Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto

Film 1970 | Poliziesco, +16 118 min.

Regia di Elio Petri. Un film Da vedere 1970 con Gian Maria Volonté, Florinda Bolkan, Orazio Orlando, Gianni Santuccio, Salvo Randone. Cast completo Genere Poliziesco, - Italia, 1970, durata 118 minuti. Uscita cinema lunedì 8 aprile 2013 distribuito da Lucky Red. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +16 - MYmonetro 4,28 su 5 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento giovedì 6 giugno 2019

Un commissario di polizia uccide l'amante che lo sta tradendo con uno studente contestatore, ma non si cura di nascondere le tracce del delitto. Il film ha ottenuto 2 candidature e vinto un premio ai Premi Oscar, Il film è stato premiato al Festival di Cannes, ha vinto 3 Nastri d'Argento, ha vinto 2 David di Donatello, In Italia al Box Office Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto ha incassato 35,4 mila euro .

Consigliato assolutamente sì!
4,28/5
MYMOVIES 3,83
CRITICA
PUBBLICO 4,02
ASSOLUTAMENTE SÌ
Una lucida e amara analisi del Potere.
Recensione di Giancarlo Zappoli
Recensione di Giancarlo Zappoli

Il 'dottore', appena promosso da capo della Sezione Omicidi a capo della Sezione Politica, uccide, sgozzandola, l'amante con cui aveva un rapporto sadomasochistico e che, come ha scoperto, lo tradiva con uno studente che appartiene alla contestazione attiva. Invece di cercare di occultare le prove le rende sempre più evidenti, convinto come è che il Potere gli può consentire di continuare ad essere al di sopra di ogni sospetto. Premio Oscar al miglior film straniero più che meritato quello andato a un film che, se risentiva a tratti del clima politico del tempo, ha purtroppo assunto una dimensione sempre più profetica nelle cronache politico-giudiziarie dei decenni successivi. La sceneggiatura, scritta da Petri con Ugo Pirro, mette in scena un uomo tanto apparentemente potente quanto intimamente fragile (l'amante lo taccia di 'infantilismo sessuale'). La scena dell'interrogatorio dello studente resta negli annali del cinema come sintesi di un delirio di onnipotenza di chi, nella confusione più totale e con pretese di cultura, mentre umilia chi ha di fronte si proclama socialista e cita Petrarca. Per un soggetto così complesso e con un finale che avrebbe fatto la gioia di Freud, anche se parte della critica lo trovò confuso, occorreva un attore capace di dare realismo a un coacervo di tensioni psicologiche convogliate su un unico personaggio. Gian Maria Volonté, con la maniacale capacità di immedesimarsi nei ruoli si rivela la scelta più giusta ma lo è anche Florinda Bolkan, attrice assolutamente in grado di incarnare l'ambiguità e, al contempo, portata a una recitazione che non aveva nulla del metodo proprio del suo partner. Nato con all'origine l'idea dostoevskiana dell'assassino che sfida la giustizia il film venne accusato da alcuni gruppi extraparlamentari di essere addirittura a favore della polizia avendo avuto troppo successo. Se lo si ripensa dopo il G8 di Genova e le riflessioni che in materia anche il cinema ci ha offerto (Diaz. Non pulire questo sangue) ci si accorge di come i temi trattati siano ancora di estrema attualità.

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Costruzione all'americana per il primo film italiano sulla polizia, con un ottimo Volonté.

Un commissario di polizia uccide l'amante che lo sta tradendo con uno studente contestatore, ma non si cura di nascondere le tracce del delitto. Anzi, lascia molti indizi in modo che i suoi colleghi siano obbligati a risalire a lui. Uomo di potere, vuol vedere fino a che punto il potere protegge i suoi rappresentanti.

Recensione di Stefano Lo Verme

Nel giorno della sua promozione all'ufficio politico, l'ispettore capo della squadra omicidi di Roma uccide la propria amante, Augusta Terzi; subito dopo l'omicidio, l'uomo lascia sul luogo del delitto una serie di indizi che riconducono direttamente a lui ed infine telefona alla polizia. Le indagini hanno inizio, ma nessuno dei suoi colleghi arriva a sospettare che il loro capo possa essere implicato nel caso.
Primo capitolo della cosiddetta "trilogia sul potere" firmata da Elio Petri, Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto è stato presentato al Festival di Cannes del 1970, dove è stato accolto dalle lodi della critica ed ha ricevuto il Gran Premio della Giuria. Sceneggiata dallo stesso Petri ed Ugo Pirro, autori anche del soggetto, ed interpretata da un formidabile Gian Maria Volonté (già diretto da Petri in A ciascuno il suo nel 1967), questa pellicola rappresenta una delle opere più importanti nella carriera del celebre regista romano, oltre che uno dei titoli maggiormente significativi del cinema italiano degli anni '70, al punto da essersi aggiudicata il premio Oscar come miglior film straniero.
È difficile classificare il film di Petri in un singolo genere: Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto è, al tempo stesso, un poliziesco, un thriller psicanalitico, un "giallo alla rovescia", una commedia nera ed un pamphlet satirico. L'intera trama, del resto, è costruita su un'invenzione paradossale: un alto dirigente della polizia italiana (Volonté), ispettore capo della squadra omicidi di Roma, si reca a casa della sua amante, Augusta Terzi (l'attrice brasiliana Florinda Bolkan), e durante un gioco erotico la uccide con spietata freddezza. Quindi si fa una doccia, si riveste, e dissemina per l'intera abitazione tracce della propria presenza, per poi avvertire lui stesso la polizia. Lo spettatore si ritrova così a seguire le indagini degli inquirenti, che pur avendo fra le mani decine di indizi non riescono a concepire che il colpevole possa essere un rappresentante della legge, un "cittadino al di sopra di ogni sospetto".
Il protagonista, un personaggio senza nome perfettamente cosciente del proprio ruolo, arriverà a sfidare con temeraria audacia i suoi colleghi, convinto com'è di essere assolutamente intoccabile, in quanto il Potere (quel potere del quale lui è l'incarnazione) è al di sopra perfino della legge. Intanto, lo svolgimento delle indagini si alterna ai flashback della relazione fra l'uomo e la sua vittima: un rapporto contrassegnato da una latente frustrazione sessuale da parte dell'ispettore, il cui motto di fronte ai suoi sottoposti è costituito dalla frase "Repressione è civiltà". Il tono grottesco impiegato da Petri si rivela decisamente funzionale alla narrazione, sempre sospesa sul filo di una tagliente ironia e capace di dar vita ad alcune scene impagabili (come l'episodio delle cravatte). E alla fine l'ispettore, neppure sfiorato dalla macchina della giustizia, dichiarerà ad alta voce la propria colpevolezza, in una confessione dai connotati onirici che forse non è mai avvenuta. Indimenticabile la colonna sonora, composta da Ennio Morricone.

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
sabato 14 agosto 2010
ralphscott

Geniale,dall'inizio ai meravigliosi finale e pre-finale. Tutto ciò si deve in gran parte al mostro di bravura che è Volonté:chi é capace di passare da un registro autoritario (v.come tratta i suoi sottoposti)a tener la coda tra le gambe,un attimo dopo,con tanta efficacia? La Bolkan,ancora una volta,in un ruolo scabroso,libera e bella come poche altre attrici.

Frasi
Lo sai chi sono io?
Per me, tu eri l'amante della signora del piano di sotto, quella che hanno assassinato.
Da chi e quando?
Per me le signora l'hai ammazzata TU il pomeriggio di domenica 24 agosto.
A che ora?
Per me puoi averla ammazzata tra le 17 e... e le 19, l'ora in cui ci siamo incontrati al cancello, come sai.
Visto che per te è tutto così chiaro, denunciami.
Ti piacerebbe.
Denunciami!
Qui ci sei e qui ci rimani, un criminale a dirigere la repressione è PER-FET-TO, è PER-FET-TO, è PER-FET-TO, è PER-FET-TO!
Denunciami, tu mi devi denunciare, tu mi devi denunciare, io ho sbagliato, ma io voglio pagare capisci? E non gridare, non gridare!
Fai il tuo lavoro!
Tu mi devi denunciare, perché io sono una persona p...
Aprite! E alla prossima azione, ti telefono! Ti tengo in pugno, tiè!
Una frase di Antonio Pace (Sergio Tramonti)
dal film Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Adelio Ferrero
Cinema Nuovo

L'interesse per chi sta dall'"altra" parte, quella dell'istituzione e del potere, è sempre stato molto vivo nel cinema italiano di denuncia e di opposizione (più presunta che effettiva): dal Germi di In nome della legge allo Zampa di Processo alla città e de Il magistrato - nomi e titoli di per sé eloquenti dell'ambiguità e reticenza di certe operazioni - sino al Rosi di Salvatore Giuliano e de Le [...] Vai alla recensione »

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