spesso violente o raccapriccianti. In questo caso si utilizzano degli avanzi del film precedente a cui si aggiungono numeri di striptease per l'epoca troppo osé, tanto da far decretare il divieto ai minori di 18 anni. Le varie performance vengono legate da scenette ambientate nel carcere in cui si trovano i due protagonisti a cui se ne aggiunge (oltre alle scene di cui sopra) una presso gli uffici di una dogana italo-svizzera. Nonostante tutto però (o forse proprio a causa della pochezza della sceneggiatura) Totò si ritaglia degli spazi per elaborare improvvisazioni linguistiche che superano il limite del surreale per sconfinare in una sorta di ipertrofia lessicale che mette in luce le sue illimitate doti di elaboratore di pensieri.
Macario si riduce così a fargli da spalla avendo pochissimo spazio per emergere, fatta salva la scenetta all'aeroporto in cui i due chiedono di poter far realizzare un atterraggio a Cuneo all'aereo su cui stanno per salire. Tra i comprimari viene lasciato spazio a Gianni Agus e a Mario Pisu nei ruoli di due ispettori di dogana. È presente anche un diciannovenne Gianni Morandi, definito come un 'urlatore' e impegnato a cantare "Penelope", una canzone che non è poi più ricomparsa nel suo repertorio.
il grande Totò riesce a rendere guardabile un film praticamente senza trama, farcito di riferimenti promozionali, che sagna il passaggio dalla stilosa bell epoque alla moderna e trasandata era usa e getta