| Titolo originale | Der Blaue Engel |
| Anno | 1930 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Germania |
| Durata | 104 minuti |
| Regia di | Josef von Sternberg |
| Attori | Marlene Dietrich, Emil Jannings, Kurt Gerron, Rosa Valetti, Hans Albers Wilhelm Diegelmann, Karoly Huszar, Reinhold Bernt, Eduard von Winterstein, Hans Roth, Rolf Müller, Roland Varno, Carl Balhaus, Robert Klein-Lörk, Gerhard Bienert. |
| Uscita | lunedì 3 marzo 2025 |
| Tag | Da vedere 1930 |
| Distribuzione | Cineteca di Bologna |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 4,27 su 7 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 28 febbraio 2025
Il film è del 1930. È il grande momento della Germania, della Repubblica di Weimar che rappresenta la più alta manifestazione culturale del nostro secolo. In Italia al Box Office L'angelo azzurro [1] ha incassato 14,4 mila euro .
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ASSOLUTAMENTE SÌ
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Il professor Immanuel Rath è estremamente esigente con i suoi studenti che lo dileggiano in sua assenza. Quando scopre che sono degli ammiratori della bella Lola Lola, che si esibisce nel cabaret "L'angelo azzurro", decide di andare a verificare sul posto come sia questo elemento di distrazione. Ne verrà attratto al punto di sposarla e lasciare per lei l'insegnamento. La decisione non sarà senza conseguenze.
Il capolavoro di von Sternberg costituisce l'esempio classico di un duraturo connubio a prima vista tra regista e attrice.
Quando Josef von Sternberg viene chiamato dalla Paramount a dirigere questo film non ha alle spalle successi al botteghino. Ha però una collaborazione già avviata con Emil Jennings con il quale ha già lavorato per Crepuscolo di gloria. Per portare sullo schermo il romanzo di Heinrich Mann "Professor Unrat" occorre una protagonista che abbia le caratteristiche necessarie e sia in grado di bucare lo schermo.
Le candidate sono diverse, a partire da Lucie Mannheim sponsorizzata dal produttore dell'UFA Erich Pommer. Alla fine la scelta cade sulla ventinovenne Marie Magdalene "Marlene" Dietrich che il regista vede in scena nella rivista musicale "Zwei Krawatten". Solo lei potrà diventare la Lola Lola a cui lui pensa dopo aver sostanziosamente rivisitato il testo di Mann (con il consenso dell'autore) focalizzandosi sul rapporto tra la cantante e il professore. Il cui interprete non ci metterà molto ad accorgersi della profonda intesa che c'è tra von Sternberg e la Dietrich e reclamerà le dovute attenzioni. Questo film sarà il suo canto del cigno.
A proposito di canto va ricordato che questo è stato il primo film sonoro tedesco e lo si può facilmente notare osservando quanto vengano accentuate tutte le note di colore musicale ed ambientale che provengono dal palco anche quando si è dietro le quinte o nel locale adiacente.
L'espressionismo, nella lettura di von Sternberg, si avvale dei forti contrasti luminosi per sottolineare una vicenda che è pervasa da un senso di ineluttabilità in cui la morte si fa presente sin dai primi minuti. Quell'uccellino che dalla gabbia passa alla stufa accesa di casa prefigura il futuro del rigido professore che inizierà in poco tempo un percorso di inarrestabile discesa.
Il personaggio più complesso resta quello affidato a Marlene. Perché Lola Lola è una seduttrice consapevole di esserlo ed altrettanto conscia del fatto che è quella la sua essenza. Quando canta (nella sequenza rimasta nella memoria collettiva): "Ich bin von Kopf bis Fuß/Auf Liebe eingestellt/Denn das ist meine Welt/Und sonst gar nichts (Sono dalla testa ai piedi/in sintonia con l'amore/Perché questo è il mio mondo/E nient'altro) ha dichiarato il suo non essere né buona né cattiva. È così. Senza che si rendano necessarie ulteriori giustificazioni. Era difficile rendere sullo schermo un personaggio simile e la Dietrich ci è riuscita in una fusione di sensualità, slanci di tenerezza e determinazione. Con von Sternberg avrebbe girato altri sei film ma L'angelo azzurro resta al vertice della loro collaborazione.
Il film è del 1930. È il grande momento della Germania, della Repubblica di Weimar che rappresenta la più alta manifestazione culturale del nostro secolo. Un vero fenomeno, una sorta di Rinascimento del diciannovesimo secolo. Letteratura, teatro, pittura, design, scienze, cinema: Weimar detta nuove regole al mondo. Sono invenzioni fondamentali i cui segni rimangono vivi e attivi anche nel nostro tempo. Una delle parole chiave è "espressionismo". Un gruppo di autori di lingua tedesca come Lang, Murnau e von Sternberg trova questa nuova forma, mediata dalle arti figurative, importantissima, decisiva. Molti di questi autori, dopo il 1933, con l'avvento di Hitler, abbandoneranno il loro paese portando la corrente in tutto il mondo civile, soprattutto in America. Marlene Dietrich arrivava nel momento più opportuno, a rappresentare qualcosa di ben più vasto di una parte in un film. Catalizzava fisicamente quella tendenza. Ne era, forse inconsapevolmente, una sorta di sintesi. Veniva da ruoli insignificanti e si trovò titolare di un personaggio, Lola Lola, che avrebbe costruito un precedente imprescindibile tramandato per decenni dalla stessa Dietrich e imitato con assoluta trasparenza. I grandi segni erano: cappello a cilindro, calze e giarrettiere nere, boa di piume. Di suo l'attrice ci mise una voce roca e profonda, una carnagione bianchissima di contrasto e due gambe notevoli. L'Angelo azzurro era tratto dal romanzo di Heinrich Mann Il professor Unrath. Protagonista il grande attore tedesco Emil Jannings. Il professore si innamora della cantante e diventa letteralmente suo schiavo. Perde, insieme al lavoro, la stima dei suoi allievi e quella di se stesso. Si rende grottesco e ridicolo. Alla fine muore nell'aula in cui, anni prima, insegnava. Fra le tante imitazioni di Lola Lola una in particolare si fa ricordare: quella di Liza Minnelli in Cabaret. Emigrata in America, insieme al suo scopritore Sternberg, Marlene divenne (come la Garbo e la Bergman) una delle grandi conquistatrici europee di Hollywood, partner dei massimi divi dell'epoca. Quasi sessantenne, mostrava ancore quelle gambe.
Riscoprire di tanto in tanto un capolavoro del cinema è rigenerante. “L’angelo azzurro” è uno di quei capolavori di cui ancora oggi si nutre l’immaginario della nostra cultura ma che offre spunti sempre nuovi e di una modernità rara, ben al di là dei numeri immortali di Marlene Dietrich. La storia è nota.
Buon segno, che il cinema cominci almeno un poco a considerare se stesso, e non soltanto i Cine-Clubs ci offrano «riprese» importanti. Ottimo segno che il solito pubblico vi risponda con prontezza, e così dica di preferire la qualità alla novità. L'esercente di una non grande sala, il quale riuscisse a «specializzarsi» nel rioffrire il meglio di quanto il cinema ha prodotto da quando esiste, farebbe [...] Vai alla recensione »