Inju, la bête dans l'ombre

Film 2008 | Drammatico 105 min.

Regia di Barbet Schroeder. Un film con Benoît Magimel, Minamoto Lika, Shun Sugata, Maurice Bénichou, Ryo Ishibashi. Genere Drammatico - Francia, 2008, durata 105 minuti. - MYmonetro 2,39 su 4 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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In Giappone per la promozione del suo romanzo, Alex Fayard incontra una geisha minacciata di morte da un suo ex-amante. Dopo aver accettato di aiutarla, si trova faccia a faccia con Shundei Oe, l'autore dei libri gialli di cui è lo specialista. Il film è stato premiato a Venezia,

Consigliato nì!
2,39/5
MYMOVIES 2,50
CRITICA 1,67
PUBBLICO 3,00
CONSIGLIATO NÌ
Schroeder affronta il potere di seduzione delle arti in un thriller tipicamente "di genere".
Recensione di Edoardo Becattini
domenica 31 agosto 2008
Recensione di Edoardo Becattini
domenica 31 agosto 2008

Ispirandosi allo stile di un importante quanto misterioso scrittore giapponese di romanzi gialli, Shundei Oe, il professor Alexandre Fayard pubblica un proprio romanzo ('Les yeux noirs') e ottiene grandi consensi. Durante il tour promozionale dell'edizione giapponese del suo libro, Fayard riceve delle brutali minacce da qualcuno che pare essere Oe. Quando conosce la bellissima geiko Tamao, il cui passato è intrecciato a quello di Oe, viene a conoscenza del fatto che il suo scrittore modello non è semplicemente un personaggio eccentrico, ma anche potenzialmente molto pericoloso.
Dopo la parentesi documentaristica de L'avvocato del terrore, Barbet Schroeder prosegue la sua personale investigazione sul senso maligno del genere umano attraverso una cifra stilistica che gli è molto cara, il thriller. E nel trasporre in immagini il testo di uno dei più famosi giallisti giapponesi moderni, Edogawa Ranpo, si immola prendendo su di sé tutti i rischi e le trappole che può riservare la creazione di un film di genere. Non solo, non si accontenta di proseguire il suo discorso sul fascino che solo il male ingegnoso e raziocinante sa esercitare, ma si diverte a confondere sentieri e piani di lettura che tagliano trasversalmente letteratura e cinema, erotismo ed esotismo. Inju si avvale così di una pratica rappresentativa che per più ragioni possiamo definire "sadomasochistica" (e non solo per le scene di sesso contenute nel film). Sadica è la decostruzione che Schroeder applica in modo quasi sistematico al tipico thriller hollywoodiano; masochistica è la colpevole ingenuità con cui invece tesse la tela di tutti i cliché del genere fino a restarvi invischiato. Resta il fatto che il discorso che tenta di aprire è estremamente interessante, soprattutto alla luce del fascino che le varie rappresentazioni del Male hanno da sempre esercitato su questo cineasta. Nella visione di Schroeder, la banalità del bene è più colpevole, al giorno d'oggi, dell'intelligenza del male. La moderna società non accetta più romantici, ingenui o sognatori, e soprattutto non permette la salvezza a chi perde contatto con la realtà dei fatti.
Così il personaggio della bella geiko Tamao (sospesa per tutta la durata del film fra l'essere corpo di una grazia indifesa e di violenta lascivia) diviene la rappresentazione del potere fascinatorio che tutte le arti condividono: quello di essere l'ingresso seducente verso il mondo della finzione, e quindi, lo specchio capace di mostrarci i nostri più sopiti desideri e farli divenire straordinariamente quanto pericolosamente reali. Il discorso che Schroeder porta avanti (non senza difetti, come abbiamo accennato) è più o meno questo: ragionare sul fascino dell'Arte nel suo Bene e nel suo Male, e mettere in guardia da ogni possibile scavalcamento di campo. Per questo assistiamo mano a mano a un film nel film, a un romanzo divenuto film, a un film che diviene fantasia, a una fantasia che diviene realtà, in una continua messa in abisso dei vari domini delle arti che finisce con l'essere il campo di battaglia per il confronto fra il Bene e il Male dell'arte tout court.

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RECENSIONI DELLA CRITICA
Jean-Luc Douin
Le Monde

"Inju, la bête dans l'ombre" : un thriller déroutant Thriller peut-être, mais pimenté d'ingrédients sadomasochistes et des giclements générés par les coups de sabre du chambara. Ou bien réflexion sur le cinéma, la confusion entre réalité et fiction, orchestrée par de ludiques mises en abîme. Le nouveau film de Barbet Schroeder est tout cela à la fois, un divertissement voué au trompe-l'oeil.

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martedì 19 agosto 2008
 

A pochi giorni dall'inizio del festival, ecco alcune immagini dei film in concorso.

winner
premio speciale
Venezia
2008
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